15/05/2007

Madeleine Peyroux

Careless Love – Rounder/Universal

Di lei, dicevano fosse la “nuova Billie Holiday”. Questo succedeva più o meno nel 1996, all’indomani dell’uscita di Dreamland, album di debutto di questa ragazzotta (allora 23enne) nata ad Athens, Georgia, ma vissuta tra Brooklyn, Sud California e Parigi. In effetti, quel disco (nel quale suonavano alcuni tra i migliori jazzisti newyorchesi, da Cyrus Chestnut a James Carter passando per Marc Ribot o Vernon Reid) proponeva un’interessante, sofisticata, moderna rilettura di vecchi standard blues degli anni 20 e 30 tra i quali Gettin’ Some Fun Out Of Life della leggendaria Lady Day (così come un paio di pezzi del repertorio di Bessie Smith). Ma soprattutto mostrava il talento e la raffinatissima classe vocale di Madeleine, il cui timbro, le cui inflessioni nonché quel tipico modo di usare il vibrato potevano (effettivamente) ricordare lo stile della Holiday.

Otto anni dopo, il nome della Peyroux rimbalza nuovamente sulla bocca di critici e cultori. Gli stessi che l’avevano incensata per Dreamland (che, per la cronaca, aveva venduto più di 250mila copie) e che l’avevano osannata dopo performance importanti (come quella del Lilith Fair 1997 al fianco di Sarah McLachlan). Ma anche di quelli che, ascoltando Careless Love (suo magnifico nuovo lavoro), hanno scoperto solo oggi il fascino irresistibile di un’anomala songwriter in grado di trasformare una canzone di Bob Dylan (You’re Gonna Make Me Lonesome When You Go) in uno suadente swing, capace di tingere di blues una ballad di Leonard Cohen (Dance Me To The End Of Love), dar tono ed energia a un brano intimista di Elliott Smith (Between The Bars), affrontare senza timori un classico di Hank Williams (Weary Blues). Conferendo al tutto, ed è forse questa la considerazione più importante, un piglio assolutamente originale. L’identità di Madeleine è indiscutibile così come la sua eleganza esecutiva (preziosa, al proposito, l’impeccabile produzione di Larry Klein, ex marito nonché validissimo collaboratore di Sua Maestà Joni Mitchell). La sua visione artistica superiore è testimoniata non solo nelle cover ‘eccellenti’ ma anche nei brani originali (vedi l’ottima Don’t Wait Too Long, scritta insieme allo stesso Klein e a Jesse Harris, collaboratore primo di Norah Jones) nei quali, proprio come accade per i grandissimi, l’ascoltatore non coglie differenze stilistiche o interpretative.

È talmente brava, Madeleine, che si permette di giocare su J’ai deux amours (Josephine Baker) o sul cavallo di battaglia (Lonesome Road) della country star degli anni 30 Gene Austin, sempre con risultati deliziosi.

“È stato un grande onore”, commenta dalle colonne del suo sito, “registrare brani di autori così importanti per la storia della musica e per la mia formazione artistica. Larry Klein è stato di grande aiuto nella scelta dei brani e nell’arrangiamento degli stessi.”

“Larry mi ha incoraggiato”, continua la Peyroux, “nel trovare una mia identità, una direzione artistica il più originale possibile. Io, semplicemente, non ho mai voluto imitare nessuno; ho cercato solo di cogliere le intenzioni degli autori dei brani e dei grandi interpreti.” Come Bessie Smith di cui Madeleine interpreta Don’t Cry Baby e soprattutto Careless Love, uno dei momenti davvero sublimi del disco.

Con Bessie Smith e Billie Holiday, Madeleine ha forse in comune l’anima blues filtrata da una sensibilità jazz. Anche se questa ragazza (che, forse per la paura del successo, dopo la pubblicazione di Dreamland è scappata a Parigi vivendo per un certo periodo ai margini della società) è infinitamente meno rabbiosa della Smith e assolutamene priva della drammatica sofferenza di Lady Day. Quindi, se proprio vogliamo scomodare paragoni importanti, la voce della Peyroux può per certi versi ricordare Patsy Cline e, per altri, la k.d. lang dell’ultimo decennio (ma, in questo caso, con un repertorio assai migliore). Una cosa è certa: una nuova stella è nata. O, per meglio dire, è risorta.

——————————————————————————–

Voto: 8+
Perché: classe, eleganza, repertorio eccellente, produzione sofisticata, varietà stilistica sono doti pressoché introvabili (specie simultaneamente) ai giorni nostri. Madeleine Peyroux, la Billie Holiday del Terzo Millennio, ha tutto questo. E, forse, pure qualcosa in più. Raccomandatissima.

On demand

Iscriviti alla Newsletter

Vuoi rimanere sempre aggiornato su rock e dintorni? Iscriviti alla nostra newsletter
per ricevere tutte le settimane nuovi video, contenuti esclusivi, interviste e tanto altro!