Sono passati più di dodici anni dall’ultima apparizione di Roger Waters su un palco. In The Flesh – che pubblico e fan hanno già decretato tournée del decennio – è la palese dimostrazione del perché il membro fondatore dei Pink Floyd occupi un posto tanto speciale nel pantheon del rock.
Cantante, autore, bassista e showman tra i più intellettuali del circo rock, Roger Waters offre uno spettacolo tanto eccitante dal punto di vista visivo, quanto superbo da quello musicale. Lo show si apre in modo drammatico con un brano che detta il tono della serata. Mentre i primi accordi della canzone In The Flesh esplodono attraverso gli amplificatori, le luci si accendono scoprendo Roger Waters da solo su una piattaforma sopra il palco. “È un gran modo di aprire il concerto, mi permette di cominciare lo show con la giusta dose di ironia. È il mio modo per dire che tutti noi, il pubblico e i musicisti, siamo inclusi nello stesso, enorme scherzo.”
Nonostante sia considerato un grande bassista, nonché una delle voci più riconoscibili della storia del rock, Roger Waters vorrebbe essere ricordato soprattutto per una cosa: l’abilità nello scrivere canzoni. Non è eccessivo affermare che Roger considera le sue canzoni alla stregua di figlie: combatte perché trovino il loro posto nel mondo e fa di tutto perché ricevano protezione. Non è perciò un’ironia da poco il fatto che, pur essendo l’autore di tutte le canzoni dello spettacolo In The Flesh, c’è stato un tempo in cui Roger non poteva riregistrare le proprie composizioni. “Le canzoni dei Pink Floyd erano state incise per la Emi, ma come artista solista sono legato alla Sony. Ai tempi del mio primo tour scoprii che esisteva una bizzarra anomalia contrattuale che mi riguardava. A causa di essa la possibilità di incedere nuovamente quelle canzoni era sottoposta a restrizioni.”
Un attimo: mi stai dicendo che, in quanto autore, eri l’unica persona cui era fatto divieto di riregistrare i tuoi brani?!
Esattamente. Poiché i miei ex compagni erano ancora legati ad essa, la Emi poteva applicare le restrizioni contenute nel contratto originale firmato dai Pink Floyd. Accadde che i dirigenti della Emi andarono da Dave Gilmour e dagli altri della band chiedendo: avete nulla in contrario al fatto che Roger registri quei brani? Non mi sto lamentando con la Emi, intendiamoci. (Assume una voce sgradevole, ndt) Gli affari sono affari, ragazzo.
Conosco il mondo del rock da 30 anni e questa è la storia più assurda che abbia sentito.
Ehi Jim, non dirlo a me: non potevo registrare le mie fottute canzoni!
Pensi che l’industria discografica sia peggiorata dai tempi di Welcome To The Machine?
Non so, perché oramai ne sono coinvolto solo marginalmente. So che lo scopo delle multinazionali del disco è la creazione del profitto. Se potessero far soldi senza pubblicare una sola nota, lo farebbero.
Questo sì che è un paradosso.
Mtv è un enorme problema: ha permesso che l’espressione individuale venisse impacchettata e venduta. La vita di chi si vuole esprimere attraverso le canzoni è diventata più difficile. Allo stesso tempo, grazie alla tecnologia, chiunque oggi può fare un disco che suona come se lo avesse inciso con veri musicisti. Molti gruppi non salgono più su un van per fare concerti su concerti, ed è un peccato. Comporre musica in una stanza col tuo computer e poi girare un videoclip che sembra un film porno non è la stessa cosa.
Hai la fama di uomo duro, ma cambi quando si parla di Syd Barrett.
Ehi, era mio amico. Quando io avevo 17 anni e lui 15 condividevamo gli stessi sogni. Prima di ammalarsi era una persona straordinariamente creativa e piena di vita. È stato fondamentale per i Pink Floyd: ha dato al gruppo la prima scintilla di creatività. Mi mostrò che cos’era possibile fare, a patto di assumersene i rischi.
