13/02/2026

Kurt Cobain – Fu omicidio? Spunta una nuova indagine indipendente

Una nuova indagine indipendente e vecchie incongruenze riaccendono, a oltre trent’anni di distanza, il dibattito sulla morte del frontman dei Nirvana

Chi ha ucciso Kurt Cobain? A oltre trent’anni dalla morte del leader dei Nirvana, non è mai stata fatta piena chiarezza sulle circostanze della sua scomparsa, archiviata all’epoca come suicidio dalla polizia di Seattle. Eppure, nel corso degli anni, dubbi e teorie alternative non hanno mai smesso di circolare.

Negli ultimi giorni è tornata al centro dell’attenzione una nuova indagine indipendente. L’investigatrice Michelle Wilkins, insieme allo specialista forense Brian Burnett, esperto in casi che intrecciano overdose e ferite da arma da fuoco, sostiene che la morte di Cobain possa non essere stata un suicidio ma un omicidio. Secondo la loro ricostruzione, alcuni elementi dell’autopsia e della scena del ritrovamento non sarebbero pienamente compatibili con la versione ufficiale.

In particolare, l’ipotesi avanzata è che Cobain possa essere stato affrontato da una o più persone, costretto a un’overdose di eroina per renderlo incapace di reagire e successivamente colpito alla testa con un fucile. L’arma sarebbe stata poi collocata tra le sue braccia e il biglietto d’addio manipolato per simulare un suicidio. Secondo Burnett, alcune lesioni agli organi, compatibili con una grave overdose, non coinciderebbero con una morte immediata provocata da un colpo di arma da fuoco.

Il dibattito non è nuovo. Già negli anni successivi alla morte di Kurt Cobain, l’investigatore privato Tom Grant, ingaggiato da Courtney Love nei giorni della scomparsa del marito, aveva espresso forti dubbi sulla ricostruzione ufficiale. Dopo il ritrovamento del corpo, avvenuto l’8 aprile 1994, tre giorni dopo la morte, Grant continuò a indagare autonomamente, sostenendo che esistessero numerose incongruenze.

Tra gli elementi più discussi nel tempo vi sono il biglietto d’addio, che secondo alcuni presenterebbe differenze stilistiche nella parte finale, l’assenza di impronte digitali chiare sull’arma e la quantità di eroina rinvenuta nel sangue del musicista durante l’autopsia. Cobain aveva acquistato il fucile pochi giorni prima insieme all’amico Dylan Carlson, dettaglio che è stato più volte richiamato nelle ricostruzioni del caso.

Nel corso degli anni sono stati realizzati documentari e libri che hanno analizzato la vicenda, tra cui Kurt & Courtney del regista Nick Broomfield e il film Soaked in Bleach, che ripercorre proprio le teorie di Tom Grant.

Alcune testimonianze provenienti dall’ambiente musicale di Seattle, come quella di Tom Hansen, hanno inoltre offerto riflessioni sull’uso di eroina nella scena grunge dell’epoca. Hansen, che aveva vissuto in prima persona quel contesto, sottolineò come gli effetti delle sostanze possano variare molto in base alla tolleranza individuale e alle condizioni fisiche, mettendo in discussione l’idea che una determinata dose avrebbe necessariamente provocato un’overdose immediata e fatale.

Nonostante le nuove conclusioni proposte dall’indagine indipendente, le autorità della contea di King e il dipartimento di polizia di Seattle continuano a mantenere la posizione ufficiale secondo cui Cobain si tolse la vita. Al momento non è stata annunciata alcuna riapertura formale del caso.

Resta quindi una vicenda che continua a dividere opinione pubblica, appassionati e addetti ai lavori. Al di là delle ipotesi investigative, ciò che rimane intatta è l’eredità artistica dei Nirvana: le persone scompaiono, ma la musica continua a parlare alle generazioni successive.

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