02/12/2025

Little Boys – Tra “Ilaria” e i tour all’estero

Il duo presenta il nuovo singolo prodotto da Livio Magnini e racconta un percorso costruito tra Giappone, Cina ed Europa

Il loro nuovo singolo si intitola Ilaria ed è una riflessione sulla stupidità e sull’autosabotaggio emotivo. E a proposito del brano, prodotto da Livio Magnini (Bluvertigo), hanno dichiarato: «È la parte di noi che indebolisce la nostra integrità e la capacità di sentire e pensare con lucidità». Loro sono i Little Boys, un power duo italiano nato per caso a seguito di una scommessa su un volo aereo nel 2020 diretto verso il Giappone. Il duo è composto da Laura “Elle” Bertone (voce e chitarra) e Sergio “Esse” Pirotta (batteria) e con questo loro progetto possono vantare diversi tour tra Asia ed Europa e diverse collaborazioni con musicisti e produttori giapponesi.

A fine 2022 esce il loro primo album omonimo, Little Boys appunto, mentre l’anno successivo pubblicano il loro primo singolo in giapponese Tsatsugai che anticipa il loro nuovo lavoro Ricordati che devi morire. A inizio 2025 è uscito Tokyo Addicted, nuovo EP con due brani inediti e due remix a cura del chitarrista e produttore giapponese DURAN, con cui i Little Boys hanno condiviso parte del tour. Punk, rock, delta blues e suggestioni cinematografiche trovano spazio nel loro sound ed è ben presente il desiderio di proseguire il loro percorso affrontando nuove sfide musicali, come ci hanno raccontato nel corso dell’intervista.

 

 

Parliamo del nuovo brano Ilaria. Com’è nato? C’entra anche il Giappone per l’ispirazione e considerando il vostro percorso o c’entra ad esempio anche la Cina, considerando il video che lo accompagnerà girato lì?

Ilaria è nato da un momento di noia tra un tour e l’altro, quindi diciamo che il brano è sicuramente influenzato dai precedenti tour in Giappone che sono stati intensi e molto ravvicinati tra loro. La Cina c’entra in parte nel senso che nell’intervallo di tempo tra Giappone e Cina è nato in questo spazio vuoto Ilaria che può essere rappresentata come un inno contro la stupidità, la scarsità, l’accomodante ignoranza e vacuità che ha sempre accompagnato l’essere umano, un po’ ingannandolo e cullandolo, un po’ stimolandolo come nel mio caso. Ilaria è lo sforzo e l’audacia, nello sfarzo, di poter uscire dalla personale zona di comfort.

È stato interessante girare il videoclip in Cina, perché è stato una specie di esperimento: ho intervistato più band per chiedere che cosa rappresentasse per loro il concetto di “Ilaria” per comprendere quanto il concetto di trivialità fosse riconosciuto universalmente e che tipo di influenza potesse avere.

Con “Ilaria you have to die” intendiamo proprio questo: è facile lasciarsi intrattenere dalla superficialità, ma occorre combatterla quotidianamente per evolversi in individui migliori. Biologicamente parlando, è l’obiettivo di ogni specie vivente. Liberarsi dai formalismi e dalle frasi fatte, riuscire a essere sé stessi e dare valore a ogni parola espressa: questo innalza l’individualità e, di conseguenza, il livello di integrazione nella società. Il concetto è molto più complesso e contraddittorio rispetto a come viene espresso liricamente, ma ho voluto creare semplicemente una bozza di immagine per lasciare spazio all’ascoltatore di delinearne i contorni.

 

Com’è stato lavorare con Livio Magnini?

Lavorare con Livio è stato stimolante. Avevamo già lavorato insieme, quindi ci conosciamo da qualche anno. È una persona veramente accomodante e schietta, questo ci piace molto. La sua visione, anche sulla parte interpretativa, ci ha dato degli spunti e dei punti di vista completamente diversi e inesplorati per noi, lasciandoci lo spazio per riflettere e provare qualcosa di nuovo.

