11/05/2007

La colonna sonora della nostra vita

Sessant’anni di musica, dal dopoguerra ad oggi, raccontati da 21 autori più un centinaio di “canzoni da salvare” scelte da un selezionato gruppo di intellettuali. Con questa semplice, ma al tempo stesso sofisticata formula, la Guanda ha voluto rivitalizzare la vecchia idea dell’Almanacco Letterario, dimenticato patrimonio culturale dell’editoria italiana, prendendo come argomento/guida per l’edizione 2005 proprio il mondo a noi caro delle sette note.

Ranieri Polese, prestigiosa firma del Corriere della Sera, è il curatore di un’opera che sin dalle prime pagine appassiona per originalità, eleganza e sorprendente competenza. Già, perché a parlare di musica o, per meglio dire, a esternarne amori ed emozioni o a rinverdire ricordi e aneddoti non ci sono critici musicali professionisti (se si eccettua l’amico Enzo Gentile autore di un delizioso saggio sulle vittime eccellenti del rock, da Jimi Hendrix a Kurt Cobain). Piuttosto, Polese ha voluto radunare intorno a sé penne raffinate (scrittori e giornalisti di grido, italiani e internazionali) che con la musica hanno avuto un rapporto intenso e significativo. Più alcuni outsider (Wim Wenders, Vasco Rossi o l’ultimo direttore di Videomusic, Alberto Tonti) che rendono ancor più piacevole il volume significativamente intitolato La musica che abbiamo attraversato.

Proprio Tonti ci ha portato all’interno di un lavoro che, come ha spiegato lui stesso, “presenta racconti e saggi che toccano quasi tutti i generi musicali, dal pop al jazz, dalla musica leggera italiana alla classica. Anche se, a farla da padrone (per motivi generazionali ma anche per spessore artistico) è il rock”.

Tonti, da sempre ideatore e realizzatore di bellissime mostre sulle copertine di dischi, ha dedicato il suo intervento proprio alle confezioni di vinili e cd.

“Conoscendo la mia passione per le cover, Ranieri mi ha chiesto di fare una storia degli ultimi 50 anni di musica attraverso le copertine. Non ho, però, effettuato la mia selezione basandomi soltanto sull’immagine o puntando su fattori squisitamente estetici: ho voluto provare a identificare 50 dischi emblematici di ciascun anno con, certamente, una bella copertina ma anche con contenuto importante. In seguito, ho proposto un ampliamento del concetto di cover: non più, o non solo, inteso come involucro del vinile ma piuttosto, in senso musicale, come adattamento o rielaborazione di brani famosi anglo-americani degli anni 60 rifatti (all’epoca) in italiano da alcuni gruppi e artisti beat nostrani. È un capitolo che ho scritto con passione ed entusiasmo perché quel periodo e quelle canzoni hanno avuto una fondamentale importanza propedeutica per gli appassionati e poi perché, ancora oggi, mi sento legato a quelle vicende e agli artisti che sono stati protagonisti”.

Alberto ci ha anche condotto alla scoperta dei momenti più intriganti, significativi e divertenti dell’Almanacco.

“Ho trovato assolutamente esilarante l’intervento, in apertura, di Adriano Sofri che ha commentato con estrema arguzia il cult song italiano dei primi anni 70 Piange il telefono di Domenico Modugno. Non solo ha sezionato il testo (già di suo involontariamente comico) ma ne ha sottolineato incongruenze, errori, goffaggini così come ha fatto dell’omonimo film. Davvero formidabile”.

“Mi è piaciuto moltissimo il racconto di Nick Hornby” prosegue Tonti “l’analisi che fa di 15 album che considera tra i suoi preferiti, così come le sue riflessioni sui box set che, dice, gli sono spesso serviti per scoprire autentiche leggende del rock come Little Richard, sono molto divertenti. Anche se, a mio parere, Hornby supera sé stesso quando analizza, in un capitoletto, i dischi che, negli ultimi anni, sono stati nei primi posti in classifica in America e in Inghilterra (e che lui ammette di non conoscere) sottolineando l’inconsistenza artistica, le assurdità o addirittura la violenza dei testi con grande acume e ironia. Sono molto belli anche i pezzi di Wim Wenders (che racconta di un suo viaggio ‘politico’ in Italia alla scoperta degli indiani metropolitani) e quello di Roddy Doyle (lo scrittore irlandese autore di The Commitments, nda) che spiega come ‘usa’ la musica mentre sta scrivendo un romanzo”.

Illustrato da disegni di Guido Scarabottolo, Franco Matticchio e José Munoz e da alcune foto di Giuseppe Pino, La musica che abbiamo attraversato è stampato su un formato molto particolare che, anche nelle dimensioni, replica i vecchi almanacchi di una volta.

Se anche voi, come Lou Reed e Wim Wenders, siete convinti che il rock vi ha salvato la vita, in questo libro troverete ulteriori argomenti per amare la più bella musica degli ultimi sessant’anni.

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