15/05/2007

The Art Of Cassandra Wilson

Non provate a cercarla sul dizionario perché non la troverete: glamoured è un’antica parola celtica che significa “lasciarsi trasportare”. Non ci poteva essere termine più appropriato per indicare il modo ideale di gustare le intense emozioni (ma anche le dolcissime sensazioni) che trasmette l’ascolto della musica di Cassandra Wilson, la più fantastica jazz and blues singer vivente.

“È come sognare ad occhi aperti”, spiega la Wilson, “per una frazione di secondo si rimane pietrificati, con gli occhi fissi nel vuoto, finché non ci si libera di quel torpore. L’album coglie questa atmosfera sognante.”

Il nuovo lavoro di Cassandra segue, a meno di due anni di distanza, l’incantevole Belly Of The Sun (vedi JAM 80) un progetto affascinante che aveva portato la Wilson a rituffarsi nelle acque limacciose dell’amato Mississippi (per la precisione a Clarksdale, città natale di John Lee Hooker e sede del Museo del Blues). Lì, Miss Wilson si era divertita a ‘tingere di blues’ un repertorio eclettico capace di spaziare da Jobim a Bob Dylan, da James Taylor a The Band passando per Jimmy Webb e Rolling Stones.

“Quando mi trovo nel Sud degli States”, mi racconta Cassandra, al telefono, dagli uffici newyorchesi della sua casa discografica, “provo emozioni diverse, percepisco vibrazioni fortissime. quelli sono luoghi remoti in cui non ci sono distrazioni e ci si può concentrare sul lavoro artistico. Ma soprattutto, sento che il Mississippi è davvero casa mia: mi trovo perfettamente a mio agio. È un mondo di cui conosco ogni particolare, che mi trasmette fiducia e sicurezza.”Cassandra è particolarmente cordiale. “Mi è piaciuto molto partecipare lo scorso anno al tuo festival Just Like A Woman a Varazze”, dice riempendomi d’orgoglio. E mi pare anche piuttosto soddisfatta del suo nuovo lavoro. “È stato bello tornare a registrare a Jackson, Mississippi, la città in cui sono nata. Lì, come la maggior parte dei musicisti del Sud, non ho imparato solo a conoscere e apprezzare le tradizioni locali; ho saputo superare le barriere stilistiche che separano i diversi generi musicali.”

Nonostante tutto, però, per completare Glamoured la Wilson ha dovuto ricorrere a una seconda fase di registrazioni. Questa volta a New York City. “Sentivo il bisogno di qualcos’altro. Le registrazioni nel Mississippi erano state estremamente soddisfacenti ma non potevano, da sole, rappresentare lo spirito del nuovo lavoro.”

Ecco allora che entra in gioco un giovane musicista italiano, Fabrizio Sotti, il cui contributo si rivela molto importante. “Fabrizio è stato decisivo”, racconta Cassandra, “non si è limitato a scrivere con me buona parte dei brani: mi ha aiutato a mettere a fuoco la vera natura di questo progetto. Grazie ad un amico comune, ci siamo conosciuti lo scorso gennaio in un club del Greenwich Village che si chiama Sweet Rhythm. Quel giorno, nel locale, suonava una band formidabile: insomma, è stata proprio una bellissima serata. Io e Fabrizio abbiamo chiacchierato molto, ci siamo piaciuti subito. Lui è un chitarrista eccellente con una grandissima sensibilità artistica e, al tempo stesso, sa bene cosa significa essere un producer. Trovo che questa sia una combinazione irresistibile!”

Nell’album, Sotti è accreditato come chitarrista e come co-autore di alcuni brani. Ma, come detto, Fabrizio è stato personaggio-chiave sia negli arrangiamenti sia nella produzione artistica dell’intero album. “È stato un lavoro di coppia”, spiega la Wilson. “Fabrizio mi mandava dei nastri con idee musicali che ho successivamente sviluppato e alle quali ho poi aggiunto i testi.”

Il suono del disco non è, di fatto, diverso dagli ultimi (peraltro magnifici) lavori della Wilson. La chitarra acustica è lo strumento centrale; contrabbasso e percussioni interagiscono in modo esemplare. Come in passato, questo combo minimalista si rivela la struttura ideale per valorizzare al massimo le straordinarie doti di Cassandra: il suo infinito range vocale, la sua timbrica caldissima, la sua intensa capacità espressiva si elevano in modo regale su queste deliziose trame strumentali.

La classe dei musicisti porta il tutto a livelli stellari. Tra questi, spiccano il percussionista Jeffrey Haynes e lo spettacolare armonicista Gregoire Maret. “Lo adoro”, dice la Wilson, “è un artista eccezionale, con un suono unico in grado di dare un tocco di originalità e freschezza ad ogni canzone.”

Il disco vede anche il ritorno del bravissimo Brandon Ross, da sempre chitarrista acustico al fianco di Cassandra, che era mancato negli ultimi due album, Traveling Miles e Belly Of The Sun. “Era da un po’ di tempo che io e Brandon stavamo pensando di riunirci”, confessa Cassandra, “lui è stato il primo cui ho pensato quando ho iniziato a sviluppare questo nuovo progetto. C’è un qualcosa di speciale nel suo chitarrismo che non è dovuto solamente alla sua indiscutibile perizia tecnica; Brandon riesce a cogliere persino le più piccole sfumature del mio modo di interpretare e sa valorizzarle al meglio.”

