Bob Weir, l’ultimo dei Grateful Dead
Rock, psichedelia e ricordi indimenticabili
Bob Weir è stato una delle ultime grandi leggende della musica americana e californiana. Con la sua scomparsa si chiude davvero un’epoca: quella dei Grateful Dead, gruppo che ha rappresentato molto più di una band, diventando un simbolo culturale e generazionale.
Al centro di quella storia c’era la triade formata da Jerry Garcia e Bob Weir. Accanto a loro i due batteristi, Bill Kreutzmann e Mickey Hart, mentre il ruolo di tastierista fu spesso segnato da vicende tragiche, a partire dal leggendario Pigpen, membro della formazione originale nata poco prima della Summer of Love.
I Grateful Dead incarnavano la filosofia peace & love e lo spirito hippie nella sua forma più autentica. Vivevano come una comune e costruirono un rapporto unico con i loro fan, i celebri deadheads, ai quali veniva permesso di registrare i concerti e scambiarsi liberamente le registrazioni. Tra la fine degli anni ’80 e l’inizio dei ’90 divennero la band con il pubblico più numeroso al mondo.
Un momento indimenticabile resta il concerto dell’agosto 1991 a Shoreline, vicino a San Francisco: una serie di show diventati leggendari, con Bruce Hornsby come special guest al pianoforte. Non era solo musica, ma un vero happening collettivo: van Volkswagen colorati, hippie bus, magliette tie-dye, famiglie di fan storici insieme a figli e nipoti, in un’atmosfera che sembrava riportare direttamente a Woodstock.
Durante i concerti non c’erano telefoni cellulari, ma solo i tapers con i microfoni in platea e un pubblico partecipe per oltre tre ore di musica. La chitarra di Jerry Garcia dominava la scena, con lunghi momenti ipnotici e un memorabile intermezzo percussivo di Mickey Hart, accompagnato da immagini naturalistiche ed evocative.
Resta anche il ricordo di incontri sfiorati e incontri reali: un’intervista mancata con Jerry Garcia poco prima della sua scomparsa, e l’incontro con Bob Weir al festival Hardly Strictly Bluegrass di San Francisco, durante uno show curato da Don Was con una band di all-star.
Un passaggio italiano c’è stato anche grazie a Claudio Trotta, che portò Bob Weir nel nostro Paese con il progetto RatDog e che qui ci fornisce una sua preziosa testimonianza oltre che una dichiarazione da grande fan dei Grateful Dead, prima ancora che da storico promoter italiano che purtroppo, come afferma lui stesso, con la sua Barley Arts non è mai riuscito a organizzare concerti del suo gruppo preferito nel nostro Paese.
La musica, le vibrazioni e lo spirito della San Francisco degli anni Sessanta continuano ancora oggi a farsi sentire, come un’eredità viva che resiste al tempo e ai cambiamenti del mondo.

