Paradise City - Riff di Slash e testo (in versione edulcorata) di Axl per i Guns N' Roses

Sul retro di un van mezzo scassato, dopo un concerto a San Francisco, il chitarrista dei Guns N' Roses Slash strimpella su una sei corde acustica il riff che apre un pezzo destinato a diventare un classico del rock
Giovedì, 17 Settembre, 2020
 
Anno 1985. L'avevano chiamato "Hell Tour", il tour infernale. I Guns N' Roses stavano su due minibus per andare dalla loro Los Angeles sino a Sacramento per raggiungere quindi Seattle, città natale di Duff McKagan, bassista del gruppo. Poi, uno dei van si era rotto e i ragazzi erano stati costretti a pigiarsi tutti insieme. Eppure, proprio sul retro di quel van mezzo scassato, dopo un concerto a San Francisco, il chitarrista della band Slash strimpella su una sei corde acustica il riff che apre un pezzo destinato a diventare un classico del rock. Subito gli altri gli vanno dietro e quando Slash comincia a canticchiare "Take me down to the Paradise City" il cantante Axl, forse ricordando le sue origini del Midwest, gli risponde "where the grass is green and the girls are pretty" ("dove l'erba è verde e le ragazze sono belle"). A Slash non piace: preferirebbe piuttosto "where the girls are fat and they got big titties" ("dove le ragazze sono grasse e hanno grandi tette")... ma poi accetta la versione edulcorata dell’amico.
Intanto, la band comincia a farsi un nome nella scena losangelina e nel marzo del 1986 firma un contratto discografico con la Geffen.
Paradise City, insieme a Welcome To The Jungle e a Sweet Child O'Mine si afferma come uno dei brani principali dell'album di debutto, Appetite For Destruction, pubblicato nel febbraio del 1987.
Il video, ripreso dal vivo nel tour che la band fa in apertura degli Aerosmith e in una tappa del Monster of Rock a Donington (di fronte a quasi 100mila spettatori) diventa uno dei più amati dai telespettatori di MTV. E Paradise City, il brano ancora oggi preferito da Slash nel repertorio dei Guns N’ Roses, da quel momento in poi sarà destinato a chiudere tutti i loro concerti.
 

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