30/07/2026

“Spider-Man: Brand New Day” e l’addio all’innocenza di Peter Parker: come la colonna sonora ridefinisce l’arrampicamuri

La fine del ragazzo impacciato e l’accettazione della solitudine: come la colonna sonora suggella il destino dell’Uomo Ragno in “Spider-Man Brand New Day”

C’era grande attesa per l’uscita al cinema di “Spider-Man: Brand New Day” e non stupisce più di tanto che il film abbia esordito in Italia con un primato assoluto per la saga e per Sony: un incasso record di oltre 4 milioni di euro in 468 cinema, per un totale di 516.884 presenze.

Certi che ognuno si sarà fatto o si farà la propria opinione andando in sala, vale la pena soffermarsi un attimo sulla pellicola e sul suo suono. Come sempre, il canovaccio musicale dei film Marvel è ben collaudato: uno score composto ad hoc che dialoga con brani presi dallo sconfinato bacino della musica popolare, veleggiando tra i generi e i mondi più differenti. Com’è andata per questo capitolo? Fin dalle prime immagini e note è chiaro come la matrice primaria sia la malinconia, quella che per buona parte del film aggroviglia le budella: un tono dominante che riflette perfettamente ciò che il Peter Parker di Tom Holland vive dentro di sé. La colonna sonora di Michael Giacchino risponde in pieno al suo compito: è scritta proprio per accompagnare un supereroe arrivato alla fine della sua storia delle origini, dopo un percorso che ha il sapore di una catarsi. La musica non spinge subito sul trionfo con la classica equazione da cinecomic, ma su una tensione sottile: archi che si allungano, pianoforte centrale e un tema principale che fatica a esplodere, preferendo rimanere sospeso, quasi trattenuto. È lo specchio di un Peter Parker adulto, che vive in una New York che ama ma che allo stesso tempo lo sta consumando perché, ormai solo, il mondo intero ha dimenticato chi si celi dietro la maschera.

Il dialogo fra le composizioni di Giacchino e le canzoni edite scelte per il film funziona alla perfezione. Brani come New York, I Love You but You’re Bringing Me Down o Brain Stew arrivano in momenti precisi a completare il racconto emotivo della narrazione: commentano con ironia amara lo stato d’animo del protagonista, fanno da controcanto, e si accompagnano all’innesto sul tessuto orchestrale di una memoria collettiva di rock alternativo che rende l’eroe più umano e il suo mondo più riconoscibile, grazie anche a band come Foo Fighters o Queens of the Stone Age. È un dialogo che non appare mai gratuito: le canzoni non interrompono lo score, lo completano. Così il racconto sonoro tiene insieme l’intimo e lo spettacolare. La suite orchestrale “Suite New Day” trasmette l’idea di un ciclo che si chiude, mentre le tracce di catalogo ci ricordano che il mito dell’Uomo Ragno è cresciuto dentro una cultura precisa, fatta di dischi, camerette, corse sui muri e notti sotto la pioggia. È in questa alchimia che il film trova il suo “vero” Spider‑Man: non più il ragazzo impacciato che scopre i poteri, ma l’eroe che accetta il costo delle proprie decisioni e sa che ogni nuovo giorno porta con sé sacrifici e rinunce. La colonna sonora accentua questo passaggio con eleganza, accompagnando la chiusura del cerchio con un misto di nostalgia e lucidità.

 

"Spider-Man Brand New Day"

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