30/01/2026

Rossana De Pace ci racconta il suo nuovo album “Diatomee”

Quando gli impulsi elettrici delle piante vengono trasformati in suono (e non solo)…

Da oggi, venerdì 30 gennaio, è uscito Diatomee, il nuovo album di inediti di Rossana De Pace (distribuito da Universal Music Italia). Cantautrice e fondatrice del collettivo Cantafinoadieci, vincitrice del Musicante Award – Premio Pino Daniele e di Music For Change, Rossana trasforma gli impulsi elettrici delle piante in suono, creando un lavoro in cui ogni nota è parte di una rete più grande, vibrante e condivisa.

Anticipato dai singoli Chissà, Magna Grecia e Madre Padre, l’album prende il nome dalle microalghe antichissime che, trasportate dal vento dal deserto del Ciad fino all’Amazzonia, rendono possibile la vita in ecosistemi lontanissimi tra loro: una metafora di interconnessione, cooperazione e comunità.

Registrato in quattro luoghi diversi – Val Pellice, Lunigiana, Torino e colli parmensi – Diatomee racconta il valore di essere parte di qualcosa di più grande. Gli impulsi elettrici delle piante, catturati con PlantsPlay e trasformati in bordoni eterei, synth pulsanti e archi vibranti, diventano strumenti per narrare individui che, come particelle in viaggio, si contaminano attraversando luoghi, relazioni ed esperienze diverse.

Realizzato con il sostegno del MIC e di SIAE – Società Italiana Autori ed Editori, nell’ambito del programma Per chi crea, e co-prodotto con Taketo Gohara, l’album segna un nuovo capitolo nella carriera di Rossana De Pace e nella sua ricerca musicale nella scena cantautorale italiana contemporanea.

Nata a Mottola (Taranto) nel 1996, Rossana De Pace trasforma radici mediterranee, paesaggi del Sud del mondo e tensioni urbane in canzoni che uniscono introspezione e sguardo sociale. Dopo la formazione tra Pescara, Torino e Milano, dove si laurea in canto pop al Conservatorio G. Verdi, pubblica i primi lavori e fonda il collettivo Cantafinoadieci. Con l’EP Fermati mondo (2023) e il singolo Terra Madre, porta la sua musica in tour in tutta Italia, fino ad approdare in Francia con il Nuovo Gran Tour nel 2024, esplorando le frequenze delle piante e suonando con la Plants Play Orchestra accanto a ospiti come Saturnino, Andy Bluvertigo, Tormento e Cristina Scabbia.

Sempre nel 2024, insieme ad altri talenti promossi dalla Fondazione Pino Daniele ETS, reinterpreta le opere di Pino Daniele nei concerti dei Negramaro negli stadi Maradona di Napoli e San Siro di Milano, pubblicando il singolo autoprodotto Perché lo fai?. Nel settembre 2025, sul palco di PINO È – Il viaggio del Musicante in Piazza del Plebiscito a Napoli, viene proclamata vincitrice assoluta del Musicante Award – Premio Pino Daniele. Sempre nel 2025 riceve il premio Music For Change con il brano Pelle d’oca, dedicato al tema migrazioni e popoli.

 

Copertina Diatomee_b

 

Diatomee per parlare del presente? Parliamo del titolo del tuo nuovo album.

Il disco parla del mio presente, sì, le diatomee però sono di ispirazione per il loro viaggio silenzioso che influenza così tanto la nostra terra. Sono alghe unicellulari alla base della catena alimentare marina, quelle che ogni tanto ci piovono addosso e ci sporcano le macchine. Così piccole e così influenti, contaminano e si contaminano nel loro viaggio attraverso le correnti. Così fanno queste canzoni, sia nella musica che nei contenuti. Quanto ogni mia azione influenza il mondo e quanto lui influenza me? Cosa voglio tenermi di tutto quello che ho ereditato in questo viaggio?

La morale esistenziale è di iniziare il viaggio lasciando a terra le convinzioni per riscrivere la propria identità senza condizionamenti.

