23/07/2026

Mattia Boschi, dentro il suono del suo violoncello con “Inside”

Il violoncellista, che abbiamo ascoltato in studio e dal vivo al fianco di tantissimi artisti, racconta il suo lato più intimo e personale con il suo terzo EP solista, tra elettronica, influenze rock e nuove atmosfere

Mattia Boschi, violoncellista con un lungo percorso di collaborazioni e ricerca personale, pubblica Inside, il suo terzo EP solista dopo l’omonimo lavoro del 2023 e Just Looking del 2024. Un progetto in cui il violoncello resta protagonista assoluto, aprendosi però a nuove suggestioni attraverso l’elettronica e arrangiamenti che uniscono melodia, sperimentazione e influenze rock.

Violoncello dei Marta sui Tubi dal 2008 al 2015, Boschi ha costruito negli anni una carriera ricca di collaborazioni in studio e dal vivo con artisti come Lucio Dalla, Franco Battiato, Ludovico Einaudi, Maneskin, Gianna Nannini, Biagio Antonacci, Pinguini Tattici Nucleari, Annalisa, Noemi e Marina Rei. Un percorso che oggi si affianca alla sua produzione solista, attraverso EP strumentali che mettono in luce un lato del musicista meno conosciuto dal pubblico.

Nell’intervista Mattia racconta la genesi di Inside, il videoclip di Inside Us realizzato da Gaetano Cusumano per Rust Productions e ispirato all’immaginario dello Studio Ghibli, oltre agli incontri e alle esperienze che hanno segnato il suo percorso.

Sei arrivato al tuo terzo EP solista. Considerando il tuo lungo percorso, è un lavoro che ti permette di consolidare anche questa parte della tua carriera che ti vede impegnato in prima persona?

Tutto nasce soprattutto dall’esigenza di far vedere, di mettere in luce una parte del mio essere musicista che spesso non viene sottolineata o esaltata. Il pubblico è abituato a vedermi collaborare o a suonare per altri. A parte la parentesi dei Marta sui Tubi, che era un progetto di band, nel post Marta mi sono sempre dedicato a suonare con altri musicisti e per altri artisti. Quindi è un po’ un modo per dire: “Attenzione, Mattia Boschi fa anche queste cose qui!”.

Anche il mio utilizzo dei social, soprattutto Instagram, e adesso TikTok, insieme al canale YouTube e a SoundCloud, va in questa direzione. Sto cercando di portarli avanti contemporaneamente, pubblicando contenuti che raccontino le mie caratteristiche, le mie attitudini e i miei arrangiamenti: cose che normalmente non si vedono da parte di un violoncellista.

Se un riarrangiamento lo realizza un chitarrista, ce ne sono migliaia che possono farlo. Sentirlo fare da un violoncellista è qualcosa di più insolito. Del resto il mio percorso è sempre stato un po’ fuori dagli schemi. Nel 2008 non esistevano tante figure di violoncellisti elettrici professionisti.

Questi tre EP, insieme anche al progetto Wuz, rappresentano quindi il tentativo di mettere in luce un aspetto del mio percorso che magari molti non conoscono.

Forse gli unici che hanno avuto davvero un grande riscontro a livello commerciale, facendo un lavoro simile al tuo, sono i 2Cellos.

Sì, perché sono due artisti virtuosi che arrivano dalla musica classica e hanno saputo guardare anche al mondo pop. Hauser, per esempio, è stato coinvolto da Umberto Tozzi in alcune delle sue ultime produzioni. Tra l’altro anch’io ho collaborato a uno degli ultimi singoli di Umberto Tozzi, Vento d’Aprile: il violoncello l’ho registrato io.

Come sono nati i brani di Inside?

A parte il secondo EP, dove mi sono avvalso della preziosa collaborazione di Angelo Di Mino, violoncellista e proprietario del Blackstar Recording Studio di Milano, sono tutti lavori nati dall’esigenza di fare musica mia. Metto insieme i brani quando ho tempo e cerco di dare un senso all’insieme.

Nel 2023, con l’EP omonimo, avevo tante idee e ho deciso semplicemente di pubblicarle. Dal secondo EP c’è stato un lavoro più accurato e nel terzo ho aggiunto anche un videoclip, che è stato il vero investimento economico del progetto.

Dal punto di vista commerciale, delle classifiche e dei numeri, questi EP non mi stanno portando grandi risultati, ma sono progetti che realizzo praticamente da solo, registrando in casa.

Hai citato il videoclip e allora, a questo proposito, ti chiedo: com’è nata l’idea del video di Inside Us diretto in stile Studio Ghibli?

L’idea era quella di raccontare questi ragazzini attratti da qualcosa di misterioso che si incamminano lungo un sentiero fino ad arrivare a un albero, che poi è l’albero dei Wuz. C’è un collegamento anche con quel progetto.

Toccando questo albero si liberano tanti colori, che simboleggiano i sogni, le aspirazioni e le ambizioni dei ragazzi. La musica diventa così la metafora di ciò che li unisce e li accompagna nel loro percorso.

