07/01/2026

Il “Ritmo Lento” dei Leatherette

La band ci racconta il suo terzo album, un lavoro più riflessivo nato dal bisogno di fermarsi

 

Si intitola Ritmo Lento il nuovo album dei Leatherette, uscito per Bronson Recordings/Universal Music Italia. Anticipato dai singoli Lovers Drifters Foreigners, Hey There e Cold Hands, il disco rappresenta il terzo capitolo della band emiliana che ha suonato tanto in Italia, ma anche all’estero con performance in festival europei come Eurosonic, INMUSIC e The Great Escape, e ha ottenuto anche importanti apprezzamenti da Iggy Pop, che ha trasmesso diversi loro brani nel suo programma su BBC Radio 6.

Ritmo Lento nasce da una pausa dopo anni di tour incessanti: la band ha deciso di prendersi il tempo per concentrarsi sulle canzoni, sperimentando liberamente scrittura, produzione e arrangiamenti. Il risultato è un album ricco di sfumature, che alterna sei tracce più energiche e dirette a sei più riflessive e oniriche, oscillando tra impulsi punk e atmosfere minimaliste, esplorando tensioni, evoluzione e libertà creativa.

I testi, in inglese, raccontano emozioni e stati d’animo contrastanti — amore e rabbia, passione e disillusione — attraverso immagini a volte criptiche, nate dall’istinto e da piccoli appunti quotidiani. Un disco vivo e collettivo, che non teme fragilità né contraddizioni, e che riflette la maturazione musicale e personale dei Leatherette che sono: Michele Battaglioli (voce, chitarra ritmica), Francesco Bonora (batteria), Jacopo Finelli (sax, voce), Andrea Gerardi (chitarra solista, fisarmonica) e Marco Jespersen (basso, voce).

Ritmo Lento inteso come libertà, come il prendersi tutto il tempo necessario? È questa l’idea alla base del vostro nuovo lavoro?

ANDREA GERARDI: Più la seconda. Più che di libertà in senso astratto, si è trattato del desiderio di rallentare davvero i ritmi che avevamo prima: tour, gestazione dei dischi, tutto sempre molto di corsa. Anche le nostre vite personali finivano per scontrarsi con la musica, con il fatto di essere sempre in giro e di avere continuamente un obiettivo da raggiungere.

MICHELE BATTAGLIOLI: Sì, è stato un momento non tanto di relax, quanto di comprensione e di autoconsapevolezza, ma anche di scoperta reciproca, in una dimensione più intima. Un periodo più riflessivo, dopo anni di live quasi continuativi. Dopo l’ultimo tour europeo, in teoria avremmo dovuto continuare a suonare, ma in pratica abbiamo deciso di fermarci un attimo. Sapevamo già che in estate avremmo registrato un disco, era nei nostri piani, e a quel punto ci siamo guardati in faccia e ci siamo detti che forse era il momento giusto per fermarci e capire davvero cosa volevamo fare.

Parlando del disco, ancora prima di ascoltarlo idealmente, com’è nata la copertina?

ANDREA: Abbiamo deciso di affidarci a dei grafici e a dei disegnatori esterni. In passato la copertina era stata realizzata da Michele, che oltre a suonare con noi è anche un grafico e un artista visivo. Questa volta, però, eravamo molto concentrati sulla scrittura dei brani e sentivamo il bisogno di uno sguardo esterno, più distaccato e super partes.

Ci siamo quindi affidati a un disegnatore, Gabriele Zagaglia, e a un graphic designer, Michelangelo Greco. L’idea era quella di lavorare sull’astrazione, ma anche sul concetto di spazio. Abbiamo scelto uno sfondo bianco, quasi come fosse una tela, su cui poter riversare le nostre emozioni e le nostre sensazioni.

A livello più personale, mi ero un po’ fissato con le tavole di Rorschach: è una suggestione mia, non so se è condivisa da tutti, è un mio trip (ride, ndr), anche perché mio padre è psicologo e in casa ho sempre visto quelle immagini. In quel periodo stavamo cercando qualcosa di astratto, ma che restituisse anche il nostro dualismo, e ci siamo lasciati guidare da quella sensazione.

Leatherette - Copertina di Ritmo Lento

Copertina di Ritmo Lento

Avete mai conosciuto personalmente Iggy Pop?

ANDREA: No, di persona non lo abbiamo mai incontrato. Vive a Miami e noi, tra l’altro, non siamo mai stati negli Stati Uniti. Sarebbe bellissimo, prima o poi…

Beh, comunque musicalmente vi conosce da tempo perché ha iniziato a trasmettervi già dall’inizio su BBC Radio 6, vero?

MICHELE: Sì, già dal primo disco ci aveva trasmesso nel suo programma ed è stata una sorpresa per noi. Sappiamo che è una persona molto curiosa, un vero ricercatore musicale.

ANDREA: Continua a seguirci. Abbiamo un tramite, una sorta di suo agente, con cui ogni tanto ci sentiamo: con lui nel tempo si è creato un rapporto epistolare piuttosto lungo. Sarebbe davvero bello avere un giorno l’occasione di conoscerlo di persona. Per noi è un mito assoluto, siamo cresciuti tutti con la sua musica.

