Litfiba, la festa di “17 Re” al Carroponte
Oltre due ore e mezza di live con Piero Pelù, Ghigo Renzulli, Gianni Maroccolo e Antonio Aiazzi di nuovo insieme: l’album del 1986 eseguito integralmente e un finale dedicato ai grandi classici del periodo della Trilogia delle vittime del potere
Il pubblico ha cantato dall’inizio alla fine brani che probabilmente non aveva potuto ascoltare dal vivo quarant’anni fa, non solo in alcuni casi per ragioni anagrafiche. Non è la prima volta che i Litfiba tornano insieme, certo, ma quella era l’atmosfera; per qualcuno era sicuramente nostalgia, per altri era solo la possibilità di rivedere la formazione storica che si era esibita per l’ultima volta, prima di questo tour, il 27 luglio 2014 al Traffic Festival di Torino.
Il Quarant’anni di 17 Re Tour 2026 ieri, 7 luglio, ha fatto tappa al Kozel Carroponte di Sesto San Giovanni (Milano). Piero Pelù, Ghigo Renzulli, Gianni Maroccolo e Antonio Aiazzi, affiancati da Luca “Mitraglia” Martelli alla batteria, non si sono risparmiati per poco più di due ore e mezza di live. Dopo l’ingresso sul palco di Antonio Aiazzi e l’inizio di Febbre, affidata alla sola intro di tastiera, tutti gli altri raggiungono la scena uno dopo l’altro, accolti da una grande ovazione, con Piero Pelù ultimo a guadagnare il centro del palco.
Il primo brano eseguito è 17 Re, la title track del disco celebrato dal tour che all’epoca fu scartata e non venne pubblicata fino a qualche mese fa, quando la band ha deciso di recuperarla e di costruirci intorno un nuovo arrangiamento e un testo riadattato.
Seguono tutti i brani di 17 Re, non nella sequenza dell’album e senza dimenticare ciò che fu quarant’anni fa: ne è testimonianza l’intro di basso di Gianni Maroccolo di Come un Dio, subito riconosciuta dai fan perché era anche il brano con cui si apriva l’album live 12/05/87 (Aprite i Vostri Occhi). Durante tutto il live non mancano i riferimenti al mondo in cui viviamo, già presenti nell’album 17 Re: da Oro nero, contro l’egemonia del petrolio, a Sulla Terra, con i suoi messaggi contro la guerra, fino ai continui richiami alla Palestina libera con tanto di bandiera sventolata e agli altri popoli martoriati dai conflitti. Non sono mancati messaggi contro Trump, anche con Piero Pelù che faceva roteare in aria un finto scalpo dell’attuale presidente degli Stati Uniti appeso a una corda, e contro altri leader politici, compresi quelli di casa nostra, con tanto di bandiera tricolore sventolata e senza mandarle a dire.
Oltre ai brani più noti dell’album, come Apapaia o Re del silenzio, vengono apprezzati anche pezzi come Pierrot e la luna e Univers, mentre Tango, altro brano dedicato alla pace, presenta una novità già annunciata con il ritorno della formazione storica: per l’occasione Antonio Aiazzi ha imbracciato una fisarmonica vera, al posto di quella riprodotta con le tastiere negli album e nei live dell’epoca; il tastierista si è inoltre distinto per tutta la serata con il suo inconfondibile sound.
Con Gira nel mio cerchio, Cane e Resta si chiude la prima parte del concerto, prima dei bis, con altri brani del periodo anni Ottanta, tutti appartenenti al repertorio della formazione storica. Questa parte si apre con Il vento e si chiude con Cangaceiro, quest’ultima nella versione del live Colpo di coda del 1994; entrambi i brani erano gli inediti di Pirata, album live del 1989 in cui compare la formazione storica al completo, compreso il compianto batterista Ringo De Palma, a cui viene dedicata Eroi nel vento, brano con cui si apriva Desaparecido. Istanbul, Santiago, La preda e Tex completano questo momento del concerto.
Il tour nel frattempo prosegue e sarà documentato anche da un album live. “L’energia corre via/L’energia si trasformerà“…
Scaletta:
Febbre
(Intro strumentale)
17 Re
Come un Dio
Oro nero
Sulla Terra
Vendette
Ferito
Apapaia
Ballata
Re del silenzio
Pierrot e la luna
Univers
Tango
Cafè, Mexcal e Rosita
Gira nel mio cerchio
Cane
Resta
Bis:
Il vento
Istanbul
Santiago
Eroi nel vento
La preda
Tex
Cangaceiro






