21/01/2026

Sandy Denny: La Regina del Folk Rock

Il nuovo libro di Fabio Rossi sulla leggendaria cantante inglese

 

Qualcuno l’ha definita “la più importante cantante folk-rock britannica”. Una sola voce, durante l’epopea dei Led Zeppelin, ha affiancato quella di Robert Plant: la sua. Ed esiste anche una qualità di emerocallide alla quale è stato assegnato il suo nome. Parliamo di Sandy Denny. Come intitola Fabio Rossi nel suo ultimo libro (pubblicato da Il Cuscino di Stelle), La Regina del Folk Rock. Dopo aver affrontato temi delicati come il prog-rock, Rory Gallagher, Bathory ma anche Emerson Lake & Palmer, l’autore romano torna con un saggio dedicato alla indimenticata cantante inglese. Ne parliamo con lui.

 

Dopo tre re del prog, uno del rock-blues e uno dell’heavy metal, caro Fabio, racconti una regina. Come mai un libro su una figura di culto come Sandy Denny?

La mia intenzione era quella di voler dedicare il mio nuovo libro a un’artista femminile e la scelta è caduta subito su Sandy Denny. Le motivazioni sono essenzialmente due: innanzitutto è la cantante che adoro di più in assoluto e poi non c’erano libri in italiano su di lei. Come ben saprai visti i miei pregressi, amo scrivere le vicende umane e artistiche di personaggi che, almeno qui da noi, sono stati un po’ dimenticati. È stato così per Rory Gallagher, per gli Emerson, Lake & Palmer (eh, sì anche su di loro non c’erano saggi prima del mio!) e per i Bathory ed era giunto il momento di rendere giustizia anche alla fantastica, ineguagliabile Sandy.

 

Classe 1947, cresciuta da una parte curiosando nei club del folk revival e dall’altra, come tanti della sua generazione, ascoltando i gruppi della British Invasion. Quale fu l’apprendistato – quali ascolti, quali influenze – di Sandy prima di entrare nei blasonati Strawbs?

La sua influenza maggiore è stata senz’altro quella della nonna materna Mary Smith MacLean che le insegnò a cantare le canzoni tradizionali anglosassoni. Sandy, proprio attraverso l’inserimento nel repertorio dei Fairport Convention di rivisitazioni di antichi brani folk, renderà quella band tra le più influenti del panorama rock. Scusate se è poco! (ride, ndr…) Di certo se Sandy non avesse posseduto una voce così unica, nel libro la definisco angelica, tutto ciò probabilmente non sarebbe avvenuto. Esaltiamo, quindi, sua nonna, prima ancora dell’idolo di Sandy, ovvero il grande Bob Dylan.

 

Nel 1969 Sandy è protagonista di ben tre album che rivoluzionano non solo il folk e il rock, ma l’intero volto della musica inglese. Parliamo dei Fairport Convention. Quale fu il suo contributo a una band così importante?

I Fairport Convention avevano esordito nel 1968 con un buon album, non propriamente memorabile, che vedeva alla voce Judy Dyble. Occorreva un cambio di direzione netto e fu cercata un’altra cantante. La scelta cadde subito su Sandy che aveva militato per un breve periodo con gli Strawbs, registrando l’ottimo disco All Our Own Work che vedrà la luce solo nel 1973. Purtroppo, si crearono problemi a causa del mancato gradimento da parte di Sandy dell’etichetta discografica che nel 1968 avrebbe dovuto pubblicare l’album. Fu uno dei tanti errori commessi nella sua vita. Così Sandy era libera e poté essere arruolata nei Fairport Convention scompaginando l’architettura musicale del gruppo che prese una forte direzione folk, abbracciando, come detto, brani provenienti da un lontano passato.

 

Tra i tre svetta il celebrato Liege & Lief, nel quale emerge ancora una volta tutta la vocalità di Sandy: quali caratteristiche aveva la sua voce e perché era così apprezzata?

Liege & Lief non soltanto rappresenta l’apice raggiunto in carriera dai Fairport Convention, ma è anche uno degli album più importanti del panorama rock inglese. L’abilità del gruppo nel rivisitare le canzoni tradizionali raggiunse un grado di perfezione inarrivabile. Poi, la voce cristallina, suadente ed emozionante di Sandy conferisce a quest’opera un livello di perfezione totale.

