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Angélique Kidjo

Celia
Universal Music Group/ Verve
L'omaggio di Angélique Kidjo a uno dei suoi miti, Celia Cruz
di Roberto Caselli
19 Aprile 2019
Anche per Angélique Kidjo è arrivato il momento di rendere omaggio ai propri miti e lo fa prendendo a prestito dieci brani dal repertorio di Celia Cruz, la regina del salsa e di buona parte delle sonorità caraibiche che dalla sua Cuba si sono poi disperse in tutto il mondo.
 
Il mito ha radici lontane che si perdono nell’infanzia della piccola Angélique che ebbe l’occasione di vedere Celia in concerto quando il suo Benin si chiamava ancora Dahomey. Fu un indimenticabile momento di gioia e ritmo sfrenato, che l’artista di Cotonou ha saputo custodire caldo nel suo cuore per poterne ancora attingere quando lei stessa ha iniziato la sua carriera di musicista e che ora fa nuovamente riemergere mescolandolo a tonalità tipicamente africane intrise di poliritmia. E’ come se quei ritmi percussivi che la diaspora africana ha portato con sé nel nuovo continente per poi farli evolvere nel “son”, ritornassero a casa e ritrovassero la vera genesi. Molto merito della nuova foggia che presentano queste canzoni va, oltre che alla voce della Kidjo, anche a un pugno di musicisti straordinari come Meshell Ndegeocello al basso, Tony Allen alla batteria, Dominic James alla chitarra e Shabaka Hutchings & Sons of Kemet and The Gangbe Brass Band che hanno fatto un gran lavoro musicale di sostegno. E’ grazie a loro che pezzi come La vida es un carnaval, vero e proprio inno cubano alla vita, e Quimbara, il primo singolo estratto dall’album, hanno acquisito ulteriore slancio ritmico e allegria. Stesso discorso vale per Sahara e Bemba colora in cui la splendida vocalità si sposa alla perfezione con il suono degli archi, del pianoforte e soprattutto dei fiati che regalano colorazioni jazz. Il travolgente ritmo afro-cubano lo troviamo poi in Toro MataBayla Yemaya e in buona parte dei pezzi restanti. Discorso particolare vale invece per Oya Diosa intrisa di spiritualità, quasi un’invocazione agli spiriti buoni espressa con grande sentimento.
 
C’è insomma molta Africa in questo “Celia”, un album con cui la Kidjo sembra volere emulare la Cruz anche nella sua esperienza di esule politica, che rimane però irrimediabilmente legata alla cultura della sua terra.