15/10/2026

Pineapple Thief, “Far and Wide” è il disco della consacrazione

La band di Bruce Soord affina il proprio sound firmando la prova più compiuta della sua carriera

Ci sono band che cambiano pelle a ogni disco e altre che affinano con pazienza il loro stile. I Pineapple Thief appartengono alla seconda categoria: guidati dal songwriter e produttore Bruce Soord, in oltre vent’anni hanno costruito una cifra sonora personale, in cui scrittura emozionale, atmosfere progressive e alternative rock convivono in perfetto equilibrio. Con Far and Wide, quel percorso raggiunge il suo punto più alto.

 

pineapple thief - far and wide

 

Fondati nel 1999 da Soord a Yeovil, nel Somerset, nel sud-ovest dell’Inghilterra, i Pineapple Thief arrivano a questo nuovo lavoro con una vasta discografia alle spalle. Il nucleo della formazione ruota attorno a Soord — cantante, chitarrista, autore e produttore — affiancato da Jon Sykes al basso, Steve Kitch alle tastiere, Beren Matthews alle chitarre e Gavin Harrison alla batteria. Quest’ultimo, già con Porcupine Tree e King Crimson, è entrato in formazione circa dieci anni fa.

L’ingresso di Harrison ha innalzato la qualità complessiva del songwriting, dando alle stampe album come Your Wilderness, Dissolution, Versions of the Truth e It Leads to This. È una tappa di un’evoluzione lunga e coerente: partiti da un post-grunge immerso nella psichedelia che ricorda Smashing Pumpkins e Soundgarden, i Pineapple Thief sono approdati a un progressive rock moderno, sempre orientato alla forma canzone, che non rinuncia mai all’immediatezza. Far and Wide rappresenta il punto d’arrivo di questo percorso e fonde intensità emotiva con il suono immersivo ormai distintivo del gruppo.

Il risultato è un progressive art-rock incalzante ed emotivo, fatto di trame complesse e ipnotiche ma al tempo stesso calate nel contesto della forma-canzone. Solo uno dei nove brani raggiunge i sette minuti: la scrittura resta a fuoco e l’ascolto scorre senza cali di tensione. Nei passaggi più intensi si innalza un vero muro di suono, all’interno del quale brilla la tecnica sopraffina di Harrison. Il batterista, però, è molto più di un virtuoso dello strumento: è anche coautore, insieme a Soord, di tutti i brani. Sullo sfondo si colgono le influenze di Porcupine Tree, Radiohead e Muse, ma anche quelle dei Talk Talk dell’ultimo periodo, nel gusto per gli spazi dilatati, le dinamiche sospese e i silenzi che preparano l’esplosione sonora. Il tutto è filtrato attraverso un linguaggio inconfondibilmente personale.

La scaletta alterna registri diversi con grande naturalezza. Ci sono brani potenti e articolati come New World Order, momenti che richiamano gli U2 dei tempi d’oro come Hold the Ashes e pagine più delicate come Still Living. Il brano – e singolo – God Knows racchiude il suono che ha reso riconoscibile la band: il muro di chitarre di Soord e Matthews, il basso ipnotico di Sykes, i sintetizzatori di Kitch e la batteria potente e precisa di Harrison.

 

 

È proprio New World Order ad aprire il disco, con versi che ne fissano subito il tema: «Confinati nel buio / Stanno uscendo alla luce del giorno / Stanno venendo a prendersi tutto ciò che abbiamo sempre conosciuto». Ma più che un manifesto ideologico o una canzone politica, il brano appare come un’osservazione inquieta di un mondo in fiamme e in rapida trasformazione, in cui le vecchie certezze crollano e qualcosa di nuovo, difficile da controllare, prende il loro posto. Il narratore assiste al crollo, si chiede che cosa stia succedendo e non trova né spiegazioni né soluzioni: il tono è di smarrimento, quasi di impotenza. «Tutto quello che pensavi fosse giusto non esiste più», canta Soord. L’apertura diventa così anche una dichiarazione d’intenti: l’album affronta, senza retorica, tematiche complesse come la società in tumulto, la perdita delle certezze, le conseguenze personali e collettive del cambiamento e il coraggio morale di fronte alle avversità. Una prospettiva in continuità con le riflessioni contenute in It Leads to This.

Far and Wide è un disco maturo, potente e profondamente ispirato, destinato a lasciare il segno. Per i Pineapple Thief è la consacrazione di una carriera sin qui in continua crescita.

 

Pineapple Thief – Foto di George Laycock

Pineapple Thief - Foto di George Laycock

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