Se guardi bene il video, ogni nuovo giro dell’arrangiamento, con l’ingresso di una nuova linea di violoncello, corrisponde anche all’ingresso di un nuovo personaggio. Il primo ragazzo, tra l’altro, è mio figlio. C’è quindi una coerenza tra arrangiamento e storytelling.

Una volta definita questa idea, tramite una mia cara amica fotografa ho conosciuto Gaetano Cusumano, direttore della Rust Productions, e gli ho detto semplicemente: “Fai tu”. Il risultato è quello che si vede.

Tra i brani di Inside c’è anche Blue Wind, che mette in evidenza il tuo lato più rock ed è l’unico registrato con il violoncello elettrico, giusto?

Sì. Come già nei precedenti EP, soprattutto nel secondo, Just Looking, cerco sempre di inserire diverse sfaccettature all’interno del disco, anche se è un lavoro breve, di venti o venticinque minuti al massimo.

C’è il brano quasi per violoncello solo, quello più lirico, quello più estroso, quello più sognante e poi viene fuori anche la mia anima più rock, che fa parte del mio background. Ci sono tempi dispari e sonorità più spinte.

È tutto violoncello. In tanti mi hanno chiesto se alcune parti fossero di chitarra, ma no: è sempre violoncello. Per la prima volta ho utilizzato anche dei synth e dell’elettronica per creare tappeti sonori o rendere alcune parti più eteree e sognanti.

Rispetto ai lavori precedenti ho aggiunto anche alcune parti di chitarra acustica, che suono anche dal vivo con Giusy Ferreri, e qualche appoggio di pianoforte, pur senza sbilanciarmi troppo perché non sono un pianista.

Un’altra caratteristica dei tuoi EP è che si chiudono sempre con una cover riarrangiata. Stavolta hai scelto Clothes of Sand di Nick Drake. Come mai?

C’è un significato molto profondo. Da ragazzino ho iniziato a suonare con un mio amico di provincia, Rudolf Minuto, che purtroppo non c’è più. Era un grandissimo estimatore di Nick Drake ed è stato lui a farmi conoscere la sua musica. È stata una delle prime cose non classiche che ho ascoltato. Quindi questa cover è anche un omaggio a lui.

Prima parlavamo dei social e lì pubblichi spesso cover riarrangiate. Come scegli i brani?

Il filo conduttore è il mio background, molto radicato nel rock americano degli anni Novanta. Ci sono Soundgarden, R.E.M., Stone Temple Pilots, ma anche Muse e tanti altri.

Cerco sempre di attraversare le mie radici musicali. Sono omaggi, estratti riarrangiati: magari prendo l’intro, la strofa, il ritornello e costruisco una piccola coda finale. Tutto si esaurisce in un minuto e mezzo o due minuti.

È un divertissement che mi tiene allenato sia tecnicamente sia dal punto di vista compositivo. Come ti dicevo, utilizzo i social come una sorta di archivio: chi vuole capire chi è Mattia Boschi può vedere non solo gli artisti con cui collaboro, ma anche le cover e gli EP che pubblico.

Hai collaborato con tantissimi artisti. C’è qualche aneddoto che ti viene in mente?

Sicuramente Lucio Dalla e Franco Battiato sono stati gli artisti che mi hanno insegnato di più nel mio percorso di violoncellista pop-rock. Sono persone dalle quali impari anche senza che dicano nulla, semplicemente osservando il loro modo di stare sul palco e di lavorare.

Con Lucio Dalla ricordo due concerti con i Marta sui Tubi al Teatro del Navile di Bologna nel 2012. Sapevamo che forse sarebbe passato, ma non c’era nulla di certo.

Alla fine, in entrambe le serate, è salito sul palco con noi e abbiamo suonato Disperato erotico stomp e L’anno che verrà. Ci sono anche i video su YouTube.

A un certo punto, mentre stavamo suonando L’anno che verrà, Lucio mi ha appoggiato una mano sulla spalla. Sono momenti che ti porti dentro per tutta la vita e che poi racconti ai figli e ai nipoti.

Beh, sicuramente sono grandi emozioni. Per concludere: in questo periodo sei in tour con altri artisti. Hai in programma anche una presentazione dal vivo dell’EP o altri progetti?

Come ti dicevo, i miei EP sono progetti che realizzo per me e spero che un giorno possano offrirmi qualche opportunità in più.

In questo periodo sto seguendo, come ormai accade da molti anni, la tournée estiva di Giusy Ferreri. Sto lavorando anche con Michael Leonhart (Steely Dan e non solo) in un bellissimo progetto curato da Ponderosa, ispirato a Sketches of Spain di Miles Davis e Gil Evans, insieme a Israel Galván, uno dei più grandi ballerini di flamenco al mondo. Saremo anche a Milano nell’ambito di JazzMi.

Per quanto riguarda i Wuz, invece, con mio fratello ci siamo ripromessi di riprendere il progetto a settembre, rimettere insieme le idee e capire quale direzione prendere. Siamo tutti impegnati su tanti fronti e bisogna anche obbligarsi un po’ a fare le cose, perché altrimenti diventa difficile.

mattia boschi - copertina ep inside

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