Pet Shop Boys, “A Man from the Future”: elettronica, archi e la vita visionaria di Alan Turing
Il nuovo album dei Pet Shop Boys abbandona il pop per entrare nel territorio dell’elettronica sperimentale, tra orchestra, synth e arpeggiatori
A man from the future non è un nuovo album dei Pet Shop Boys nel senso più convenzionale del termine, ma un’opera musicale in otto capitoli dedicata alla vita, alla morte e all’eredità di Alan Turing. Originariamente presentata ai BBC Proms nel 2014, torna oggi in una versione riscritta e rielaborata, con un maggiore peso dell’elettronica e un impianto orchestrale più intimo.
L’apertura indirizza già il viaggio verso territori lontani dalle strade abituali dei Pet Shop Boys. Natural Wonders Every Child Should Know dura oltre sette minuti e mette subito in chiaro che qui non c’è spazio per l’attitudine pop nel senso più immediato del termine. È un ingresso solenne, quasi una soglia da attraversare, che chiede all’ascoltatore di cambiare prospettiva e di accettare un racconto costruito più per stratificazioni che per ritornelli. Il viaggio parte da un movimento di synth e arpeggiatori, poi lascia emergere il piano e gli archi, che delineano un’atmosfera malinconica, sospesa, capace di aprirsi e richiudersi come una marea sonora intorno alla voce narrante di Juliet Stevenson. La sua interpretazione non accompagna semplicemente la musica: ne diventa il filo conduttore, il punto di orientamento all’interno di una composizione che procede per immagini, passaggi temporali e intuizioni.
La struttura dell’opera segue cronologicamente la vita di Turing, dagli anni scolastici alla scoperta della matematica e delle scienze, passando per Cambridge, il lavoro sulla macchina Enigma, la nascita dell’informatica moderna, la previsione dell’intelligenza artificiale, il processo per omosessualità e la morte nel 1954. La narrazione è tratta dalla biografia “Alan Turing: The Enigma” di Andrew Hodges, che ha collaborato direttamente al progetto insieme a Neil Tennant e Chris Lowe. Il risultato non è però un semplice audiolibro musicato, né una colonna sonora illustrativa. Le parole e i suoni si muovono sullo stesso piano, costruendo un’opera in cui il racconto storico e la materia elettronica si alimentano a vicenda.
Natural Wonders Every Child Should Know prepara il terreno, mentre He Dreamed of Machines comincia a introdurre il nucleo più visionario del progetto. Già nei titoli si avverte il tentativo di sintetizzare Turing attraverso le sue intuizioni: la meraviglia, il sogno, la macchina, la memoria, il controllo. I Pet Shop Boys non cercano di trasformarlo in un’icona pop, ma nemmeno di renderlo una figura astratta. Lo seguono nel percorso che conduce dalla curiosità infantile alla possibilità di immaginare macchine intelligenti, mettendo in relazione la sua esperienza personale con il futuro tecnologico che avrebbe contribuito ad anticipare.
Il lavoro sulle orchestrazioni è uno degli elementi più riusciti dell’album. Sven Helbig, già coinvolto nella versione originaria, ha rielaborato gli archi per un organico più raccolto, eseguito dal Manchester Camerata Octet. L’orchestra non assume mai una funzione ornamentale: entra, commenta, amplifica e in alcuni momenti sembra persino contraddire la freddezza apparente dell’elettronica. Synth, sequencer, arpeggiatori e archi convivono senza che uno degli elementi debba necessariamente prevalere. La produzione mantiene una certa solennità, ma evita di trasformare ogni passaggio in un gesto monumentale e anche quando la musica cresce, resta percepibile una tensione interna, come se sotto la superficie ampia e cinematografica continuasse a muoversi un pensiero irrisolto. The Enigma e Other Ranks portano il racconto dentro gli anni della guerra. Qui la componente elettronica sembra assumere una funzione quasi narrativa: impulsi, sequenze e ripetizioni evocano sistemi, codici e procedure senza ricorrere a effetti didascalici. L’elettronica dei Pet Shop Boys non cerca il futuro come semplice estetica, ma come linguaggio capace di raccontare un uomo che al futuro guardava in anticipo rispetto al proprio tempo.
In The Memory and the Control il disco sembra trovare il suo centro concettuale. La memoria può essere quella delle macchine, della guerra o delle persone, mentre il controllo richiama tanto il funzionamento di un sistema quanto la pressione esercitata da una società incapace di comprendere ciò che non rientra nei suoi schemi. La musica diventa più densa, ma non necessariamente più rumorosa. Il coro della Manchester Grammar School, presente in quattro brani, aggiunge una dimensione collettiva che contrasta con la solitudine di Turing. Quelle voci non sono soltanto un elemento timbrico: rappresentano una comunità, la stessa comunità che può accogliere, giudicare o condannare. The Trial è il passaggio in cui la vicenda privata e quella pubblica diventano inseparabili. L’accusa per una relazione omosessuale, la condanna e il trattamento imposto a Turing appartengono alla storia britannica, ma nell’opera assumono una risonanza più ampia. I Pet Shop Boys affrontano il tema senza ricorrere a una retorica semplificata: la musica lascia che siano la progressione, le pause e la voce narrante a produrre il peso emotivo.
Only in His Death accompagna il racconto verso la parte più dolorosa, quella della morte e della rivalutazione postuma. Il disco non prova a chiudere la vicenda con una pacificazione artificiale. Il riconoscimento arriva dopo, attraverso il perdono reale del 2013 e la dichiarazione di Gordon Brown prima nel 2009, inserita nell’ultima traccia. La voce dell’ex primo ministro restituisce alla storia una dimensione documentaria e politica, mentre la musica continua a interrogarsi sulle conseguenze di ciò che è accaduto. La title track conclusiva raccoglie i temi dell’opera e li proietta oltre la biografia di Turing. Il futuro evocato dal titolo non è soltanto quello delle macchine intelligenti, ma anche quello di una società capace di riconoscere la libertà individuale senza punirla. In questo senso, l’album parla di informatica e intelligenza artificiale, ma anche di diritti, pregiudizi e possibilità di cambiamento. A man from the future è un viaggio vero e proprio, perfetto per chi ama le contaminazioni tra elettronica, musica da camera, narrazione e teatro musicale, ma accessibile anche a chi si avvicina per la prima volta a queste forme. Non è un disco da consumare distrattamente e non cerca di replicare la brillantezza immediata dei Pet Shop Boys più pop. È un lavoro d’ascolto, costruito su atmosfere malinconiche, tensioni progressive e una notevole attenzione agli spazi lasciati tra una voce e l’altra. Il concept su Turing non poteva che suonare così: analitico e visionario, razionale e vulnerabile, rivolto al futuro ma continuamente costretto a fare i conti con le colpe del passato. La forza dell’album sta proprio nell’aver trovato una forma musicale coerente con il suo protagonista, senza ridurlo a una statua. Turing emerge come un uomo in anticipo sui tempi, ma anche come una persona esposta alle contraddizioni del proprio tempo. E i Pet Shop Boys, attraverso una composizione ampia e non convenzionale, riescono a trasformare quella contraddizione in suono.


