È un’icona del rock e del chitarrismo made in Italy. E non solo perché tra pochi giorni festeggerà il trentennale della Pfm, la più grande band nostrana di tutti i tempi. Lui, Franco Mussida, da quasi quattro lustri è il direttore della più famosa scuola di musica della penisola.
Fondato a Milano nel 1984 dallo stesso Mussida insieme a Giannino D’Antonio, il Cpm è una realtà di cui tutti gli appassionati debbono andare orgogliosi. E che, come tutte le cose belle, è nata sullo slancio di una formidabile passione.
“Abbiamo iniziato questa avventura in amicizia, tanti anni fa”, ricorda Franco, “ci siamo divisi i compiti; io curavo la parte musicale e propedeutica, Giannino quella commerciale e amministrativa. Avevamo però un obiettivo comune: dare vita a un nucleo sperimentale in grado di divulgare la pratica del fare musica. Mai, prima di allora, in Italia si era pensato di insegnare a suonare e cantare pop, rock e jazz in modo sistematico.”
In quasi vent’anni di attività, il Cpm è cresciuto moltissimo. Non solo dal punto di vista dell’offerta dei corsi, della sempre maggior qualificazione dei suoi insegnanti e dei possibili sbocchi professionali degli allievi. Passato dai 750 metri quadri della prima sede agli oltre 2.500 del nuovo edificio di Via Reguzzoni, 15 a Milano (operativo dal gennaio 2002), il Cpm è oggi, di fatto, una piccola cittadella della musica. Nella palazzina nei pressi della Bicocca c’è, infatti, spazio per uffici, laboratori, aule per i corsisti e piccoli studi di registrazione. In più, oltre alle sale prove (da sempre una caratteristica del centro), il Cpm sta attrezzando un vero e proprio teatrino per concerti e una zona meeting per gli studenti.
“Per noi, musica è sinonimo di comunicazione”, ci tiene a sottolineare Mussida, “ecco perché ci piacerebbe che questo concetto fosse percepito anche dai nostri allievi ai quali proponiamo l’idea di un club oltre a quella di una scuola vera e propria.”
La forza del gruppo è, sin dagli early days, una delle caratteristiche vincenti del Cpm. Che ha permesso la realizzazione di iniziative importanti anche quando queste sembravano missioni impossibili.
“In questi anni, abbiamo portato la musica in carcere e organizzato corsi di musicoterapia per ragazzi con gravi handicap. Debbo ringraziare tutti gli insegnanti che si sono succeduti”, dice Mussida, “sia per la fiducia che mi hanno accordato sia per l’entusiasmo con il quale hanno aderito a questa impresa. Togliendo, a volte, tempo prezioso alla loro professione; trattandosi, nella maggior parte dei casi, di personaggi di prestigio (i migliori strumentisti italiani) il tutto assume ai miei occhi un significato ancora maggiore. All’epoca, poi, mettere insieme due musicisti era davvero un compito arduo. Oggi, in questo senso, le cose sono più semplici e il gruppo del Cpm si è ulteriormente consolidato.”
Così come si stanno consolidando nuove iniziative e forme di insegnamento alternative. Già attraverso il sito web ufficiale del Cpm (www.centroprofessionemusica.it) è possibile un aggiornamento in tempo reale su tutte le attività del centro. “Inoltre”, ci racconta, “abbiamo sviluppato il progetto Web Academy destinato a tutti coloro che non hanno tempo sufficiente o a quelli che per motivi logistici non riescono a venire in sede per frequentare le nostri lezioni. Grazie alla Web Academy, abbiamo la possibilità di portare i nostri corsi nelle case della gente. È la realizzazione di un sogno: insegnare a suonare (anche gli strumenti più strani) direttamente a domicilio con un mezzo interattivo, efficacissimo e collaudato. Un po’ come abbiamo già fatto utilizzando il lavoro dei laboratori del Cpm quando abbiamo realizzato i corsi di chitarra pubblicati insieme alla Fabbri.”
È da qualche tempo che si parla di una crisi della ‘sei corde’. O per lo meno, di un ridimensionamento del ruolo di quello strumento che negli ultimi quarant’anni è stato il simbolo della musica pop-rock. Franco, dal suo osservatorio privilegiato, ha riscontri di segno opposto.
“I dati in mio possesso non segnalano alcuna flessione. Qui al Cpm posso, semmai, verificare non tanto un calo di domande dei corsi di chitarra quanto piuttosto quello di un netto aumento delle richieste dei corsi di canto. I ragazzi di oggi si identificano sempre più con i frontmen. Ecco perché abbiamo organizzato di recente anche dei corsi di artist on stage per insegnare loro a stare su un palco in modo corretto ed efficace.”
Definita da molti l’equivalente del Berklee College Of Music italiano, il Cpm è oggettivamente lontano dagli standard (anche economici) della famosa music school americana (“È un problema di cultura”, dice Mussida, “qui da noi nessuno è disposto a sacrificare anni di studio e fior di soldi per imparare a suonare”). Ma non per questo non si confronta con i modelli stranieri. “Abbiamo stretto accordi con la struttura di Paul McCartney e cerchiamo di scambiarci seminari con altre scuole europee. In più stiamo studiando un sistema per avere una certificazione di qualità.”
Che il Cpm sia divenuto parte integrante della sua vita personale (la famiglia Mussida ha di recente rilevato le quote della società) e artistica è sin troppo evidente. Franco parla del Centro e delle sue attività come un padre fa di un figlio.
“A parte i primi cinque anni di lavoro durante i quali ho dovuto prendere un periodo diciamo sabbatico dalla Pfm per poter organizzare la mia nuova vita da direttore didattico, credo che dalla nuova esperienza di insegnamento abbia tratto profitto anche il mio lato artistico. È come se avessi cominciato una seconda vita più versatile e creativa della prima. Ho avuto enormi vantaggi dal contatto con i ragazzi che oggi per me rappresentano una sorta di linfa vitale. In questi anni, parallelamente al Cpm, ho realizzato un sacco di cose: dischi solisti, il concept delle Mille chitarre, la reunion con la Pfm, il disco Fatto per un mondo migliore, senza contare le altre iniziative e tutti i progetti che ho ancora nel cassetto e che prima o poi pubblicherò.”
Gli ricordo che siamo alla vigilia di un appuntamento importante: la celebrazione del trentennale della Pfm che vedrà, oltre a un tour in partenza da Milano l’11 novembre, la pubblicazione di un doppio cd live e di un dvd registrati in Giappone. “Dai che ti faccio sentire i primi due brani del disco”, mi dice allora con entusiasmo. “Nel primo c’è pure Peter Hammill.”
E mentre mi racconta alcuni aneddoti divertenti della loro avventura nipponica mi confida che “dopo tanti anni di musica ci siamo resi conto che rifare i grandi hit significa far provare al pubblico un’emozione che in quel momento ha voglia di vivere. Conseguentemente anche noi ci siamo emozionati. È stato bellissimo: ci siamo ritrovati creativamente con la stessa istintività di un tempo ma con una maggior consapevolezza”.