 

Perdonate la banalità, ma visto che avete girato e che girate il mondo: in questo momento siete in tour? Dove vi trovate?

Non è affatto una domanda banale! Ora siamo in Italia, ma già pronti per la prossima conquista e avventura. Ci stiamo allenando e forgiando per tutto quello che deve ancora venire, siamo assetati di novità ed esperienze. Ora staremo in letargo per qualche mese, ma suoneremo a Milano prima di ripartire per l’Europa e per il Giappone, a breve comunicheremo qualche live!

 

Bene. Qual è la percezione del pubblico nei vostri confronti nei vari posti del mondo in cui avete suonato rispetto all’Italia?

Abbiamo scoperto che la percezione del pubblico la plasmi tu, in base alla tua sicurezza, confidenza, missione, scopo. Non c’è qualcosa che risponde meglio o peggio: sei tu lo strumento che cabla quello che ti circonda. Ovviamente ci siamo concentrati più sull’estero solo per mettere alla prova questa forza. Questo non lo potevamo fare in un ambiente poco stimolante, perché ovvio e stagnante: avevamo bisogno di mistero, di qualcosa di totalmente sfidante e sconosciuto, di non prevedibile. Qui la nostra attenzione focalizzata ha scatenato una risposta. Questo ultimo tour in Cina è stato totalmente imprevisto e incredibilmente divertente, più destabilizzante dei precedenti in Giappone e più lungo ed estenuante, ma ha portato dei risultati; quindi ci torniamo presto, perché abbiamo inaspettatamente ottenuto il feedback più selvaggio.

 

Sono comunque sempre i live che influiscono sulla vostra ispirazione e vi portano magari a esplorare altre strade dal punto di vista musicale?

Decisamente, è l’azione quello che spinge a creare e viceversa. Solo l’azione può solidificare e scolpire ciò che è inizialmente solo un’idea o un ideale. Abbiamo sviluppato una sorta di dipendenza da live show: è difficile stare fermi quando comprendi quanto gratificante sia prendere parte alla tua battaglia e vincere, qualche volta perdere ma continuare a lottare e fare esperienze, conoscere gente nuova, tornare a casa con infiniti dati da elaborare e sperimentare di nuovo, reinventarsi, studiare, provare e ripartire alla conquista del mondo, ma più che altro di se stessi.

 

Cosa è rimasto uguale rispetto a quando vi siete incontrati per caso nel 2020 mentre eravate su un volo per il Giappone e cosa è cambiato, ammesso che sia cambiato?

Interessante domanda. È rimasto uguale l’approccio infantile con cui mi piace livellare la nostra progettualità: le aspettative, l’obiettivo e i sogni non sono mai cambiati, anzi, con il tempo e i traguardi si sono sempre più rafforzati. Il paesaggio è sempre diverso, la percezione degli altri è cambiata, tutto attorno a noi è mutato: le persone, le amicizie, le promesse degli altri. Noi stessi siamo cambiati, totalmente credo, ma non gli obiettivi e la nostra promessa: quella rimarrà intatta per sempre e noi lo sappiamo, per questo continuiamo inesorabilmente e stupidamente. Credo sia qualcosa di molto irrazionale e romantico quello che tiene assieme il progetto “Little Boys”: è una lotta contro l’impermanenza delle cose, è andare contro natura.

 

Dopo Ilaria pubblicherete altri singoli oppure un nuovo ep o un nuovo album?

Sì, stiamo continuando a lavorare con Livio, usciranno altri singoli e stiamo anche lavorando a un nuovo album. È tempo di creare e dare spazio a tutte le sensazioni ed emozioni che questi tour ed esperienze hanno lasciato e lasciare parlare un po’ la musica.

 

Little Boys – Foto di Nami Suke

Little Boys - Foto di Nami Suke

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