11/07/2013

Gov’t Mule

Pioggia di polemiche sul “rave” dei Muli alle Officine Creative Ansaldo. Warren Haynes e compagni danno prova di grande professionalità

Partiamo dal punto dolente e leviamoci il pensiero. È stato chiaro fin da subito, prima ancora di sentire una sola nota, che lo Spazio Agorà delle Officine Creative Ansaldo non era il posto adatto a ospitare lo strepitoso rock-blues dei Gov’t Mule. Allo stato attuale è una sorta di magazzino vuoto, dotato di una pessima acustica e di una conformazione interna che impedisce una buona visuale al pubblico, soprattutto nelle retrovie. In pratica il posto ideale per un rave clandestino. Si potrebbe polemizzare per giorni interi, ma il risultato non cambierebbe. Riteniamo quindi più utile riportare qui di seguito la dichiarazione pubblicata questa mattina dal promoter Claudio Trotta sulla sua pagina Facebook.

In merito a ieri sera Gov’t Mule all’Oca:

1) abbiamo scelto l’area denominata Agorà invece di Palco utilizzata in altre occasioni perché permetteva una migliore visibilità ai presenti
2) la scelta è risultata acusticamente sbagliata a causa di problematiche strutturali dello spazio che evidentemente non abbiamo adeguatamente considerato
3) chiedo scusa personalmente e a nome di Barley Arts e di Officine Creative Ansaldo di questo errore
4) a parziale compensazione i possessori del biglietto di ieri sera avranno la possibilità di accedere gratuitamente (ad esaurimento posto) ad uno dei tre concerti che i Deep Purple terranno in Italia fra 10 giorni circa o ad un concerto a posto unico organizzato da Barley Arts fra il primo settembre ed il 20 dicembre 2013 su territorio nazionale.
Le esatte modalità saranno comunicate in mattinata nei nostri siti.
Nessuno è perfetto ma vi garantisco che mi dispiace molto e che come sempre starò ancora più attento in futuro ma solo chi fa sbaglia…

L’importante è riconoscerlo e cercare parzialmente di rimediare.

Grazie
Claudio Trotta

Detto questo, passiamo alle cose importanti. Warren Haynes e compagni sono saliti sul palco in perfetto orario, con il sorriso sulle labbra, determinati a offrire il migliore show possibile. Cosa che il loro affezionato pubblico ha apprezzato molto e, pur non potendo apprezzare a pieno le loro fantastiche evoluzioni musicali, ha sostenuto i Muli con grande entusiasmo per tre ore (intervallate da una pausa di mezz’ora circa). E i Muli, incitati, hanno scalciato duro. Hanno evocato lo spirito di Hendrix in Any Open Window, hanno omaggiato i Led Zeppelin suonando Whole Lotta Love e citando Immigrant Song, hanno fatto tremare i muri con il lungo assolo di batteria di Matt Abts e, come al solito, hanno jammato fino a consumarsi le dita.
Dopo essersi scusato per «questa folle acustica», Warren Haynes ha alzato gli occhi al cielo, verso il Signore della Canzone, e ha “benedetto” il suo pubblico con una suggestiva rilettura di Hallelujah di Leonard Cohen.
Dio benedica i Muli.

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