11/05/2007

System Of A Down

Hypnotize – Sony/BMG

Da quando ci hanno affascinati e incantati con Mezmerize sono passati esattamente sei mesi. Come la band aveva annunciato, il disco “gemello” Hypnotize esce dilazionato soltanto per dare il tempo al suo affezionato pubblico di poter metabolizzare al meglio le canzoni complesse di entrambi i dischi. Come aveva spiegato Serji Tankian, “il periodo post 11 settembre, la politica di Bush e la guerra in Iraq sono stati di così grande ispirazione che la musica e le parole continuavano a uscire senza che potessimo loro porre un freno. Così ci siamo ritrovati con due album figli dello stesso concepimento. I pezzi di entrambi i cd sono stati registrati insieme nello studio del produttore Rick Rubin a Laurel Canyon. Non sono due diverse concezioni, ma uno stesso progetto diviso in due solo per farlo digerire e comprendere meglio”.

Con queste premesse è chiaro che il secondo gemello monozigote non si differenzia in modo sostanziale dal primo. Anch’esso prodotto da Rubin e Daron Malakian e missato da Andy Wallace (lo stesso di Toxicity e Steal This Album!) tra maggio e dicembre 2004, Hypnotize si presenta soltanto un po’ meno secco rispetto al primogenito. Uniti in modo simbiotico dal brano Soldier Side, che appare come Intro nel primo e come brano finale nel secondo, i due dischi si completano in un intreccio epico che vede nel capitolo uno l’ouverture e l’inizio dell’assalto e nel capitolo due la battaglia e il trionfo. Attack è un urto violento, è il rinnovarsi del grido di guerra, appena sostenuto da riflessioni melodiche. Poi il confronto assume toni biblici, e la realtà sfuma nel mitologico in Dreaming, dove le complesse trame si intersecano sfoderando perle di elevata catarsi. I toni si fanno sempre più carichi, gli orditi così complessi da dare origine a una sinfonia composta da affannate rincorse anfetaminiche ed improvvise pause distensive. La ridondante struttura operistica che dipinge scenografie inconsuete mescola metal, prog e visionarietà pura, travalicante i consueti confini dell’umano per trasformare in universale la personale battaglia contro i demoni. Che siano essi quelli di un rock che oramai ha perso la sua anima (Kill Rock’nRoll), o quelli di una società che ruba il soffio vitale a sé stessa (Stealing Society), essi diventano comunque i protagonisti di un periodo storico malato e oscuro (quello in cui viviamo), nei riguardi del quale i System Of A Down si schierano come valorosi cavalieri medievali. La lotta intestina è così sfiancante da lasciare senza fiato (Hypnotize), l’esorcismo così eclatante da tinteggiare candidi cavalli alati che si stagliano oltre infuocati cieli purpurei (Tentative), l’anatema così potente da sfidare i gironi dell’inferno. Le invettive si fanno trionfali dal pulpito alto della giustizia (Holy Mountains), mentre l’eterna lotta tra le luci e le ombre imperversa dando luogo a episodi ora morenti, ora vittoriosi. Alla fine nessuno vince. I System Of A Down si erigono a sacerdoti e interpreti del nostro tempo, ma non sputano sentenze né pontificano. Vicinity Of Obscenity appone il timbro di fabbrica con ricami ritmici velocissimi, deflagrazioni così violente da far male, spirali sonore vertiginose e improvvisi cambi di registro. È la concitazione di chi vuole sopravvivere giocando continuamente a braccetto con la morte simbolica a sancire ora il tripudio eroico (She’s Like Heroin), ora un imperituro e immutabile stato di solitudine (Lonely Day). È il soldato che non può sfuggire dal destino di essere sé stesso. I Rage Against The Machine avevano tentato di confutarlo sciogliendosi. Vedremo se gli eredi avranno il coraggio di portare avanti la battaglia fino alla sua estrema fine.

L’album esce il 21 novembre.

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