08/04/2026

Jesse Welles, la nuova voce della protesta americana

Jesse Welles, la nuova voce della protesta americana - Jam TV

Da TikTok ai Grammy 2026, dalle radici folk alle battaglie sociali: il cantautore che sfida il potere con la chitarra e la voce

Più volte, proprio dai nostri schermi, abbiamo in qualche modo incitato gli artisti a prendere posizione, a far sentire la loro voce contro i soprusi, le tragedie, i drammi, le guerre che stanno affliggendo il nostro vecchio e malato pianeta. Beh, proprio alla cerimonia dei Grammy un artista nuovo di protesta in America ha ricevuto ben quattro nomination. È un personaggio molto particolare, forse non molti di voi lo conoscono, ed è per questo che ve lo voglio presentare.

Si chiama Jesse Welles, ha 33 anni ed è davvero il, potremmo dire, nuovo messia della canzone di protesta. Viene da uno stato rurale, dall’Arkansas, anzi proprio da Ozark e dalla zona delle Ozark Mountains, che è stata una culla della musica tradizionale nordamericana e delle protest songs. A livello geografico e culturale, dunque, ha le carte in regola. Anche perché è stato un talento precocissimo: si dice che già a 11 anni avesse iniziato a scrivere le sue canzoni, incidendole su CD artigianali da vendere poi agli amici.

Qualche anno dopo, intorno ai vent’anni, ha iniziato una vera e propria carriera professionale. Era leader della rock band Dead Indian e viene notato anche quando si trasferisce a Nashville da un produttore come Dave Cobb, famoso per il lavoro dietro le quinte di artisti come Brandi Carlile. La sua carriera prende così maggiore sostanza, ma nonostante apra anche per gruppi come Greta Van Fleet o altre band recenti dell’alternative rock, non raggiunge i risultati che si auspicava.

Allora fa un passo indietro, tornando alle sue radici musicali. Grazie alla mamma, ha ascoltato Crosby, Stills & Nash, i Beatles, le canzoni della Motown, così come Nirvana e Bob Dylan, e inizia a elaborare canzoni che esegue con chitarra acustica e voce. Le influenze letterarie sono altrettanto importanti: cita Walt Whitman, uno dei grandi poeti nordamericani, e Herman Melville.

Negli ultimi anni, intorno al 2023, inizia a pubblicare su TikTok a un ritmo quasi quotidiano canzoni ispirate alle notizie del giorno. Sono protest songs, e su TikTok, Instagram e YouTube il nome di Jesse Welles e la sua coraggiosa proposta musicale diventano noti. Molti iniziano a parlare di lui come del nuovo Woody Guthrie.

In realtà, a me più che Woody Guthrie o Bob Dylan, di cui ricorda lo stile di chitarra acustica e armonica, Jesse Welles somiglia molto di più a Jim Morrison, o meglio, a Val Kilmer nel film di Oliver Stone su Morrison. Ma, al di là di questo, ricorda molto il mio vecchio amico Country Joe McDonald, recentemente scomparso, la cui I Feel Like I’m Fixing to Die Rag fu forse la più importante canzone di protesta contro la guerra in Vietnam. McDonald la eseguì a Woodstock, precedendola con il celebre Fuck Cheer, facendo urlare a oltre mezzo milione di persone una parola considerata scandalosa in America.

Jesse Welles è davvero un personaggio importante. Le quattro nomination ai Grammy 2026 lo certificano, così come le partecipazioni ai principali show notturni, come quello di Stephen Colbert, dove ha eseguito il brano satirico e amaro Join ICE, che invita sarcasticamente a unirsi al famigerato plotone militare contro gli immigrati irregolari. Più recentemente ha pubblicato No Kings, colonna sonora ideale per il movimento che ha portato nelle piazze 8-10 milioni di persone negli Stati Uniti, eseguendola in duetto anche con Joan Baez, che potrebbe essere la nonna di Jesse, e che si unisce a lui spesso, riproponendo anche vecchie canzoni con il suo amico Bobby.

I testi di Jesse Welles sono molto diretti: Bob Dylan li avrebbe forse definiti articoli di giornale, ma risultano estremamente efficaci. L’ultima uscita, Better to Die in Iran, è un brano potente in cui Jesse, con accento del Sud, dice che forse è meglio morire in Iran piuttosto che avere un presidente accusato di stupro, pedofilia o furto.

Ricordatevi: Jesse Welles è la nostra speranza. Ascoltatelo anche con la band, suona molto bene la chitarra, ed è un personaggio duro e puro come non se ne vedevano da tempo.

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