15/05/2007

Steely Dan

Everything Must Go – Reprise/Wea

Come diceva il mio amico Bruno Anastasi, “Two Against Nature ha vinto un Grammy Award, quindi c’è vita intelligente sulla Terra”. Il duo Fagen-Becker è l’inattendibile: dopo averci fatto aspettare un disco un ventennio, torna a soli due anni da Two Against Nature con 50 minuti di musica hi-tech raccolta sotto il titolo di Everything Must Go. Strana creatura questa non-band, si nega per anni, tace senza il timore di essere dimenticata e poi realizza un altro gioiello da incastonare alla loro produzione, in compagnia di cose preziose come Gaucho, The Royal Scam e soprattutto, per diretta ispirazione, a quel cult solistisco di Fagen che è The Nightfly.

Non cadiamo nell’errore che molti fanno di voler per forza dalla loro musica innovazione. La rivoluzione AOR fu annunciata dagli Steely Dan con Countdown To Ectasy e Katy Lied nei primi anni Settanta. Da quel momento in poi la loro musica è diventata atemporale e trascende qualsiasi verifica. A pensarci bene, sono partiti 30 anni fa e non sono ancora tornati, o meglio sono magari in anticipo, ma da tutt’altra parte da dove sono venuti. Lo sanno bene tutti i testimoni, gli assistenti delle loro intuizioni sonore che hanno dato vita a centinaia di dischi di pop intelligente fioriti nel sottobosco britannico degli anni Ottanta. È un dato di fatto: Walter Becker e Donald Fagen sono nella mitologia da anni e da anni vantano proseliti in tutto il mondo. Il debito con le loro inequivocabili progressioni armoniche è rintracciabile in una sequela impressionante di gruppi come i Deacon Blue (il nome è un programma), Prefab Sprout, Bible, Kane Gang, Everything But The Girl, High Llamas, Love And Money, China Crisis, indiscutibili palati fini e anime sensibili del pop.

Questo nuovo album è ancora la colonna sonora perfetta degli umori di Los Angeles e New York. Una musica sfuggente, non catalogabile. Basta sintonizzarsi su Things I Miss The Most dai fiati in puro stile hard bop, oppure sul singolo obliquo Blues Beach per comprendere la capacità di sintesi del duo che dà vita a temi elaboratissimi nella costruzione sonora, creativi, liberi da assili di marketing. Il massiccio uso delle tastiere di Fagen (piano acustico, Rhodes, organo, sintetizzatore) non appesantisce gli arrangiamenti raffinati, mentre scorrono le immagini di una misteriosa Lunch With Gina che va ad aggiungersi alla formidabile galleria di ritratti femminili collezionati da Fagen (Rikki Don’t Lose That Number, Josie, Babylon Sisters, Hey Nineteen, Tomorrow’s Girls). Il magico equilibrio tra due personalità forti e complementari permette di intercettare i segnali più stimolanti per rielaborarli secondo i propri canoni estetici. La title-track, per esempio, sembra una Maxine del 2000 aggiornata da una lunga introduzione jazz con lo spirito guida di Pharoah Sanders che aleggia sul tutto. È vero, manca la rituale adunata oceanica di session men d’alto bordo che garantiva prestazioni strumentali strepitose, ma il loro status di intellettuali del rock riesce a mediare e trarre al massimo dai musicisti intervenuti, che ruotano qui su una line up fisso formata da Keith Carlock alla batteria, Jon Herington e Hugh McCracken alle chitarre, più le tastiere aggiunte di Ted Baker.

Nessuno dei brani scende al di sotto dell’eccellenza, da Slang Of Ages, cantata in maniera superba da Becker, all’infallibile senso melodico di Green Book. Le scacchiere di accordi misteriosi sul piano Wurlitzer nell’introduttiva The Last Mall sonorizza liriche velenose di puro anti-conformismo rock. Un vero e proprio mosaico di frasi ad incastro con richiami diretti a William Gibson, uno dei padri del cyberpunk. In Pixeleen troviamo il piano di Bill Charlap, stella del jazz mainstream contemporaneo, mentre una menzione a parte va a Godwhacker dove Becker ci regala uno dei suoi assolo di slick guitar più belli e la voce tetragona, analgesica di Fagen, riportata sulla terra da un coro femminile, accompagna un riff ipnotico che ti lascia senza fiato.

“Ogni cosa deve andare”, ma gli Steely Dan, ogni volta che tornano, tornano immutati sapendo che spariranno di nuovo.

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Voto: 8
Perché: è pop contemporaneo che unisce devozione, sentimento, estasi pop e profumi jazz.

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