16/05/2007

Cara Dillon

Cara Dillon – Rough Trade

È il nome emergente della musica irlandese. Di lei, la deliziosa Cara Dillon, si parla infatti come di una vincitrice sicura dei premi che la Bbc mette annualmente in palio. La categoria sarebbe quella del folk anche perché il disco (che porta semplicemente il suo nome) è di fatto composto di melodie tradizionali.

Tradizionalissimo è pure lo stile vocale della Dillon, mentre moderno (e originalissimo) è l’approccio musicale ma soprattutto il tipo di arrangiamenti usati. Qui entra in campo Sam Lakeman: Cara lo ha conosciuto nel 1995, anno in cui lei rimpiazza Kate Rusby nell’ensemble folk-rock Equation.

Ma facciamo un passo indietro e mettiamo ordine nella sua biografia: nata nel 1975 e cresciuta nella cittadina di Dungiven (Countea di Derry), Cara Dillon proviene da una famiglia profondamente radicata nelle tradizioni culturali dell’Isola di smeraldo. Non a caso già a 14 anni (con il sostegno dei suoi genitori) vince il prestigioso All Ireland Singing Trophy. Poco dopo si unisce agli Oige con cui gira Gran Bretagna, Europa e Israele. Nonostante le offerte di band più importanti, la Dillon rimane fedele agli Oige. Sino al 1995, appunto.

Con Equation inizia il suo sodalizio artistico e personale con Sam Lakeman. I due lasciano la band e nel ’97 volano a San Francisco dove lavorano per tre mesi con Norm Kerner (già al fianco di Jewel). Nel frattempo, Mike Oldfield li chiama per collaborare al suo Tubular Bells 3. Ma nonostante altri tentativi con produttori importanti, non nasce niente di soddisfacente. Anzi, i due ragazzi sono assai più convinti dei provini che registravano nel loro studio casalingo. Chi ha sempre creduto in loro è Geoff Travis (producer di Smiths, Cranberries e manager di Beth Orton, Mazzy Star, Pulp, ecc): è lui ad offrire loro il primo contratto discografico.

Cara e Sam si rifugiano nella tranquillità domestica della Contea del Donegal e con l’aiuto dei rispettivi fratelli e sorelle (la cantante Mary Dillon e gli strumentisti Seth e Sean Lakeman) se ne vengono fuori con questo piccolo gioiello acustico che presenta undici brani, che profumano delicatamente di celtico, arrangiati con gusto sopraffino. Il pianoforte di Sam (alla Harold Budd) accompagna la voce da usignolo di Cara e anche laddove subentrano altri strumenti, il sound è unico e originale. E seppure tutte le composizioni sono traditional non ci sono riferimenti estetici di stampo folk: qui la raffinatezza dei suoni e gli arrangiamenti minimalisti di gran classe sono quelli di solito riservati al songwriting di qualità.

Non ci credete? Selezionate subito la traccia 8: I Wish I Was è un brano non solo melodicamente incantevole e armonicamente piacevolissimo. Il timbro vocale e l’interpretazione di Cara sono di altissimo livello così come l’arrangiamento elettro-acustico davvero sciccoso di Lakeman. Ma lo stesso si può dire della meravigliosa Craigie Hill o della classica Black Is The Colour, unico brano di una certa popolarità tra quelli scelti dalla Dillon. Infatti, un’altra caratteristica di questo lavoro è la ricerca accurata nell’enorme patrimonio della tradizione celtica alla scoperta di ballate oscure.

E così vengono portate alla luce melodie e storie appassionanti come The Maid Of Culmore, delicato acquerello sonoro che racconta per l’ennesima volta (ma con intatto pathos) l’emigrazione irlandese verso la terra promessa americana. O anche semplici ballate bucoliche come Green Grows The Laurel (uno dei pezzi meglio riusciti del disco insieme a The Lonesome Scene Of Winter) o l’ispirato Blue Mountain River.

Un disco che è una vera delizia per i sensi: da assaporare lentamente godendone ogni minimo particolare.

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Voto: 8
Perché: mixa in modo esemplare la tradizione irlandese con la classe neo folk dei primi Clannad (Cara assomiglia anche fisicamente a Maire Brennan), la ricercatezza sonora del minimalismo americano, il gusto elettro-acustico di songwriter di qualità come Mary Chapin Carpenter e l’intima passionalità di artisti come Tori Amos.

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