15/06/2007

Alice In Chains

Live (Columbia)

A parte qualche traccia inclusa nel cofanetto Music Box, fino a ieri la discografia ufficiale degli Alice In Chains comprendeva una sola registrazione dal vivo: acustica. Un bel paradosso per una delle band più elettriche, intense, aggressive d’inizio anni Novanta. Un paradosso che finisce oggi con la pubblicazione di Live. Pur non essendo straordinario, e pur avendo un suono davvero troppo sporco, l’album rende finalmente giustizia al lato elettrico degli Alice In Chains. E aiuta a ridimensionare le band che sono venute dopo e si sono ispirate alle canzoni scritte da Layne Staley e Jerry Cantrell.

Le 14 canzoni di Live (66 minuti di durata complessiva) sono state registrate tra il 1990 e il 1996; la maggior parte sono tratte da una BBC session del marzo 1993 e da un paio di show del tour 1996, quando gli Alice In Chains tornarono sulle scene, per l’ultima volta, come supporter dei Kiss.

Se da una parte un live così concepito esalta il concetto di ‘documento’ e dà modo di ascoltare varie incarnazioni della band, dall’altra infastidisce la discontinuità di suono. Niente di grave, per carità. Anche perché alcuni brani sono roba da collezionista. Uno su tutti: Bleed The Freak. È stata registrata al Moore Theater il 22 dicembre 1990 e ascoltarla significa immergersi nell’atmosfera della Seattle pre-Nevermind. Quella sera a fare da supporter agli Alice c’era una band al suo esordio assoluto, i Mookie Blaylock, poi ribattezzata Pearl Jam. Incuriosisce anche Queen Of The Rodeo, da una registrazione addirittura antecedente a Bleed The Freak: è una specie di heavy country song registrata, a mo’ di sberleffo, a Dallas ed era inedita prima della pubblicazione di Music Box. Ai tempi nella band suonava ancora il bassista Mike Starr, poi sostituito da Mike Inez.

I brani migliori, non c’è dubbio, sono quelli tratti dal capolavoro Dirt, molti dei quali eseguiti per la BBC session di cui si diceva. Qualche titolo: Angry Chair ribadisce il suo carattere di inquietante cantilena; Junkhead è più che mai stordente; Rooster è violentissima. Sempre restando alla session del marzo ’93, fanno la loro bella figura pure la primitiva Man In The Box e la chilometrica Love, Hate, Love, entrambe recuperate dall’esordio Facelift.

La Drunk And Disorderly Version di Dirt è invece stata registrata in Giappone ed è uno dei pezzo più perversi del disco.

Il tempo passa e gli Alice In Chains suonano meglio. Le incisioni del ’96 sono tra le migliori, sia dal punto di vista musicale che da quello della qualità del suono. Spiccano Them Bones, in cui emerge l’impatto del gruppo, e la ferocissima Dam That River che chiude l’album dando un assaggio del tour come supporter dei Kiss.

Com’è noto, gli Alice In Chains sono ormai in un patologico stato di letargo: non sono più in attività, ma nemmeno ufficialmente sciolti. Credo che, al di là di qualsiasi considerazione sulla musica contenuta, Live sia un’ottima occasione per scoprire una band che ha ormai più di 10 anni alle spalle. E che i fan di Godsmack e Creed potrebbero non conoscere.

Eppure manca qualcosa a Live: i momenti più ‘raffinati’, le pause acustiche, le ballate come Heaven Beside You nelle quali emerge il notevole talento melodico della band. Se cercate quelle, andate ad ascoltare l’imbattibile Unplugged.

Voto: 7,5
Perché: le performance sono buone, il repertorio straordinario.

Claudio Todesco

Track List:
Bleed The Freak
Queen Of The Rodeo
Angry Chair
Man In The Box
Love, Hate, Love
Rooster
Would?
Junkhead
Dirt
Them Bones
God Am
Again
A Little Bitter
Dam That River

Musicisti:
Layne Staley (voce);
Jerry Cantrell (chitarra);
Sean Kinney (batteria);
Mike Inez, Mike Starr (basso).

Prodotto da Peter Fletcher

Altri dischi consigliati:
Dirt (1992);
Jar Of Flies (1994);
Alice In Chains (1995).

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