STRE e il suo (atipico) “Spaventapasseri”
Una figura isolata che diventa simbolo di un abbraccio mancato nel nuovo singolo del cantautore e regista napoletano
È disponibile in radio e sulle piattaforme digitali Spaventapasseri, il nuovo singolo del cantautore e regista napoletano STRE.
Il brano racconta, con un linguaggio pop essenziale, la fragilità e la sensibilità di chi fatica a sentirsi compreso, soffermandosi sul valore dell’attesa e sull’importanza di rallentare. Il protagonista, uno spaventapasseri dal cuore “di paglia”, diventa metafora di chi osserva il mondo restando fermo, diviso tra il desiderio di avvicinarsi e la paura di esporsi.
È online anche il videoclip, diretto dallo stesso STRE, in cui l’artista interpreta lo spaventapasseri in una dimensione sospesa tra realtà e immaginazione. Il gesto finale dell’abbraccio richiama il nucleo emotivo del brano.
STRE, pseudonimo di Stefano Crispino, è cantautore, produttore, arrangiatore e regista. Dopo gli esordi con la band Gruppo Sanguigno, nel 2018 avvia la carriera solista. Nel 2020 realizza Remake, primo videoclip al mondo realizzato con tecnologia deepfake. Nel 2023 pubblica l’album CARPE DIE e negli anni successivi si esibisce in vari contesti nazionali, tra cui Coca Cola Pizza Village, Comicon e il Capodanno 2024 in Piazza del Plebiscito. Ha aperto i live di Arisa, The Kolors, Motta e 99 Posse. Nel 2025 riceve dalla Regione Campania il riconoscimento di “eccellenza campana” per il valore artistico e audiovisivo del suo lavoro, che è stato anche uno degli argomenti della breve intervista a STRE, non prima però di parlare del suo nuovo singolo e del relativo videoclip Spaventapasseri.
Spaventapasseri è il tuo nuovo singolo: dal tuo punto di vista, anche come ispirazione, è un modo diverso di vedere il protagonista del brano? Questo spaventapasseri in realtà vorrebbe abbracciare…
Stavo guardando una serie TV, c’era questa piccola sequenza e mi ha ispirato. A volte secondo me ci si rivede un po’ negli altri e quindi quella figura, invece di farmi paura, l’ho percepita quasi come una figura amica. A quel punto ho avuto un pensiero tenero e ho detto alla persona con cui stavo guardando la serie: “Guarda lo spaventapasseri, sembra voglia un abbraccio”. È stata un’intuizione che ha acceso la scintilla da cui poi è nata la canzone. È un po’ un rivedersi e un po’ è un’idea che spero sia stata originale.
Essendo tu anche regista, non posso non chiedertelo: è nato prima il brano e poi l’idea del videoclip o viceversa?
Il video per me è un vestito ulteriore che metto ai brani, ma nasce sempre prima la canzone.
Bene. Su Instagram ti descrivi come “Cantautore di immagini, Regista di canzoni”: spiegaci.
(Ride, ndr) Quella è una cosa nata come un gioco di parole, però in realtà mi sono descritto come “cantautore di immagini” perché ogni canzone è una fotografia di un momento della mia vita e come “Regista di canzoni” perché ogni mio brano è accompagnato da un video musicale che tengo a dirigere e montare. Quindi quella descrizione è un gioco, ma anche una sintesi del mio lavoro: sono cantautore di momenti e il regista dei momenti che vivo. Quindi questo si collega anche alla domanda precedente se è nato prima l’uovo o la gallina (ride, ndr): la canzone è una fotografia.
Ho visto che anche dal vivo ti sei vestito da spaventapasseri, ma lo stai facendo sempre per presentare il tuo nuovo singolo?
I video che hai visto erano per una serata di Halloween: vestirmi da spaventapasseri era un po’ scontato e un po’ necessario. Ho cantato anche altre canzoni con quell’“abito”, e non escludo di riportarlo live in altre occasioni. Potrebbe succedere!
Pensi mai di usare proiezioni o altri elementi visivi, considerando le tue varie anime artistiche?
Sai, dipende molto anche dal budget, però sì, tra i miei sogni c’è quello di preparare uno show tematico anche dal punto di vista visivo.
Nel 2025 la Regione Campania ti ha premiato come “eccellenza campana” per il valore artistico e audiovisivo del tuo lavoro. Sei orgoglioso di questo riconoscimento?
Sì, è stata una cosa davvero inaspettata. Sai, spesso quando un brano ha successo si dice “non me l’aspettavo”, ma penso ci sia sempre un po’ di ipocrisia in queste parole: noi facciamo canzoni anche perché speriamo che “succeda qualcosa”. In questo caso, però, essendo un riconoscimento al valore artistico da parte della Regione, per me è stato davvero inatteso. Mi ha aiutato anche a sostenere le spese del progetto, quindi è stato utile da un lato e un grande onore dall’altro. Una soddisfazione enorme.
Dopo Spaventapasseri usciranno altri singoli o un album?
Sicuramente: questo è ufficialmente il primo singolo del mio prossimo disco, quindi ne arriveranno altri.
Pensi che la gente abbia paura di uno spaventapasseri per come hai immaginato tu la sua voglia di abbracciare? O meglio: pensi che le persone abbiano paura di lasciarsi andare a un gesto semplice ma sincero come un abbraccio?
No, tutt’altro. Ho girato una serie di video vestito da Spaventapasseri, con un cartello che dice: “Ho le braccia aperte perché voglio un abbraccio” (che è anche un verso del brano, ndr). Ho pubblicato alcuni episodi e, da quello che mi è capitato, è stato proprio l’opposto: il 90% delle persone era contento di abbracciarmi. L’abbraccio è un gesto quasi istintivo; non penso che le persone ne abbiano paura. Qualcuno può avere diffidenza, e in qualche video c’è anche qualche scena comica di persone che si spaventano, perché sono truccato e vestito in un certo modo, ma è una piccola minoranza. Per me è stato non solo un esperimento sociale, ma anche un modo per portare la canzone nella realtà. E quello che vedo è che c’è davvero tanto bisogno di piccoli gesti di affetto e gentilezza…