Durante i tuoi concerti, si ha la sensazione che il pubblico sia tutto con te. Specie quando canti certi versi. In Mother ad esempio chiedi retoricamente: “Dovrei fidarmi del governo?”. Il pubblico gradisce.
Non c’è dubbio che vivere in una moderna democrazia sia una fortuna; l’alternativa sono regimi violenti e totalitari. Ma non possiamo non vedere come il governo spende gran parte delle sue risorse: in pubbliche relazioni e in pose politiche. La politica estera è usata per aumentare il consenso interno, anche a costo di vite umane, che avvenga a Ground Zero o in qualche paese lontano dove portiamo la guerra per impressionare i nostri elettori.
Che cosa significa per te oggi una canzone come Set The Controls For The Heart Of The Sun? Perché hai deciso di rifarla dal vivo?
Pur essendo un brano molto vecchio, ha superato la prova del tempo. Forse è la mia prima composizione in assoluto ad essere finita su disco. È un rifacimento di una poesia cinese della fine del decimo secolo. L’unico verso che ho scritto è proprio “set the controls for the heart of the sun”. Ma non importa: da quando l’ho scritta, la gente vi ha sempre trovato significati e connessioni.
Parliamo di Money?
Jim, quanto verrò pagato per quest’intervista? (Ride, ndt)
Non ho mai pensato a Money come a una canzone che fa sculettare, ma le tue coriste fanno un gran lavoro.
Ho tentato di dissuaderle, ma non c’è stato modo: mettono le mani sui fianchi e ruotano il culo.
Ecco perché sono tornato a vedere lo show per quattro volte.
Non voglio discutere dei tuoi problemi sessuali, Jim. (Ride, ndt)
Torniamo seri per un attimo? C’è una tua canzone che ho sempre amato, ma non ho capito fino in fondo fin quando non ti ho visto farla dal vivo: Every Stranger’s Eyes.
L’ho sempre amata anch’io: credo sia il pezzo migliore di Pros And Cons Of Hitch Hiking. Quel che dice la canzone è che, alla fine, siamo tutti esseri spaventati e che abbiamo un gran bisogno d’amore. Dobbiamo darne e riceverne tutte le volte che possiamo. Uno dei modi in cui io lo ricevo è stando su un palco. E quando sono lassù, sento una connessione profonda con chi mi viene a vedere. E lo stesso credo accada al pubblico.
Perché hai deciso di non proporre dal vivo alcun brano tratto da Radio KAOS?
Perché in quel disco c’eri tu.!
Oh no.
(Ride, ndt) La ragione è che per più di tre ore non riesco a cantare e quindi per fare spazio a una canzone di Radio KAOS avrei dovuto eliminare qualche altro brano.
Credo che tu abbia fatto felici molte persone proponendo quattro canzoni da Amused To Death. It’s A Miracle tratta dell’invadenza della cultura occidentale, un tema a te caro.
La cultura che ereditiamo è ciò che ci permette di metterci in contatto con i nostri antenati, con il prossimo e con il resto del pianeta. Le multinazionali stanno sradicando le culture locali, il loro desiderio di profitti crescenti le spinge ad allargarsi a macchia d’olio in tutto il mondo. Abbiamo il diritto di difendere le nostre radici culturali contro l’invasione di McDonald’s. Che non solo distrugge la qualità della nostra vita, ma arriva a ucciderci. Il fast food in franchise non è in cima alla lista delle cose che dovremmo preservare, nonostante molta gente ami mangiare quella merda. Dovremmo trovare qualcosa di meglio del mercato per definire il nostro stile di vita.
Ad esempio?
Questa è la domanda: siamo in grado di trovare qualcosa che rimpiazzi quello che ormai è diventato il nostro Dio: il libero mercato? Se continuiamo a credere che il mercato sia la panacea di tutti i mali, finiremo per trasformare il mondo intero in un enorme centro commerciale.
