Ico racconta “All I Have”, “Un tramonto per due” e il suo mondo musicale
Tra sonorità alternative rock anni ’90, brani in italiano e in inglese e il primo disco in arrivo: il giovane cantautore milanese ci parla di All I Have, Un tramonto per due e delle influenze musicali che caratterizzano il suo percorso
Si intitola All I Have il nuovo singolo uscito oggi di Ico, nome d’arte di Ludovico Poggio, giovane cantautore milanese. Il brano richiama le sonorità alternative rock degli anni ’90 e anticipa l’uscita del suo primo album. Classe 2000, Ico scrive e canta in italiano e in inglese, muovendosi tra influenze che spaziano da Bob Dylan ai Beatles, passando per Pink Floyd, Radiohead, Nirvana, Jeff Buckley, Led Zeppelin, Oasis, Ed Sheeran, Coldplay, Lucio Battisti e Fabrizio De André.
Dopo avere autoprodotto nel 2023 le demo del suo primo progetto discografico, nel 2024 ha ripreso la collaborazione con il suo ex insegnante Alessio Croci, produttore, musicista e fondatore di Atlantis Studio, con cui ha avviato un percorso artistico più strutturato e professionale. Abbiamo raggiunto Ico al telefono per parlare di All I Have e di Un tramonto per due, altro brano pubblicato recentemente ma anche per sapere qualcosa di più sul suo primo disco, che uscirà a breve, e sulle principali influenze musicali che caratterizzano il suo percorso.
Intanto una curiosità: perché Ico come nome d’arte? Lo hai scelto perché ti chiami Ludovico?
Sì, mi chiamano così da quando ero piccolo e poi è ispirato a uno dei miei videogiochi preferiti che si chiama proprio in questo modo (la prima edizione uscì nel 2001 per una nota console: è un videogame giapponese d’avventura a tema fantasy, ndr).
Oggi è uscito un nuovo brano, All I Have: inizia a parlarci di questo nuovo pezzo.
È un pezzo di cui io vado molto fiero, più che altro perché sento di essere riuscito a metterci dentro tanto di me che volevo comunicare. E in particolare penso che sia il pezzo del mio disco più puro, nel senso che è molto essenziale perché per la maggior parte è solo chitarra elettrica e voce. Poi ha proprio un intento di essere molto onirico nel mood iniziale e verso la fine, nel crescere del brano, ha una sua esplosività che io ho cercato proprio di ottenere. Nel finale c’è anche un solo di chitarra elettrica, che ci tenevo tanto a inserire in questo disco. All I Have ha proprio un ruolo di chiusura dell’album.
Nel senso che sarà l’ultima traccia?
Nella tracklist è la penultima, però a livello simbolico il tema è un po’ lasciarsi alle spalle tutto. All I Have, cioè “Tutto quello che ho”, è un po’ un modo per dire: questo, appunto, è tutto quello che ho, adesso mi lascio alle spalle tutto e guardo avanti.

Un tramonto per due è un altro brano pubblicato più di recente. Com’è nato?
È uno degli ultimi brani che ho scritto per il mio primo disco.
L’idea era inizialmente di fare qualcosa di diverso rispetto a tutto quello che avevo scritto fino a quel punto, però più legato al cantautorato italiano come ispirazione. E invece poi, nel processo creativo, è stato un pezzo che è stato composto, ricomposto e cambiato più volte. Alla fine l’ispirazione principale è stata, soprattutto dal punto di vista del sound, il grunge anni ’90, in particolare gli Alice in Chains.
Musicalmente è un brano in crescendo e alla fine ci sono anche gli archi. Idea tua?
Sì, diciamo che tutti gli arrangiamenti sono stati pensati in primis da me, poi ultimati insieme al mio socio e coproduttore del disco Alessio Croci.
E sì, i brani sono stati ideati anche dal punto di vista dell’arrangiamento, proprio come obiettivo, anche per quello che volevo comunicassero e per il tipo di sound a cui dovessero arrivare. Sì sì, c’è proprio un intento dietro nell’andare in una certa direzione.
Il ritornello invece potremmo definirlo “più pop”?
Certo, l’idea era quella di dargli un suono un pochino più cupo, più scuro, per il tipo di sensazioni che volevo dare, per le tematiche del pezzo e per l’inizio, e quindi avere questo suono scuro che poi nei ritornelli ha questo contrasto di luce, con la voce che sale di ottava. Volevo dare questa sensazione, questo impatto tra una prima parte più cupa e una più luminosa.
Sono tante le influenze musicali che citi per descrivere la tua musica.
Beh, ce ne sono tante legate al passato. In particolare, per questo brano, appunto, come ti dicevo prima, gli Alice in Chains, ma anche i Nirvana.
Poi sicuramente, di influenze degli anni ’90, per me ce ne sono tante. In particolare non posso non citare gli Oasis: per la costruzione proprio dei brani in forma quasi più pop e per la cantabilità dei ritornelli mi hanno influenzato molto.
Adesso pubblicherai altri singoli o direttamente l’album?
La produzione dell’album è stata ultimata a dicembre del 2025, ma sono usciti già altri singoli in anteprima. Poi ne uscirà un altro a giugno, più o meno verso metà giugno, e poi a luglio/inizio luglio ci sarà la pubblicazione completa.
Ovviamente immagino tu non ti ponga limiti nella scrittura, perché, anche per quanto riguarda gli altri brani che sono usciti, alcuni sono in italiano, altri in inglese.
Beh, è tutto molto istintivo. L’inglese è più universale, sento un collegamento diretto e proprio anche nel primo approccio la scrittura è più semplice per certi versi. Mentre l’italiano è più connesso alla mia parte più intima, come si può sentire magari in Un tramonto per due. Però sono come due anime diverse e non mi sento di escluderne nessuna delle due: entrambe fanno parte di me. È tutto molto naturale, che sia in italiano o in inglese.
Per i live aspetti l’uscita dell’album? Sarai da solo o con la band? Come pensi di organizzarti?
L’idea è quella di portare i brani live, quindi tra un po’ di mesi e con una band, perché il tutto richiede una band: almeno un batterista, un bassista, una chitarra solista e io come cantante e chitarra ritmica, che all’occorrenza però posso anche fare parti più melodiche. Comunque nel progetto c’è l’idea di portare questo disco anche live in autunno.