Sempre a proposito di Iggy Pop, visto che in voi c’è anche una componente molto punk: Ritmo Lento, pensando proprio al titolo che gli avete dato, si pone anche un po’ in contrasto in questo senso?

MICHELE: Sì, è un’idea soprattutto concettuale. Rallentare non significa necessariamente andare piano, ma concedersi il tempo di pensare. Tempo per riflettere, per ragionare di più su quello che stiamo facendo e su quello che vogliamo esprimere.

Allo stesso tempo ci piace oscillare: passare da qualcosa di più riflessivo a qualcosa di più istintivo e rumoroso. È una dimensione che ci appartiene da sempre, che ci viene naturale.

ANDREA: Viviamo molto di contrasti. A volte ci attrae il lato più punk, fatto di volumi alti e di un’energia più ruvida; altre volte, invece, sentiamo il bisogno di un certo minimalismo. Ognuno di noi, anche individualmente, esplora direzioni artistiche e musicali diverse, che poi inevitabilmente confluiscono nel progetto comune, cercando di trovare un equilibrio proprio perché ci piace conservare questa dimensione collettiva e democratica. Quindi per noi è importante avere questo dualismo, che citavo già prima, nell’arte.

Voi cinque Leatherette siete tutti autori all’interno del progetto?

ANDREA: Sì, anche se in modo diverso. Michele, ad esempio, è uno degli autori più “storici”, perché il gruppo è nato inizialmente come un duo, formato da Francesco e Michele. In seguito si sono aggiunti Marco, poi Jacopo e infine io. È chiaro che all’inizio loro hanno tracciato una base, un’identità di partenza, ma col tempo ci siamo inseriti tutti nel processo creativo. Ci piace molto questa dimensione collettiva: l’idea è che il progetto resti condiviso, costruito insieme.

Che percezione c’è della vostra musica all’estero rispetto all’Italia? Avvertite differenze o vi sembra simile?

MICHELE: Dipende un po’, ma in alcuni casi abbiamo notato delle differenze. In Italia, ad esempio, l’ultima volta che abbiamo suonato ci è sembrato che il nostro primo album Fiesta sia stato accolto meglio del successivo Small Talk.

All’estero, invece, è successo quasi il contrario. Non sappiamo esattamente perché, ma probabilmente c’entra il fatto che, non conoscendoci, il pubblico si avvicini di più al disco in sé e meno alla storia della band. Forse c’è un rapporto meno diretto, meno legato al contesto.

Detto questo, sono dinamiche piuttosto casuali: non c’è una regola fissa e ogni situazione fa un po’ storia a sé.

Avete in programma di realizzare dei videoclip per i brani del disco?

MICHELE: Fare videoclip è una delle cose più impegnative, soprattutto se vuoi farli in un certo modo. In questo periodo ci siamo detti di prendercela con calma e di non forzarci a fare un video solo perché “deve uscire” o perché sembra che una canzone ne abbia bisogno. Anche perché oggi non è più qualcosa di strettamente necessario. E proprio per questo, paradossalmente, ti dà anche più libertà: puoi farlo se davvero lo vuoi fare e puoi farlo come vuoi tu.

ANDREA: In questo momento, poi, siamo molto concentrati sul suonare, sulle date. Questi brani dal vivo li abbiamo portati pochissimo e stiamo ancora capendo come funzionano: hanno sonorità diverse, a volte anche una line-up diversa.

Abbiamo bisogno di tempo per immaginarli davvero, anche dal punto di vista audio-visivo, per creare un dialogo tra suono e immagine. L’idea dei video c’è, ci piacerebbe, ma ci prendiamo il nostro tempo per questo.

Quindi il disco non lo avete registrato in presa diretta?

ANDREA: No, questa volta no. Small Talk, ad esempio, era stato registrato quasi tutto in presa diretta, a eccezione delle voci. Per questo disco, invece, abbiamo scelto un approccio più da produttori, anche perché lo siamo un po’ tutti, anche singolarmente.

Ci siamo voluti cimentare nella costruzione di strati sonori, senza preoccuparci troppo di come i brani sarebbero usciti dal vivo. In passato ci ispiravamo molto di più alla resa live, anche perché suonavamo tantissimo.

MICHELE: Poi eravamo molto legati alla dimensione della sala prove. Questa volta, invece, ci siamo detti: ma chi se ne frega (ride, ndr)!

Dopo le presentazioni di dicembre a Bologna, Ravenna e Firenze, il tour dei Leatherette proseguirà nel 2026 in diverse città italiane: il 6 febbraio a Pescara (Scumm), il 7 a Terlizzi, in provincia di Bari (MAT Laboratorio Urbano), il 18 a Milano (Arci Bellezza), il 19 a Torino (Magazzino sul Po), il 20 a Piacenza (Musici per Caso), il 13 marzo a Viareggio (GOB) e il 14 a Colle Val d’Elsa (Sonar).

Leatherette – Foto di Ilaria Ieie

Leatherette © Ilaria Ieie

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