Devo dire che, in questo senso, pure Fabrizio Sotti è sbalorditivo: tanto che non si colgono differenze sostanziali tra i due picker.

Come sempre, il disco presenta alcune cover sensazionali (vedi la raffinatissima Fragile di Sting in apertura) che Cassandra interpreta in modo magistrale. A volte la trasformazione dei brani è sbalorditiva come per Lay Lady Lay di Dylan. “È un’idea musicale interamente mia. Ho avuto io l’intuizione ritmica, ho quindi elaborato la nuova melodia, la linea di basso. Ho persino modificato gli accordi! Quindi, ho chiesto ai musicisti di eseguirla. Questo è il mio modo operativo abituale anche se i miei musicisti hanno sempre, per così dire, un ruolo vitale: sono loro che apportano, poco per volta, quelle modifiche che alla fine risultano importanti per lo sviluppo e per la realizzazione di ogni cover.”

Dopo Shelter From The Storm, dunque, un’altra perla del songbook dylaniano subisce la ‘cura Cassandra’. “Più che scegliere io le canzoni”, mi spiega la Wilson, “credo siano le canzoni a scegliere me. Ci sono, cioè, dei brani che sembrano quasi avere desiderio di essere sottoposte ai miei ‘trattamenti’ e cambiare pelle. O per lo meno, a me piace pensare che sia così.”

Mi chiedo se le sia mai capitato di ricevere complimenti da parte degli autori dei pezzi originali. “Sì, è successo. Bono, ad esempio, mi ha scritto una lettera bellissima (Cassandra in New Moon Daughter aveva interpretato Love Is Blindness degli U2, nda). Lo stesso ha fatto Van Morrison dopo la mia partecipazione al progetto No Prima Donna. Un giorno, poi, è squillato il telefono e dall’altra parte ho sentito una voce famigliare: ‘Cassandra Wilson? Salve, sono Bob Dylan. Tu hai cantato una mia canzone’. Sono rimasta letteralmente di sasso. Poi, abbiamo chiacchierato e lui mi ha gentilmente invitato a un suo concerto. Ci sono andata e abbiamo passato un po’ di tempo a conversare: per me è stata una grande soddisfazione e un enorme piacere. Lui è il maestro.”

Caratteristica di Glamoured è l’alta percentuale di brani originali firmati dalla Wilson. “Anche per questo motivo”, mi spiega divertita, “l’ho voluto intitolare Glamoured. Negli ultimi due anni, infatti, ho deciso di ‘lasciarmi trasportare’ dalla creatività. Vengo ispirata e stimolata dalle cose più disparate: possono essere luoghi, persone, fatti. È qualcosa che si deposita dentro di me e che al momento buono riaffiora: l’importante è cogliere quell’attimo e trasformarlo in musica. Per far questo, ho bisogno di stare da sola. Il pianoforte spesso mi aiuta ma non è il solo strumento che utilizzo. Suono anche la chitarra o a volte registro la mia voce per memorizzare una melodia.”

Ecco così che nascono brani delicati (come la bossanova Heaven Knows o la sognante ballad Sleight Of Time) ma anche pezzi più ritmati come la trascinante I Want More, forse il momento più emblematico della nuova collaborazione con Sotti, cui ha dato una mano importante anche il batterista Terry Lyne Carrington. “È un brano intrigante: pieno di swing ma con un cantato quasi rap che lo rende originalissimo”, sostiene Cassandra.

Da segnalare anche la suadente Broken Drum che, secondo Cassandra, racchiude il vero messaggio di Glamoured. “È una canzone che si riferisce a un vecchio proverbio Ashanti che parla di un tamburo rotto che viene suonato al calare della luna per salvarla: è una metafora che sottolinea quanto la nostra fede sia importante per superare le avversità della vita.”

Come al solito, il disco dimostra l’assoluta versatilità artistica della Wilson perfettamente a suo agio sia con un vecchio classico di Willie Nelson via Patsy Cline (Crazy) sia con una soul ballad di Percy Sledge (If Loving You Is Wrong). Anche se, a nostro avviso, è nei pezzi blues che Cassandra risulta insuperabile: ascoltate la favolosa Honey Bee (di Muddy Waters) per rendervene conto.

Magnifico anche il conclusivo omaggio alla sua ‘maestra’ Abbey Lincoln: Throw It Away è un delizioso duetto contrabbasso-voce impreziosito dall’aggiunta di una strofa inedita.

E, a proposito di maestri o idoli, c’è tempo per una riflessione finale su Joni Mitchell, da sempre riconosciuta ispiratrice della Wilson. “Non solo capisco lo stato d’animo attuale di Joni, la sua posizione durissima nel confronti del music business, il suo desiderio di abbandonare tutto. Addirittura, per certi versi, condivido il suo pensiero. Questo è un mondo spietato. E volgare. La musica è spesso uno sbiadito sottofondo ritmico a immagini peraltro di gusto discutibile. C’è in giro troppa gente senza cuore e molta, molta superficialità. Ed è triste rendersi conto che la maggior parte dei protagonisti del mondo della musica sono questo tipo di persone. La mia speranza è che Joni cambi idea e annulli i suoi propositi di ritiro: per me è la più grande artista donna vivente.”

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