Ci sono persone con le quali si riesce a stabilire un rapporto speciale anche quando non si ha la possibilità di frequentare con continuità: questione di feeling, cantava qualcuno.
Affinità varie, aggiungo io: di gusti, d’idee, d’intenti.
Conosco Nick The Nightfly da una quindicina d’anni e, anche se non siamo amici per la pelle, ogni volta che lo incontro provo enorme piacere.
La musica, ovviamente, è la cosa che ci unisce.
Ma non c’è solo il comune amore per James Taylor, Pat Metheny, Tuck & Patti o per altri musicisti (leggendari o meno) alla base del nostro rapporto. Di Nick ho, infatti, sempre ammirato passione, determinazione e integrità professionale e artistica. Ma anche la capacità di essersi saputo ritagliare un ruolo a propria immagine e somiglianza. Da anni, conduce un programma in radio che è, in tutto e per tutto, un suo programma. E, come dimostra il suo ultimo cd Live At The Blue Note Milan, Nick è anche riuscito, senza presunzione, a riproporre le sue origini di musicista. Le stesse che, dalla Scozia, lo avevano portato nel nostro Paese una ventina di anni fa.
Ci vediamo, per un aperitivo, nei pressi del Blue Note, il prestigioso jazz club milanese di cui Nick è direttore artistico.
“Sono stato invitato da Paolo Colucci a partecipare al progetto quando il locale era ancora un capannone da ristrutturare. Ci siamo capiti al volo anche perché entrambi covavamo lo stesso sogno: dar vita a un grande club di jazz a Milano. Mi emoziono ancora ripensando al giorno in cui ho visto varcare la porta d’ingresso del Blue Note Chick Corea, la superstar, cioè, che ha suonato all’inaugurazione del locale, due anni fa. Oggi il Blue Note di Milano è una realtà importante; viene gente da tutta Italia e a volte persino da altre capitali europee a vedere le leggende del jazz ma anche i nuovi artisti che quotidianamente proponiamo. L’acustica è perfetta e gli appassionati possono vedere i loro beniamini da vicino con una chance, spesso concreta, di incontrarli.”
È proprio al Blue Note che Nick ha registrato il suo ultimo, divertente album accompagnato da una scintillante big band che ha deciso di chiamare come il suo show: The Monte Carlo Nights Orchestra.
“Prima di fare la radio, a metà anni 80, cantavo in quartetto jazz accompagnato da una big band (The Jazz Class Orchestra) facendo tributi a Ellington, Porter, Gershwin ma proponendo anche un repertorio più moderno, stile Manhattan Transfer. È stato allora che ho scoperto la passione di cantare con una grande orchestra. Un paio di anni fa, dopo un bel programma realizzato insieme a Renzo Arbore che si chiamava Aperitivo con Swing (in cui si faceva un percorso storico attraverso le varie fasi dello swing) è scoccata nuovamente la scintilla. Al programma con Renzo sono infatti seguiti due cd compilation, uno classico e uno più moderno, che sono andati piuttosto bene. Selezionando le musiche per quegli album, mi è tornata voglia di cantare quelle canzoni così belle. E così ho chiamato Gabriele Comeglio, musicista e arrangiatore bravissimo, che ha studiato al Berklee College Of Music con Wynton Marsalis. Con lui abbiamo voluto rimettere insieme una big band: mi è stato facile sperimentare l’effetto che faceva sul pubblico. Sono venuto qui al Blue Note, ho chiamato la mia amica Sarah Jane Morris e ho messo in piedi uno spettacolo ad hoc. Abbiamo registrato lo show anche se non c’era l’intenzione di fare un disco. Riascoltando il materiale, però, c’è piaciuto così tanto che abbiamo proposto la cosa a Paolo Franchini, presidente della Edel.”
L’album è una spumeggiante carrellata di classici, da Count Basie a Frank Sinatra, da Burt Bacharach a Cole Porter. C’è anche spazio per un pezzo originale di Nick che si chiama B-Swing (cioè, Before Swing, prima dello swing), gioco di parole per affermare che non è stato Benny Goodman ad inventare lo swing ma che, prima di lui, Duke Ellington già lo sperimentava.
Nick canta in modo appassionato e credibile. Ma non è una novità. Lui è sempre stato un cantante e ci tiene a ribadirlo.
“Avevo avuto una chance come solista a metà anni 80: per la Emi avevo inciso una versione dance di I Shot The Sheriff anche se rock e jazz sono i miei grandi amori. È stata una mia amica, che avevo conosciuto a Mosca quando entrambi facevamo parte del coro di Adriano Celentano, a convincermi a fare la radio. Si chiamava Novella Hazan e, all’epoca, era la moglie dell’editore di Radio Montecarlo. Mi aveva chiamato per registrare alcuni jingle ma poi le era piaciuta la mia voce e mi aveva proposto di condurre un programma nuovo. L’idea era di presentare musica d’atmosfera, elegante e sofisticata, che avrebbe accompagnato la fascia notturna della radio. Era il momento di Vollenweider, Pat Metheny, Tuck & Patti, Suzanne Ciani e di altri nuovi artisti genericamente raggruppati sotto la definizione di new age. All’inizio ero perplesso ma poi, quasi per gioco, ho accettato il progetto di Novella.”
Per gioco, è nata anche l’invenzione dello pseudonimo.
“Ho pensato di nascondermi dietro un nome d’arte (The Fly, la mosca) e la cosa ha costituito ulteriore elemento di curiosità. Poi, un po’ perché trasmettevo di notte, un po’ perché quello di Donald Fagen è sempre stato uno dei miei album preferiti, ho trasformato il nomignolo in The Nightfly. Il programma, nel frattempo, stava iniziando ad avere un discreto successo e il pubblico voleva sapere chi era questo Nightfly. Allora ho pensato di aggiungergli un nome ma Malcolm, il mio nome vero, non funzionava: molto meglio Nick The Nightfly.”
Ben presto, le notti musicali di Radio Montecarlo sono diventate un cult.
“L’idea di andare in onda di notte è stata geniale: a parte Rai Stereonotte, che però andava in onda più tardi, all’epoca non c’era nulla. Ma soprattutto non c’era nessuno che trasmetteva nuova musica acustica, new age e smooth jazz come facevamo noi. Siamo davvero arrivati al cuore della gente. E probabilmente la combinazione tra orario notturno, musica particolare e suggestiva, il nome d’arte e il mio accento scozzese si sono rivelati un perfetto mix.”
“Ho impostato il programma a mia immagine e somiglianza”, prosegue Nick, “con le atmosfere che prediligo, tranquille, confidenziali, sognanti. Che ho voluto trasmettere agli ascoltatori con duetti dal vivo con grandi artisti ma anche attraverso racconti e colloqui in diretta che hanno rafforzato il rapporto di fiducia tra me e loro. Il che ha anche significato uno scambio di informazioni e suggerimenti di tipo musicale perché la musica che ti consiglia un amico rappresenta sempre un regalo bellissimo.”
Come per il suo mito, Duke Ellington, anche per Nick la musica è solo di due tipi: buona o cattiva (“E io, al di là di stili e generi, promuovo sempre la buona musica”).
Il pubblico lo segue e gli vuole bene: per loro, come per me, Nick è un amico sincero e affidabile.
Have a nice one.
