Si chiamavano New Grass Revival. Tra la fine degli anni 70 e i primi 80 hanno fatto innamorare migliaia di giovani appassionati di progressive country o, come la si chiamava allora, di new acoustic music.
I NGR erano davvero portentosi: virtuosi dei loro strumenti, cantavano benissimo e davano (per primi) un drive rock a un combo interamente acustico. Se n’era accorto, per primo, Leon Russell (leggendaria icona rock) che li aveva voluti nel 1981 come back up band di una sua divagazione bluegrass. Poi, Sam Bush (fondatore del gruppo, nonché mando-violinista “cosmico”), contando sul basso e sulla prodigiosa vocalità soul di John Cowan, aveva ingaggiato lo “Jaco Pastorius del 5 string banjo”, l’allora enfant prodige Béla Fleck, nonché il talentuoso chitarrista/compositore Pat Flynn.
Così, i nuovi NGR si erano trasformati in una band di marziani, con un seguito crescente e un festival (quello di Telluride, Colorado, tra le cime innevate delle Rocky Mountains) che tutti gli anni li ingaggiava come house band. Il tentativo, non riuscito, di sfondare a Nashville negli anni 90 (quelli del new country, fenomeno che loro stessi, almeno in parte, avevano contribuito a creare) ha fatto lentamente sfumare il progetto NGR.
Béla con i suoi Flecktones ha cominciato a frequentare con successo il mondo del jazz, dell’avanguardia e delle jam band. Cowan e Flynn sono di fatto spariti mentre Sam Bush ha portato i suoi strumenti e la sua arte alle corti di Emmylou Harris, Lyle Lovett e decine di altri artisti.
Senza dimenticarsi di coltivare una sempre più importante carriera solista suggellata, proprio in questi giorni, dalla pubblicazione di Laps In Seven.
Disco brioso, suonato da dio, vario e interessante, l’ennesimo progetto vincente marchiato Sugar Hill, vede Sam spalleggiato dal suo gruppo nel quale spiccano i talentuosi Byron House (basso), Scott Vestal (banjo) e Keith Sewell (chitarra). Accompagnato dal morbido drumming di Chris Brown, Bush e soci ricreano il sound NGR in modo fantastico (vedi Bringing In The Georgia Mail, On The Road, Ridin’ That Bluegrass Train).
Non solo. Aggiungono freschezza, dinamismo e un sacco di ottime canzoni tangenziali al cliché new grass. Come l’ispirata track d’apertura (The River’s Gonna Run), scritta da Julie Miller, suonata da suo marito Buddy e armonizzata magistralmente da Emmylou Harris. O come la rediviva White Bird, classico della psichedelia di San Francisco, cavallo di battaglia di David LaFlamme e dei suoi It’s A Beautiful Day.
Qui, voce e violino duettanti con Sam sono quelli della deliziosa Andrea Zonn che qualche appassionato ricorda al fianco di James Taylor.
Sono tanti i momenti entusiasmanti di Laps In Seven. A partire dalla delicata The Dolphin Dance, strumentale scritto da Sam in Florida dopo aver ammirato le evoluzioni dei delfini nelle calde acque del Golfo del Messico, o dallo spumeggiante country-rock acustico di Where There’s A Road.
Menzione a parte meritano la strepitosa New Country, cavallo di battaglia di Jean Luc Ponty qui suonato in duetto tra Sam e l’autore del pezzo, e l’epica River Take Me e Ballad For A Soldier, composta proprio dal vecchio maestro di Sam, Leon Russell.
Fidatevi: cd imperdibile.