 

Come hai scelto i quattro luoghi diversi per registrare il tuo nuovo lavoro? Immagino siano scelte compiute non a caso.

In realtà la mia unica prerogativa era che fossero in natura; ho aperto una call e per passaparola sono arrivati da soli. Tra uno spazio gestito da pochissimo da giovani amanti della dub in Val Pellice, “Il Passel”, alle Case di pietra della famiglia Amoretti, persi nella giungla della Lunigiana (ci vorrebbe un articolo a parte per questa esperienza: cercate la storia dei fratelli Amoretti e sognate) ai ruderi trasformati in una dimora splendida di Yuri, che si fa chiamare “Il bollaio matto” tra i colli parmensi. L’unica in città è stata con mia sorella acquisita Fausia, in una casa segretissima a Torino che ci ha dato tanta ispirazione; anche lei lavorava al suo disco, è stato bello condividerne un pezzetto. Qui su una chitarra classica famosa circondata da Prophet è nata Ci terrà uniti il mare.

 

“Gli impulsi elettrici delle piante sono diventate suono in maniera diversa” a seconda del luogo in cui hai registrato? Le piante suonano in maniera diversa” a seconda del posto in cui si trovano per quello che è stata la tua esperienza?

Le piante emettono vibrazioni che si traducono in Hertz. Anche la musica è vibrazione e si misura in Hz, quindi avendo il dato in Hz possiamo avere la nota. Loro cambiano la nota, l’intensità (il volume, per capirci), la velocità ed il ritmo in base a stimoli come la temperatura, l’umidità, l’esposizione solare, ma anche in base a quello che succede nel terreno o se è una pianta da frutto ed in quel momento il frutto è maturo. Ci sono tante variabili. Quella più romantica è che cambiano anche frequenza nel momento in cui le tocchi, perché tutto quello che è vivo vibra, anche noi, quindi la somma delle frequenze della pianta e della tua, al tocco, crea un’altra nota. La cosa più bella di PlantsPlay (il dispositivo di codifica che ho utilizzato) è che ci dimostra che le piante “suonano” a prescindere dal nostro tocco: quando colleghi gli elettrodi, essendo vivi vibrano e vibrando producono delle note. Il tipo di strumento che vuoi che suoni quella nota poi lo scegli tu.

 

Diatomee vede la co-produzione di Taketo Gohara. Com’è stato lavorare con lui?

Molto naturale. Prima di entrare in studio ci siamo annusati un po’, magari lo andavo a trovare a qualche concerto per conoscerci meglio; ricordo che la prima cosa che mi disse mentre gli raccontavo delle mie ricerche è stata: “Tu ogni volta mi racconti un sacco di cose interessanti e mi confondi. Mi piace!”. Ho capito che saremmo andati d’accordo. È una figura di produttore che sta a servizio delle canzoni; io avevo le mie pre-produzioni, siamo partiti da quelle idee e le abbiamo fatte suonare meglio. Ogni scelta passava sempre da me; questa è una cosa a cui lui teneva moltissimo e mi ha fatta sentire vista. Credo che sappia tutto di me dopo questo disco: gli ho raccontato ogni meandro di pensiero dietro ogni canzone e la sua sensibilità, insieme a quella di Nicolò Fornabaio, il suo assistente e bravissimo batterista e percussionista, che è stato con noi in studio sempre, è stata fondamentale per farmi vivere bene il processo. Il processo è tutto, vale quanto il risultato, perché queste canzoni sono ancora molto vive dentro di me e avevo bisogno che fossero accolte con i guanti, così come hanno fatto. Sono contenta del risultato, anche di aver coinvolto a registrare i ragazzi con cui suono da un po’ e faranno parte anche della band del tour.

 

Madre padre è stato lultimo dei tre singoli che, in ordine di tempo, hanno anticipato luscita di questo lavoro. Com’è nato questo brano?

