Iron Maiden, 50 anni di storia e una nuova pagina scritta a San Siro
Il gruppo celebra i 50 anni di carriera con una setlist dedicata al periodo 1980-1992 e firma la prima esibizione heavy metal nella storia di San Siro
Le foto sono di Mathias Marchioni
La prima volta di una band heavy metal allo Stadio San Siro di Milano è stata affidata agli Iron Maiden che ieri, nell’unica data in programma quest’anno in Italia, hanno offerto uno spettacolo che parte dal proverbiale vigore della loro musica, sostenuta dalla carica emotiva di un pubblico devoto, come si conviene in questi casi. È stato poi lo stesso Bruce Dickinson ad affermare dopo i primi tre brani che i Maiden avevano raggiunto questo importante traguardo in un impianto storico per il calcio ma anche per i grandi concerti, per poi spiegare più tardi che è stato davvero un onore per il gruppo aggiungere questa nuova pagina alla loro storia.
Già. La loro storia. Quella iniziata nel 1975 e celebrata ancora con il Run For Your Lives Tour con una scaletta che tiene conto del periodo 1980-1992, dalla fase più acerba fino al consolidamento di un’identità che è diventata parte fondamentale del linguaggio heavy metal. Spicca tra i tanti pezzi sicuramente Infinite Dreams, assente dalla setlist dal 1988 e recuperato per l’occasione. La perizia tecnica e quel sano divertimento che li porta a muoversi continuamente sul palco senza sentire apparentemente il peso dell’età, che inevitabilmente avanza, proiettano gli Iron Maiden sulle vette più alte della storia di un certo tipo di musica, raccontata pezzo per pezzo con i brani iniziali, legati agli esordi più ruvidi come Murders in the Rue Morgue, Killers e Phantom of the Opera, quest’ultima accolta da un boato, non meno significativo di quello che ha caratterizzato il primo arrivo di Eddie sul palco, la mascotte simbolo del gruppo, durante la già citata Killers.

La forza dello show, con un pubblico ben scaldato dai Trivium in apertura, è stata anche nella capacità di trasformare ogni canzone in un piccolo quadro teatrale, come solo i Maiden sanno fare. Durante Powerslave Dickinson è apparso con la celebre maschera ispirata all’immaginario egizio dell’album, mentre Rime of the Ancient Mariner ha riportato sul palco una suggestiva ambientazione marina fatta di velieri, nebbia e richiami al poema di Samuel Taylor Coleridge. Nella parte centrale del concerto hanno trovato spazio anche composizioni più ambiziose come Seventh Son of a Seventh Son, capaci di assumere in uno stadio una dimensione quasi cinematografica.
Nel mezzo, i grandi classici come The Number of the Beast, Run to the Hills e The Trooper non hanno funzionato semplicemente come momenti di riconoscimento collettivo, ma come punti di equilibrio emotivo dentro una scaletta costruita con una logica molto precisa: alternare impatto e racconto, energia e costruzione epica. Durante The Trooper, con Dickinson nell’immancabile uniforme rossa dei Dragoni britannici mentre sventolava la bandiera italiana, Eddie è tornato nuovamente sul palco scatenando l’entusiasmo dei presenti e confermando quanto la componente visiva continui a essere uno degli elementi distintivi del gruppo… che però senza l’abc della loro musica non avrebbe alcun senso.

Anche il finale ha seguito una progressione perfettamente studiata. Hallowed Be Thy Name, accompagnata dalla tradizionale scenografia del condannato a morte, ha preparato il terreno a Iron Maiden e al bis. Aces High ha riacceso immediatamente la tensione positiva, prima che Fear of the Dark trasformasse San Siro in un nuovo e travolgente coro collettivo, illuminato dalla grande luna che dominava il fondale del palco, ulteriore testimonianza della cura riposta nelle scenografie, nelle grafiche e nei visual che hanno accompagnato l’intera serata. A chiudere la serata è stata Wasted Years, scelta ideale per congedarsi da un pubblico che aveva appena assistito a qualcosa di più di un semplice concerto.
Il rito corale si è consumato dinanzi a un pubblico eterogeneo, soprattutto per età, a testimonianza che l’heavy metal non ha fatto alcuna fatica a trovare casa a San Siro per la prima volta… e, a quanto pare, per una delle ultime, viste le vicende che riguardano lo stadio di Milano, prossimo all’abbattimento per la costruzione di un nuovo impianto nell’area adiacente.

Al momento dei saluti finali, Steve Harris, Dave Murray, Adrian Smith, Janick Gers, il nuovo arrivato Simon Dawson e Bruce Dickinson raccolgono l’abbraccio di San Siro dopo oltre due ore di spettacolo. Gli Iron Maiden non avevano bisogno di prendersi San Siro perché era praticamente già loro prima di salire sul palco.
Scaletta:
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Murders in the Rue Morgue
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Wrathchild
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Killers
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Phantom of the Opera
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The Number of the Beast
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Infinite Dreams
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Powerslave
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2 Minutes to Midnight
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Rime of the Ancient Mariner
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Run to the Hills
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Seventh Son of a Seventh Son
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The Trooper
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Hallowed Be Thy Name
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Iron Maiden
Bis:
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Aces High
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Fear of the Dark
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Wasted Years
Abbiamo parlato del live di San Siro degli Iron Maiden anche qui sul nostro Canale YouTube.
