La notizia è di questi giorni: tra poco, negli Usa, dovrebbe partire uno speciale Janis Joplin Tribute Tour con i principali musicisti che hanno dato vita alle sue tre band: Big Brother & The Holding Co., Kozmic Blues Band, Full Tilt Boogie Band.
Sono passati 33 anni e pochi mesi dalla prematura scomparsa di Janis Lyn Joplin. Era infatti il 4 ottobre del 1970 quando, in una stanza del Landmark Hotel, a Los Angeles, la vita della prima e più grande rock woman della storia veniva stroncata da una letale miscela di eroina, morfina e whisky. Janis aveva 27 anni, era all’apice della carriera (proprio in quei giorni stava finendo di registrare il suo album più bello, Pearl), aveva una nuova casa a Larkspur di cui andava orgogliosa e un nuovo fidanzato (Seth Morgan) che voleva sposarla.
Perché mai avrebbe voluto o dovuto morire?
La sua fine improvvisa e, per certi versi, misteriosa necessita ancora oggi di qualche spiegazione. Quali ne sono state le cause reali? Chi ne fu direttamente coinvolto? La si sarebbe potuta evitare? Suicidio inconscio o tragico incidente sono le due teorie più plausibili riguardo alla morte della Joplin. L’omicidio è una terza (anche se piuttosto improbabile) possibilità.
Chi la conosceva bene, sostiene che un po’ di istinto suicida Janis lo covasse da sempre. Sam Andrew, suo chitarrista in Big Brother & The Holding Co. prima e nella Kozmic Blues Band poi (ma soprattutto uno dei suoi amici più sinceri) mi ha di recente confidato che “lei era convinta di essere immortale. Mi diceva sempre: ‘Sam, non vedi come sono forte?’. Io le rispondevo: ‘Stai attenta: chiunque sia l’entità che sta lassù e qualunque nome tu voglia darle, per favore, non sfidarla.’. Quella di Janis, purtroppo, è stata una morte annunciata”.
“Quando ti avvicini troppo al fuoco”, sottolinea Laura Joplin, amatissima sorella minore di Janis, “finisce che ti bruci. Alcuni lati della sua esistenza erano eccessivi ed estremamente rischiosi: l’addiction all’alcol e alla droga, le sue pazzie automobilistiche, il suo apparente disprezzo verso tutto ciò che rappresentava uno stile di vita sano. Faceva questo per reagire a modelli che detestava: quello delle sue compagne d’università, quello che avrebbero voluto da lei i nostri genitori, quello che allora pretendeva l’industria della musica da una femmina, quello che richiedevano i suoi fan, quello che si aspettavano i suoi presunti amici.”
“Il fatto che Janis, a 27 anni, avesse stanziato una cifra per festeggiare la sua dipartita”, continua ancora Sam Andrew, “la dice lunga sul suo rapporto con la morte.”
È anche vero che (a sostegno della tesi dell’incidente) Joplin viveva in un ambiente socio-culturale (quello della California degli anni 60) che non aveva ancora pienamente maturato i pericoli di alcol e droga. Come mi diceva Paul Kantner dei Jefferson Airplane, “tutti, in quegli anni, siamo stati degli esploratori. E ogni tipo di ricerca prevede, purtroppo, un coefficiente di rischio. Alcuni di noi hanno perso la vita nel corso delle loro esplorazioni”.
Janis, da questo punto di vista, è emblematica.
Chi più di lei ha saputo sperimentare un nuovo ruolo per la donna in ambito artistico? Chi meglio di lei ha saputo sintetizzare in un’unica, irripetibile entità il meglio della musicalità bianca con il senso del ritmo e il feeling del blues? Chi come lei ha dovuto sopportare il senso di colpa per la sua esplicita bisessualità?
La bottiglia di Southern Comfort è diventata così la sua compagna più fedele. E l’eroina l’unica sostanza in grado di placare i picchi emotivi frutto del mix tra alcol e adrenalina. La foto di Jim Marshall, che ritrae una Joplin sfinita su uno dei divani del Fillmore con in mano la bottiglia di whisky, è passata alla storia.
“Ma io l’ho vista in quella posa un sacco di volte”, rivela Darby Slick, chitarrista di The Great Society nonché cognato di Grace, leggendaria vocalist della stessa Great Society prima e di Jefferson Airplane poi. Una che a Janis ha voluto bene. “Erano davvero amiche”, continua Darby, “Janis ammirava molto Grace; pensava che fosse fighissima.”
E forse un po’, da questo punto di vista, la invidiava pure. Ha lottato anche contro questi pregiudizi estetici, Janis. “Quando Linda Gravenites, la sua amica più cara nonché sua personale stilista”, mi racconta ancora Sam Andrew, “la sgridava perché aveva ripreso a farsi di eroina, Janis reagiva dicendole: ‘Ho già smesso una volta, posso farlo quando ne ho voglia. E poi, non sono mica stupida. Vado sempre dallo stesso pusher che effettua un accurato controllo chimico sulla roba’.”
Peccato che quella sera del 4 ottobre, il suo ‘fidato’ pusher non avesse fatto alcun controllo chimico. E che, nel corso della prima settimana dell’ottobre 1970, quell’eroina così potente abbia mietuto a Los Angeles numerose altre vittime.
Ecco perché, alla fine, queste due ipotesi (molto legate tra loro) risultano le più probabili. Chi, infatti, avrebbe avuto interesse ad uccidere Janis Joplin? L’unico possibile movente poteva essere di tipo politico. Eliminare Joplin avrebbe potuto significare un vantaggio per il sistema: Janis rappresentava un modello fastidioso e, a modo suo, socialmente pericoloso. Ma la messa in atto del crimine sembra altamente improbabile: avrebbe voluto dire, non solo il coinvolgimento diretto del pusher (da non escludere) ma anche una trappola per Janis, che non prendeva eroina da più di sei mesi e che aveva ricominciato solo una settimana prima, tutt’altro che sicura.
Se vi capita, leggete il bellissimo Love, Janis scritto proprio da Laura Joplin (e da cui è tratto anche il musical che per due anni è stato in scena a Broadway). Oppure, visitate il sito officialjanis.com anch’esso gestito dalla famiglia Joplin. Ne ricaverete un ritratto tenero e davvero affettuoso di una ragazzina texana che diventa una superstar in California. Che ne riabilita l’immagine (perché, ad esempio, Jim Morrison che era un depresso violento e drogato è considerato figo e Janis invece una poveretta? Questa sì che è discriminazione sessuale.) e ne svela aspetti intimi dolci e appassionati.
Anche se il mio consiglio da amico è quello di infilare nel lettore uno qualsiasi dei suoi cd o meglio ancora qualche nuovo dvd: la sua voce, il suo spirito, la sua incontenibile verve vi travolgeranno.
Le sue interpretazioni vi commuoveranno.
Perché, come ha scritto di lei Gianna Nannini nella sua tesi di laurea, “Janis non era una semplice musicista, era complicata; e la storia del rock che ha osannato tanto le sue ‘vittime’ non ha ancora voluto mettere l’accento sul profondo valore musicale e culturale di cui lei era portavoce al di là delle storie troppo spesso romanzate di alcol, droga e sesso”.