 

La successiva esperienza con i Fotheringay fu una parentesi oppure ha una posizione significativa nella storia dell’artista?

Occorre fare un passo indietro per comprendere meglio la situazione. Sandy è nell’olimpo del Rock grazie a Liege & Lief e del tutto sorprendentemente lascia la band. È un evidente sbaglio (uno dei tanti). Se, tuttavia, avesse intrapreso immediatamente una carriera solista, sarebbe stato giustificato e le cose avrebbero preso una piega diversa. Invece, fonda un’altra formazione, i Fotheringay, e commette un altro passo falso. Quel gruppo ebbe vita breve a causa di motivi organizzativi quali, ad esempio, la difficoltà di andare in tournée e, nonostante l’indubbia qualità dell’omonimo album, le vendite andarono male. Solo dopo questa debacle Sandy si deciderà a incidere un lavoro con il proprio nome ma, come si sa, le occasioni vanno prese al volo specie in ambienti complicati come quelli del Rock.

 

Gran parte del pubblico rock l’ha scoperta grazie ai Led Zeppelin. Come nacque questa breve ma straordinaria collaborazione?

Robert Plant e Jimmy Page apprezzarono molto Liege & Lief per cui quando presero la decisione di inserire una seconda voce nel brano The Battle of Evermore la contattarono subito e lei accettò entusiasta. Si tratta dell’unica collaborazione che i Led Zeppelin ebbero nella loro carriera. Non mi pare ci sia molto da aggiungere. Per inciso, si lamentò di non essere stata pagata, ma fu per lei un’esperienza a dir poco incredibile. Il brano fu inserito in IV, ovvero in uno degli album più iconici della storia del Rock.

 

Tra il 1971 e il 1977 Sandy ha pubblicato quattro Lp solisti, di altalenante ispirazione. Secondo te in quale di questi troviamo espressa compiutamente la sua personalità?

Sai, potrei dirti Sandy, quasi tutti i critici e i fan lo annoverano come l’album migliore (include la celeberrima t’ll Take A Long Time), ma vado controcorrente e dico Like An Old Fashioned Waltz del 1974. Lei stava attraversando un periodo buio della sua vita a causa dei continui dissapori con il suo compagno Trevor Lucas. Tutta la sua disperazione è riversata in questo disco che musicalmente e dal punto di vista lirico raggiunge un’intensità e una malinconia profonda e davvero struggente. Basta leggere il testo dell’opener Solo per rendersene conto.

 

Gloria e successo ma anche momenti annebbiati e poco memorabili, dal progetto The Bunch alla reunion con i Fairport, o il suo disco Rendezvous. Se ti chiedessi di considerare questi episodi in maniera distaccata e oggettiva, sfrondati dal peso del mito, cosa potresti dirci?

The Bunch è un progetto secondario alla quale Sandy partecipò entusiasta insieme ad altri artisti tutti suoi amici. L’album Rock On nel complesso non è nemmeno brutto; fu, però, un’esperienza importante per lei perché le fece trovare un po’ di serenità nella sua vita che era a dir poco burrascosa e piena di problemi anche dal punto di vista psicologico. Rendezvous è certamente il disco solista meno riuscito perché si discosta troppo dallo stile che la rese famosa. Il medesimo discorso lo si può fare per Rising For The Moon che sancì la reunion con i Fairport Convention. Sono lavori che abbracciano il pop rock, ma non per questo devono essere denigrati perché annoverano brani di notevole levatura quali Take Me Away o White Dress.

 

La crisi col marito Trevor, l’alcolismo e una maledetta caduta dalle scale: Sandy ci ha lasciato a soli 31 anni. Qual è secondo te il suo lascito alla musica moderna?

Quando penso alla giovanissima età che aveva quando è volata in cielo e all’enorme patrimonio musicale che ci ha lasciato, faccio sempre quest’amara riflessione: artisti come Sandy Denny, Janis Joplin, Jim Morrison o Jimi Hendrix avrebbero meritato una sorte migliore. Immaginiamo per un attimo se fossero vissuti fino ai giorni nostri… quanto sarebbe stata diversa la musica?

Sandy Denny. La regina del folk rock

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