15/05/2007

Ottmar e Leda alla conquista del mondo

Lei è cugina alla lontana del più celebre cantautore italiano del Novecento. Lui il chitarrista di nuovo flamenco più ricercato al mondo.

Oggi, Leda Battisti e Ottmar Liebert sono di nuovo insieme: le loro creatività artistiche daranno infatti vita a un album di elegante etno-pop la cui uscita è prevista per settembre. “Il primo contatto risale al 1995”, ricorda Leda, “ho sempre adorato la musica di Liebert; ho addirittura perso la testa per il suo modo di suonare la chitarra. Così, all’epoca, gli ho mandato una mail e, in seguito, spedito una audiocassetta e altro mio materiale. Lui mi ha risposto: per una coincidenza fortunata stava venendo in Italia. Ci siamo incontrati all’aeroporto ed è nata una collaborazione a distanza sfociata poi nel mio album di debutto.”

Qualche settimana fa, la ragazza di Rieti e il chitarrista tedesco naturalizzato americano si sono ritrovati in un piccolo studio milanese, l’Avantgarde, dove hanno registrato le tracce del nuovo lavoro discografico prodotto dalla B&G di Behgjet Pacolli sotto la direzione artistica di Jean Pierre El Kozeh.

Li abbiamo raggiunti per ascoltare, in anteprima, alcuni pezzi nuovi e per parlare insieme di musica.

“È stato il destino a farci incontrare”, dice un fatalista Liebert ricordando il curioso modo con cui è venuto a sapere dell’esistenza della Battisti, “certo, non sono solito rispondere a tutte le lettere o alle e-mail che ricevo. Ma quella di Leda mi aveva colpito. Almeno tanto quanto ero rimasto intrigato dalla sua musica.”

“Di fatto”, continua, “ho scoperto solo in un secondo tempo che avevamo parecchie affinità elettive. Che condividevamo non solo la passione per il flamenco moderno ma anche per un sacco di realtà musicali provenienti dai più sperduti angoli del pianeta.”

Simpatico, rilassato e disponibilissimo, il chitarrista (diventato popolare in Italia qualche anno fa grazie al tema del film Il ciclone) vive da tempo a Santa Fe, New Mexico, incantevole cittadina, meta ambita di artisti, designer, cineasti. “Prima di Santa Fe avevo vissuto a Boston per circa 6 anni”, ci spiega Ottmar. “Allora suonavo in una rock band e la musica non era ancora una professione: per pagare le bollette lavoravo come pony express e consegnavo lettere e pacchetti usando la mia bicicletta. Quindi, bici di giorno e chitarra di notte. Un amico giustamente mi ha detto: devi cambiare vita. E così, pensando di trasferirmi in California, nel 1986 sono passato da Santa Fe. M’è piaciuta molto l’atmosfera, e ci sono rimasto. È una città famosa per la sua comunità artistica e soprattutto per una particolare sensibilità in campo cinematografico. Lì ci sono scuole, case di produzioni indipendenti, registi e operatori pieni di talento, creatività, coraggio. E, ovviamente, moltissimi teatri che usano come sale di proiezione.”

“È stato grazie all’attitudine artistica di Santa Fe che è nata la mia musica”, ci tiene a specificare Liebert. “Ricordo che una sera mi è capitato di andare in un ristorante che offriva un menù internazionale con un sacco di inusuali combinazioni etniche. Nel locale c’erano un chitarrista flamenco, un violinista di stampo tzigano e un banjoista bluegrass che suonavano insieme: un ensemble stranissimo, incredibile. Ecco, questo stesso frullato multiculturale, moderno e per certi versi avventuroso è diventato la base di quella che è, oggi, la mia musica.”

“Questo mix panaetnico”, sottolinea Battisti, “è pieno di charme. Anch’io, come Ottmar, cerco di fondere in una miscela unica emozioni e suoni di culture diverse.”

Lunghi capelli neri, occhioni scuri e affascinante profilo mediterraneo, Leda ha una voce interessantissima. Sorta di via di mezzo tra Kate Bush e Teresa De Sio, il timbro vocale e l’espressività della Battisti si integrano in modo perfetto con la sua proposta musicale. E, come nel caso di autentiche regine dell’etno-pop (vedi la deliziosa Noa), anche Leda usa spesso la sua voce alla stregua di un vero e proprio strumento musicale.

“Rispetto alla prima volta che ci siamo incontrati”, dice Ottmar, “ritengo che Leda sia cresciuta moltissimo: sia come compositrice che come interprete. Oggi, anche il nostro modo di suonare è più naturale; reagisco alle sue sollecitazioni e al tempo stesso cerco di interpretarne le esigenze. Ogni tanto, propongo idee mie; ma, diversamente dai miei dischi, è Leda il centro focale del progetto. La mia chitarra è al servizio della sua voce e della sua musica.”

“Anche se forse in modo incosapevole”, ammette Battisti, “Ottmar mi ha aiutato a definire il concept di questo nuovo lavoro. Ogni brano visita un mondo musicale diverso in una sorta d’immaginario viaggio interculturale. Sono ispirazioni avute nel corso di visite reali a città come Taormina, Barcellona, New York o a luoghi che mi sono piaciuti in modo particolare. Mi piace ricordare brani come Ashanti (o Arabian Moonlight Dance, in cui collabora il Solis String Quartet, nda) che è chiaramente di ispirazione medio orientale o Caipirinha, ispirato al son cubano, nella tradizione del Buena Vista Social Club, o ancora un altro che racconta di Ensenada e della Baja California. Gli arrangiamenti sono un mix di elettronica e strumenti etnici. Ma gli elementi centrali rimangono la mia voce e la chitarra di Ottmar”.

Tutti i pezzi sono stati scritti da Leda.

Liebert (a proposito, è già annunciato il suo nuovo album, Nouveaumatic) suona sempre: addirittura ci sono un paio di brani eseguiti in duetto, completamente acustici. “Probabilmente”, sottolinea Leda, “saranno anche gli unici cantati in inglese.” Anche perché il mercato internazionale (e quello americano in particolare) è un obiettivo dichiarato di questo progetto. Ce lo conferma Jean Pierre El Kozeh quando dice che “sin dall’inizio l’album è stato concepito in questo modo. Sia dal punto di vista artistico (oltre a Liebert ci sono altri musicisti world, nda) che da quello commerciale. Stiamo mettendo a punto le giuste strategie di mercato per distribuire e promuovere l’album negli Stati Uniti e in Sud America.”

“Ritengo che la proposta di Leda abbia le carte in regola per ottenere i giusti riscontri a livello internazionale”, afferma Ottmar Liebert con convinzione. “E non solo nei confronti di un pubblico latino. Penso che anche i nordamericani possano apprezzare la sua musica che ha davvero spessore, eleganza e sensibilità.”

Ce ne rendiamo conto ascoltando alcuni rough mix. Ma soprattutto quando chiediamo a Leda di farci ascoltare un pezzo dal vivo. Senza timore alcuno, la ragazza prende la sua chitarra e canta (con grazia e passione) una canzone bella e suadente che farà parte del nuovo disco.

Complimenti.

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