Mercato musicale italiano a +7,3%: il vinile vola (+18,50%) e ridefinisce il valore del fisico
Il mercato musicale italiano chiude i primi sei mesi del 2026 a quota 225 milioni di euro con una crescita del 7,3%, confermando una grande vitalità
Il mercato musicale italiano chiude i primi sei mesi del 2026 a quota 225 milioni di euro con una crescita del 7,3%, confermando una grande vitalità. Se da un lato lo streaming macina oltre 52 miliardi di ascolti e vale l’80% degli introiti complessivi, con gli abbonamenti premium a trainare i ricavi, dall’altro lato la vera storia di questo semestre è scritta da una puntina su solchi di cera. Per anni molti hanno etichettato il ritorno del vinile come un capriccio passeggero, una fiammata nostalgica riservata a pochi appassionati, a collezionisti o a fan sfegatati. I numeri del primo semestre 2026, raccolti come sempre da Fimi, smentiscono questa narrazione: il supporto fisico è il comparto che accelera con maggiore decisione, grazie a un’impennata del vinile del 18,50%. Non è più una nicchia per pochi, ma un fenomeno di massa consolidato che convive con la stabilità del CD e porta l’intero settore del fisico a rappresentare il 12% del mercato.
Chi continua a considerarlo un trend momentaneo non ha ancora compreso il bisogno di ritualità che guida le nuove generazioni di ascoltatori. Dunque il formato fisico sembra non star semplicemente “resistendo” accanto al digitale, ma sta ritagliandosi un ruolo complementare e sempre più identitario. Se questo doppio binario continuerà a crescere di pari passo l’industria discografica italiana avrà trovato un equilibrio che coniuga scoperta immediata e valore duraturo, due bisogni che una parte importante del pubblico sembra proprio non esser più disposto a sacrificare l’uno per l’altro.
