15/05/2007

Ani DiFranco

So Much Shouting So Much Laughter – Righteous Babe/Nasco

La parte che piace di più ad Ani DiFranco è l’esecuzione di Self Evident, quando lei ringhia che “George W. Bush non è presidente” e il pubblico urla letteralmente la sua approvazione. La parte che piace di più a noi è quando Ani reinventa Tamburitza Lingua e la rende uno degli episodi più poetici del suo repertorio. Ma di momenti così – toccanti o travolgenti, comunque intensi – So Much Shouting So Much Laughter, secondo live ufficiale di Ani DiFranco, ne regala tanti.

So Much Shouting So Much Laughter è diviso in due dischetti. Nel primo, Stray Cats, Ani dice d’aver riunito alcuni suoi ‘standard’ e qualche rarità, pezzi che normalmente non entrano nelle scalette dei concerti, riletture di brani più o meno vecchi con il quintetto (basso, batteria, tastiere, sax, tromba) che da tempo oramai l’accompagna. Grazie a loro adesso la musica di Ani ha dinamiche e sfumature una volta impensabili, tanto da rendere avvincente l’ascolto anche per chi conosce a memoria le canzoni della “piccola folksinger”.

Il ritmo sincopato fino al parossismo di Cradle And All e l’emozionante Grey, accarezzata dai fiati e resa così poetica dal piano di Julie Wolf, sono alcune delle più belle cose il cantautorato americano ci stia offrendo in questi anni. E sono solo due esempi pescati dai 123 minuti di So Much Shouting So Much Laughter. Persino Whatall Is Nice, non una delle perle del repertorio di DiFranco, si trasforma in un fantastico grido muto bluesy, mentre è deliziosamente ‘rifatta’ la coda che stempera la drammaticità di To The Teeth. Ci sono anche due inediti: la jazzata Shrug e Welcome To, anche questa dal tono lievemente malinconico. Ci piace annotare che la citata Tamburitza Lingua, messa in coda a Letter To A John, rinasce grazie a un nuovo arrangiamento jazzato e a un’interpretazione di Ani particolarmente partecipata fino a diventare uno dei momenti focali dello show. E c’è anche la classica Napoleon, uno dei pochi titoli che compariva anche in Living In Clip.

Il secondo dischetto, sottotitolato Girls Singing Night, dovrebbe assomigliare invece a una delle innumerevoli esibizioni di DiFranco e del suo gruppo del biennio 2000/01 e si apre con una Ain’t That The Way dalle movenze sexy. Tra le chicche, la versione stravolta di 32 Flavours (ma l’originale è francamente imbattibile), il ripescaggio di Gratitude, che dimostra la grandezza di Ani anche nelle canzoncine piccole piccole, e il medley tra Loom e Pulse musicalmente delizioso. Proprio nel secondo compact è contenuta la versione musicata di Self Evident, la poesia scritta da Ani dopo l’11 settembre, 9 minuti di poesia fatta musica, un’incanto. Ed è qui che si trova l’unica esecuzione in comune col dvd Render pubblicato di recente: è un’esplosiva Dilate, editata della parte centrale in cui Ani chiede al pubblico di non cantare assieme a lei (“Non sono una alla This Land Is Your Land”, dice nella versione su dvd).

L’energia messa da Ani è sensazionale, gli arrangiamenti gustosi, le canzoni belle, i testi notevoli: difficile chiedere di più alla registrazione di un concerto. Dietro all’operazione, pare di capire, c’è la volontà di raccontare un pezzo del mondo della folksinger. Basta vedere come inizia e come finisce il disco. Si parte con Swan Dive, introdotta da Ani con alcune battute sul perché diavolo abbia cominciato a strimpellare la chitarra acustica. E finisce in modo più che appropriato con You Had Time, la canzone del ritorno a casa dopo la tournée. Negli ultimi due anni, quelli documentati da So Much Shouting So Much Laughter, la vita di Ani si è mossa tra questi due estremi. E adesso, dopo essersi costruita una sorta di famiglia allargata formata da musicisti e tecnici, pare voglia tornare ad esibirsi da sola.

“Non ho voluto badare troppo al lato tecnico”, ha detto di So Much Shouting So Much Laughter, “ho preferito chiedermi: si sente lo spirito?”

Si sente, si sente.

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Voto: 9
Perché: è tutto quello che possiamo chiedere a un live. È musicalmente raffinato, ma anche energico. La voce di Ani attraversa molti registri ed è alle prese con canzoni spesso notevoli. Riesce a ricreare l’emozione di un concerto unendo bravura e pathos.

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