06/05/2026

Dalla California a Mosca, le moto di Easy Rider, la censura sovietica e l’indipendenza discografica

Quando il rock diventa storia, politica e immaginario: un percorso tra California, cinema e underground oltre la cortina di ferro

 

Quinta tavola rotonda dedicata ai libri per i mercoledì di Jam. Una selezione delle uscite più interessanti degli ultimi tempi con una carrellata per cultori elettrici e appassionati di cultura rock.

Ed è proprio quest’ultima ad essere la chiave di lettura del giorno, con una riflessione di partenza che meriterebbe molto più tempo e spazio, ma che possiamo sintetizzare così: dopo anni in cui la letteratura sul rock è stata composta in larghissima parte da testi scritti da operatori dell’informazione musicale (dai giornalisti di lungo corso ai collezionisti radicali passando per opinionisti e saggisti fatti e finiti), ultimamente qualche personalità extramusicale ha detto la sua in materia. Pensiamo ad Alberto Maria Banti. Docente di Storia contemporanea e Storia culturale all’Università di Pisa, si è spesso occupato di musica, in particolare ricordiamo il suo ultimo lavoro su Sgt. Pepper per Carocci: con l’editore romano esce anche Too Much To Dream – Giovani, musica e controculture nella California degli anni Sessanta. Il tema non è nuovo ma è il modo – la provenienza, il percorso, il linguaggio – in cui viene affrontato a fare la differenza: dai “gathering of tribes” della prima ora all’era dei grandi festival, il professore tratteggia un quadro dettagliato delle nuove pulsioni californiane – anche se è bene ricordare che si parte da Virginia City, Nevada (ricordate il Red Dog e i Charlatans?) – che dilagano fino alla restaurazione di fine decennio. Un testo pregevole, analitico e ricco di spunti socio-politici, da una firma autorevole.

Quando esplode Woodstock ma poco prima, il 13 maggio 1969, quando a Cannes viene presentato Easy Rider, le tribù un tempo raccolte sono disperse. Il celebre road movie, uno dei manifesti del nuovo cinema americano, sintetizza quanto seminato nella California descritta da Banti ma si affaccia altrove: agli anni ’70, al rock corporativo, a un altro tempo ripiegato e deluso da un assalto al cielo svanito. Eppure il culto del celebre film di Dennis Hopper affonda le sue radici proprio nel milieu controculturale spontaneo e utopico di qualche anno prima: ce ne parla un solido critico cinematografico come Giampiero Frasca in Dennis Hopper – Easy Rider (Lindau), una risposta sotto forma di road book che rilegge l’operazione nel contesto storico e culturale dei tardi anni ’60. Ciò che l’autore meglio sottolinea (e che rende il suo testo un ideale ulteriore approfondimento di quello di Banti) è la poetica degli incontri tra figure portatrici di istanze culturali e comportamentali diverse, aprendo notevoli occasioni di riflessione su altri mondi possibili, sequenza dopo sequenza.

Per completare una disamina sulle fondamenta della cultura rock non può mancare una sosta a Los Angeles. Non solo per la musica ma anche, e soprattutto, per lo spirito della città. Se esiste un genius loci, se esiste un’anima dei luoghi hillmaniana, L.A. è il riferimento imprescindibile per comprendere dinamiche, valori/disvalori e abitudini che la cultura pop ha trasmesso anche al rock. Claudio Castellacci ha conosciuto molto bene la città degli angeli, vi è stato in qualità di corrispondente per il Corriere e da giornalista navigato, col fiuto giusto, così ha ricostruito il tutto pezzo per pezzo – location per location, edificio per edificio, set, pompe di benzina, drugstore, palme, scritte grandi così sulla collina – in Los Angeles e le radici della cultura pop (Odoya, con uno scritto aggiunto di Patrizia Sanvitale). Da Philip K. Dick a Rambaldi passando per il retro-futurismo e la Summer Of Love, il libro passa in rassegna un’epoca e uno spirito. Quello di cui si sono nutriti Byrds, Beach Boys e Doors.

Quanto stava accadendo dall’altra parte, non quella borghese e perbenista con cui tanti esponenti della generazione raccontata prima entrarono in conflitto, ma la parte plumbea e dittatoriale dietro la cortina di ferro, lo ha narrato Alessandro Pomponi in Rock oltre cortina nel 2016. In RËBRA – Musica sulle Costole – Ribellione musicale e subculture dietro la Cortina di Ferro (Vololibero) Cristina Giuntini propone un approfondimento ribelle. Ribelle come la pratica carbonara e nascosta di affidare a vecchie radiografie delle casse toraciche (le “rëbra”, ossia “costole”) l’incisione di suoni proibiti. La censura sovietica veniva aggirata da eroi dell’underground come gli Stilyagi, che facevano circolare queste lastre sfuggendo al controllo del potere, intimorito dai costumi libertari come quelli descritti da Banti, Frasca e Castellacci. Pur essendo nata come tesi di laurea, la trattazione dell’autrice ci introduce in un contesto ancora oggi sorprendente, fatto di censure (non solo sul rock ma anche sul pericoloso jazz, sulla sconveniente musica da ballo), scappatoie e stili di vita sotterranei. Eroici quanto – se non di più – quelli di Wyatt e Bill sulle moto.

Chiusura-appendice-diversivo. Se il fenomeno indie fosse stato analizzato da altri, probabilmente non ne avremmo parlato qui. Ma se passa invece tra le dita e le visioni di uno scrittore come Massimo Padalino, allora vale la pena soffermarsi. La storia dell’Indie (Hoepli) merita letture e riletture, non solo per la corposità del volume – 250 pagine fitte come spesso accade nella collana curata da Ezio Guaitamacchi – ma per l’ampiezza dello sguardo. L’autore infatti, partendo dalle vicende di Billie Holiday, Woody Guthrie e della Sun Records, imposta una sorta di controstoria – o di storia parallela, se preferite – della discografia, sottolineando il senso profondo dell’indipendenza artistica in una chiave trasversale, libertaria. Pensiamo a quella dei REM e della Sub Pop, dei Sonic Youth e della 4AD, dei Flaming Lips e della SST, tanto per citare al volo alcuni dei nomi che probabilmente sono poco noti a chi pensa che “indie” sia una dicitura da usare per Calcutta e amenità italiane depressive del genere.

dennis hopper - easy rider

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