Intervista a Little Steven (Parte 2): Memoir - La mia odissea, fra rock e passioni non corrisposte

Seconda parte dell'intervista a Little Steven in cui ci parla della sua autobiografia. Qui il chitarrista della E Street Band di Bruce Springsteen si sofferma soprattutto sui Beatles e su Bob Dylan
Mercoledì, 10 Novembre, 2021
 
Seconda parte dell'intervista realizzata a Milano, allo Spirit De Milan, all'interno dei Rock Files di LifeGate, a Stevie Van Zandt, meglio noto come Little Steven: storico chitarrista della E Street Band, il gruppo di Bruce Springsteen del quale è amico fraterno, e poi attore di successo in serie come I Soprano o Lilyhammer, Little Steven ha da poco pubblicato la sua autobiografia Memoir - La mia odissea, fra rock e passioni non corrisposte, in Italia edita da Il Castello.
 
Qui la prima parte dell'intervista.
 
La prima volta che Little Steven e Bruce Springsteen si sono incontrati non sembrava nulla di promettente rispetto a ciò che sarebbe accaduto dopo: si conoscevano, entrambi avevano le loro band e la folgorazione avvenne grazie ai Beatles, ospiti il 9 febbraio 1964 all’Ed Sullivan Show, il più popolare show televisivo d’America. Negli Stati Uniti gli idoli del rock ‘n’ roll - come Elvis, Little Richard, Chuck Berry e gli altri - erano solisti, mentre i Beatles come band portarono un nuovo modo di comunicare che cambiò la cultura: la band trasmetteva il senso di amicizia, di famiglia, di complicità... “Il giorno prima che i Beatles partecipassero all’Ed Sullivan Show nessuno aveva una band, il giorno dopo ce l’avevano tutti” racconta Little Steven, che ha avuto peraltro l’onore di ascoltare le registrazioni originali del Sgt. Pepper’s dei Fab Four nell’87, per cui vent’anni dopo l’uscita. Tra le sue tante esperienze, anche quella di aver visto Jimi Hendrix live al Cafe Wha? di New York, mentre, sempre a proposito di grandi che hanno fatto (e stanno ancora facendo) la storia, sul retro della copertina di Memoir sono presenti frasi di Paul McCartney, di Bob Dylan e di Bruce Springsteen: il chitarrista racconta di aver inviato la copia del libro prima ancora che venisse stampato sia a Dylan che a Springsteen perché all’interno sono presenti anche conversazioni private che ha avuto con loro e quindi, oltre che chiedere il permesso di pubblicarle, non voleva che i due venissero a conoscenza da altri del contenuto della sua autobiografia; a seguito di quelle letture non è stato però modificato nulla.
Little Steven sostiene inoltre che Dylan è riuscito a portare tematiche politiche e sociali, che erano proprie della musica folk, nella musica pop e l’ha portata a diventare una forma d’arte come hanno fatto anche Beatles, Rolling Stones. Like A Rolling Stone di Bob Dylan, tra l’altro, è stata una delle prime canzoni suonate da Little Steven, quando era lui il frontman della sua band.
 
In conclusione di questa parte, c’è un piccolo cenno sul suo modo di vestire (“Per me ogni giorno è il 1967” (l’anno della Summer Of Love)), e infine si parla del rapporto con la moglie Maureen con cui è sposato da quasi 40 anni.
 
Qui di seguito la seconda parte dell'intervista a Little Steven:
 
 

 
Qui la terza ed ultima parte dell'intervista a Little Steven.
 

Jam Balaya

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