Max Gazzè racconta “L’ornamento delle cose secondarie”
Il nuovo album registrato a 432 Hz, le sperimentazioni sonore e i richiami ai primi lavori. E alla fine spazio anche al ricordo di Franco Battiato
A trent’anni dall’esordio di Contro un’onda del mare, Max Gazzè torna con L’ornamento delle cose secondarie, il nuovo album in uscita domani, venerdì 15 maggio, per Columbia Records/Sony Music. Il cantautore ha presentato il lavoro martedì scorso presso la Sala Voce della Triennale di Milano.

Il nuovo album non guarda alla nostalgia, ma alla rilettura del proprio percorso artistico attraverso una forma libera, stratificata e profondamente sperimentale. Venti brani nati da appunti, idee e frammenti rimasti sospesi dagli anni Novanta a oggi, recuperati e trasformati in un progetto che rompe con le logiche dell’immediatezza contemporanea.
Il disco prende forma a partire da una scelta sonora radicale: tutte le composizioni sono infatti eseguite e registrate a 432 Hz, una frequenza diversa dallo standard moderno dei 440 Hz. Per Gazzè non si tratta di una semplice curiosità tecnica, ma di una precisa ricerca armonica e percettiva. L’obiettivo è ritrovare una risonanza più organica e naturale, capace di restituire alla musica una dimensione fisica e immersiva. Per questo il lavoro è stato registrato interamente in analogico, con vari accorgimenti tecnici specifici, senza strumenti campionati e addirittura strumenti costruiti appositamente per il progetto, come il vibrafono realizzato da un artigiano colombiano e accordato specificamente a questa frequenza. Anche pianoforte e archi dell’orchestra del Petruzzelli di Bari si sono dovuti adattare con lunghi tempi di assestamento per la nuova accordatura.
Questa ricerca tecnica si intreccia con una scrittura che lascia spazio al suono naturale delle parole. Alcuni testi del fratello Francesco, che erano semplici poesie non utilizzate per i primi due album, sono state riprese per tornare in una nuova forma, guidando melodie che rinunciano alla classica struttura della canzone per muoversi in territori più vicini al progressive e alla sperimentazione. Ne nasce un disco aperto, circolare, dove memoria e presente si rincorrono continuamente.
Già il titolo, L’ornamento delle cose secondarie, sintetizza la filosofia del progetto. Gazzè lo descrive come uno sguardo rivolto ai margini, ai dettagli apparentemente trascurabili che con il tempo acquistano centralità. Una sorta di approccio “fotografico”: non fissare il soggetto principale, ma osservare le ombre, gli elementi laterali, ciò che normalmente resta fuori fuoco.
Tra i tanti brani del progetto è curioso leggere, e anche ascoltare, L’eremita – parte II e Sul filo – parte II, che riprendono idealmente due tracce del 1996 non come semplici citazioni, ma come prosecuzioni di un discorso artistico iniziato trent’anni fa. Il passato riaffiora continuamente, ma senza mai trasformarsi in operazione celebrativa: tutto viene riletto alla luce del presente, delle fragilità contemporanee e della necessità di ritrovare nuovi riferimenti etici e collettivi.
Ci sono poi riflessioni più intime e personali, interrogativi su come va il mondo e su cosa significhi “tenere insieme” questo mondo. La voglia di Max Gazzè è quella di farsi ascoltare con attenzione, mai come in questo caso, lontano quindi dalla fruizione rapida e distratta del presente digitale, e anche attraverso strumenti particolari come mellotron, oud, hammond, moog e tanti altri modi per sperimentare con la sua musica, lasciandola talvolta imperfetta con piccoli dettagli non corretti digitalmente per preservare l’autenticità della performance nell’epoca della correzione digitale di qualsiasi imperfezione anche lieve.
E il titolo L’ornamento delle cose secondarie è stato scelto in realtà anche pensando a come elementi rimasti ai margini o chiusi in un cassetto possano assumere un ruolo di rilievo.
Durante l’incontro con la stampa, l’artista ha ricordato anche il rapporto con Franco Battiato, conosciuto nel 1996 quando gli presentò in acustico i brani del suo primo album e fu successivamente chiamato ad aprire tutti i concerti di quel tour del Maestro. Un legame fatto di affinità artistiche e spirituali, ma anche di grande ironia personale, che Gazzè indica ancora oggi come una delle esperienze formative più importanti del suo percorso.
Max Gazzè sarà in tour in autunno. In programma ci sono più di quaranta date tra ottobre e dicembre, organizzate come vere e proprie residenze artistiche: tre concerti consecutivi in ogni città, con l’eccezione finale di Roma dove le date saranno di più, per costruire ogni volta un racconto in evoluzione e mantenere un controllo totale sull’aspetto scenografico e sonoro. Gazzè ha scelto volutamente teatri raccolti, da 600 a 900 posti, per preservare l’intimità dell’ascolto e portare sul palco soltanto strumenti accordati a 432 Hz, proprio come nel nuovo album e anche per i brani del suo ormai ricco repertorio.