Ero in una residenza artistica in Francia a fare ricerca sulle frequenze delle piante. Per un mese raccoglievo frequenze da campioni di piante scelte in questa landa desolata al centro della Francia e campioni di suono del luogo con cui avrei fatto un DJ set di restituzione. Non ho toccato la chitarra per un mese. Appena l’ho messa in braccio l’ultimo giorno, probabilmente per crisi di astinenza, ho partorito la melodia del ritornello ed un pezzo di strofa appena ho aperto bocca, senza pesare troppo gli accordi. Mi piaceva tanto, ho fatto ascoltare la melodia ad un po’ di persone per chiedere se parlasse da sola e, confrontandomi con la mia migliore amica, l’abbiamo visto: mettere in musica quello di cui parlavamo spesso, l’eredità emotiva e psicologica che ci hanno lasciato i nostri genitori. Decidere di spezzare quella catena che da generazioni ci fa commettere gli stessi errori, perdonare i nostri genitori e alleggerire il carico che passeremo a chi verrà dopo di noi.

Quel ritornello aveva due sillabe, così divenne “Madre” e poi “Padre”.

 

 

La successiva Come noi adesso ricorda linizio di Teardrop dei Massive Attack; mi riferisco solo al ritmo, al suo incedere, perché ovviamente la melodia è diversa e il brano si sviluppa in un altro modo. Loro rientrano tra gli artisti che ascolti o ce ne sono altri che occupano un posto più importante nel tuo cuore?

In realtà questa suggestione l’ha portata Taketo; credo che sia stato l’unico pezzo che ha cambiato molto la sua natura rispetto alle mie pre-produzioni, diventando decisamente meglio. Amo i Massive Attack, non credo di essermici mai ispirata realmente. Non abbiamo lavorato per reference (ed è una cosa che ho adorato), anche perché avevo già portato un sound con le piante, però penso che il modo di utilizzare sopratutto i cori venga dal mondo world delle Faraulla, Tarta Relena, Les Amazones d’Afrique, ma poi ho dentro un po’ di musica da curandera come Danit o Lido Pimienta, il pop elfico di Aurora ed il folk rock dei Fleet Foxes, Other Lives, Half Moon Run.

 

Prima di questo nuovo album hai ottenuto due importanti riconoscimenti: Musicante Award – Premio Pino Daniele e Music For Change. Immagino sia state due grandi soddisfazioni.

Diciamo che suonare in piazza del Plebiscito a Napoli, ad un evento dedicato a Pino Daniele, è anche solo difficile da immaginare. Poi essere premiata dalla Fondazione, da suo figlio Alessandro, mi ha fatto vivere un sogno tanto che abbiamo deciso insieme di mettere all’interno del disco Stella cometa, il brano di Pino che abbiamo riarrangiato per il premio. È un onore oltre che un portafortuna. Ormai Pino è diventato il nostro santino che teniamo in tasca. In più la Fondazione ci ha dato una grossa mano per la produzione del disco; non è solo vincere un premio, è sostenere realmente gli artisti in un’esperienza autentica sia durante la manifestazione che dopo. Se questo disco è così ricco di belle persone che ci lavorano è anche grazie alla Fondazione. Anche Music For Change è stata una vittoria incredibile, soprattutto con un tema come quello della resistenza palestinese, e anche loro lavorano tantissimo con chi vince nella fase post-contest. Vincendo abbiamo avuto accesso al premio nuovo IMAIE, che ci aiuterà a portare in tour il disco, ma loro hanno di base delle realtà partner con cui ti mettono in contatto, aprendoti opportunità a partecipare a spazi non facili da raggiungere in autonomia. Con loro saremo a Casa Sanremo durante il Festival, per esempio; saremo al Primo Maggio di Taranto, ospiti a diversi premi e festival questa estate. È sembrato tutto meravigliosamente alienato, soprattutto nelle tempistiche.

 

Prossimi impegni? Presenterai dal vivo prossimamente Diatomee?

Sì, partiremo con un primo tour di presentazione del disco da fine febbraio, toccando Ferrara, Torino, Biella, Roma, Milano e Puglia (location ancora non svelabile) (ride, ndr)!

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