17/05/2007

Jackie Leven

Creatures Of Light And Darkness – Cooking Vynil/S4

Personaggio eccentrico, songwriter ispirato, musicista raffinato, Jackie Leven è uno di quegli artisti che sfuggono ai cliché che oggi richiede il music business. Ma che, forse proprio per questo, piacciono tanto a chi dalla musica ricerca emozioni, testi significativi, contenuti artistici di spessore. Tutto ciò il corpulento Jackie lo persegue sin dalla fanciullezza quando a casa, nella contea scozzese di Fife dove è nato nel 1950, ascoltava, grazie alla passione della madre, il blues di Lightnin’ Hopkins o di altri maestri della musica afro-americana. Il blues e il jazz, insieme agli inni battisti imparati a scuola e alle canzoni della tradizione popolare del suo paese hanno lasciato una traccia profonda nella sua scrittura.

Oggi, con questo affascinante Creatures Of Light And Darkness, il signor Leven è nel pieno della maturità artistica e personale. Quando poco più di un anno fa è uscito Defending Ancient Springs tutto il mondo della musica ha salutato con felicità e ammirazione il ritorno di questo corpulento folksinger che qualcuno ricordava con lo pseudonimo di John St. Field quando aveva inciso Control (un album acido oggi ristampato dalla benemerita Cooking Vynil), altri come membro della rock band Doll By Doll e infine alcuni appassionati come autore di un paio di singoli per la Charisma nel 1983. Dopo aver subito un’aggressione per le strade di Londra ed essersi separato dalla sua fidanzata, Leven negli anni 80 era caduto in depressione e si era lasciato irretire dall’eroina. Verso la fine del decennio la sospirata (e tutto sommato rapida) uscita dal tunnel: Jackie ritrova se stesso e ricomincia a scrivere.

Oggi, cinquantenne sereno, con la collaborazione di David Thomas (ex-Pere Ubu, già al suo fianco nel lavoro precedente) raddoppia l’ottimo risultato di Defending Ancient Springs. Questo disco è infatti davvero pieno di fascino, di canzoni con belle melodie, di testi poetici ed accattivanti, di arrangiamenti elettro-acustici azzeccati che migliorano ascolto dopo ascolto. Dieci i brani presenti: si parte con l’autobiografica My Spanish Dad (un brano di classico folk-rock, con tanto di violino e fisarmonica, nella vena del miglior Steve Earle) in cui Jackie traccia un vivido ricordo della figura paterna per passare a Exit Wound, unico pezzo debolino e che (melodicamente) non lascia il segno. Ma poco importa. Subito dopo, infatti, parte il brano migliore del disco: The Sexual Loneliness Of Jesus Christ non solo è basata su un testo bellissimo ma trova nell’ipnotica melodia (e nella efficacissima base armonica) le premesse per un pezzo che non ha nulla da invidiare ai capolavori della canzone d’autore. Con un arrangiamento semplice (in cui violino e mandolino danno i colori giusti), il brano si snoda magnificamente anche dal punto di vista lirico. Sentite l’attacco poetico, che la S4, come già fatto con Ani DiFranco, ha intelligentemente tradotto in italiano: “Dicono che Dio lo si trova nelle piccole cose / E sono certo che è così / Le mie dita sfiorano le antiche pietre egiziane / E le immagini balzano alla mente / Vedo l’uccello, vedo il cane / Sento il tempo nelle mie scarpe / Vedo la luce sopra di me / Mentre ricevo notizie incerte / E improvvisamente / Capisco di vivere nella menzogna che / Mio padre ha preparato per me / Con il sole che mi flagella alle spalle / Capisco allora di essere un uomo solo in Galilea”.

Da lì in avanti il disco decolla tra ballate piene di nostalgica malinconia (come la deliziosa Washing By Hands) ma anche di paure per mondi sconosciuti (Hidden Word Of She), pezzi quasi teatrali dove, tra pioggia battente e colpi di tosse, un’armonica solitaria disegna una intro suggestiva su una delle eterne diatribe dell’uomo (Friendship Between Men And Women), canzoni swinganti dedicate alle grandi foreste (Stopped By Woods On A Snowy Evening) il cui testo è una poesia di Robert Frost. Tra ammiccamenti più o meno velatamente dylaniani (Rainy Day Bergen Women e Wrapped Up In Blue), Leven piazza infine la stoccata vincente con Billy Ate My Pocket, affascinante racconto sonoro con finale a sorpresa.

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Voto: 8
Perché: Jackie Leven conferma il suo momento di grande ispirazione. Con l’aiuto di David Thomas, il songwriter scozzese regala 10 canzoni magistrali, piene di ricordi personali e di vecchie emozioni in un clima sonoro semplice ma elegantissimo.

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