Alan Sorrenti, torna “Figli delle Stelle”: l’album del 1977 rinasce in una nuova edizione in vinile
Il suono originale e le collaborazioni internazionali raccontate da Alan Sorrenti
C’è un disco che, più di altri, ha saputo raccontare il desiderio di leggerezza, evasione e modernità di un’intera stagione della musica italiana. Quel disco è Figli delle Stelle di Alan Sorrenti, tra gli album simbolo del 1977 italiano che oggi torna in una nuova edizione in vinile pubblicata da Universal Music Italia. Il progetto entra a far parte della prestigiosa collana Studio Original Master, pensata per valorizzare al massimo la qualità sonora di titoli che hanno segnato la storia della discografia.

Non si tratta soltanto di una ristampa celebrativa, ma di un’operazione che punta a restituire tutta la ricchezza sonora di un lavoro diventato negli anni un autentico classico. Figli delle Stelle è infatti molto più di un album di successo: è il disco della svolta nella carriera di Alan Sorrenti, il momento in cui l’artista lascia alle spalle le atmosfere del progressive rock per abbracciare un linguaggio nuovo, più internazionale, ritmico e vicino alla disco music. Una scelta coraggiosa, che all’epoca segnò un cambio di rotta netto e che oggi appare come uno dei passaggi più importanti del pop italiano degli anni Settanta.
Pubblicato originariamente dalla EMI italiana, il disco nacque tra l’Italia e la California, in un contesto creativo che ne definì immediatamente il respiro cosmopolita. A rendere ancora più speciale il progetto fu la presenza di collaboratori di altissimo profilo. Tra questi spicca Jay Graydon, produttore e musicista di fama mondiale, autore del celebre riff di chitarra del singolo “Figli delle Stelle”. Un contributo decisivo, che contribuì a costruire il suono elegante e avvolgente del brano. Accanto a lui, anche David Hungate al basso, futuro membro dei Toto, e David Foster alle tastiere, musicista e autore che negli anni avrebbe collaborato con alcune delle più grandi star internazionali. La nuova edizione rende così omaggio a un album che ha saputo attraversare le epoche senza perdere fascino.

