Pubblicato un paio di settimane prima che si tenga il festival pop di Monterey, Sgt. Pepper’s è il disco manifesto, la colonna sonora della psichedelica stagione “pace & amore” della generazione hippie. È subito considerato un disco storico, tanta è stata l’attesa (ci vogliono 129 giorni per completarne la registrazione), ma anche la reale bellezza.
Sgt. Pepper’s è un oggetto di culto per svariati motivi: la celebre copertina pop col collage di Peter Blake; la finzione narrativa nella quale i Beatles diventano un complessino chiamato Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band, la banda dei cuori solitari del Sergente Pepe; il nuovo look dei componenti il gruppo con baffi, uniformi e divisa da circo di raso rosa, azzurro e giallo, rappresentati in copertina circondati da 62 personaggi famosi tra cui Marilyn Monroe, Lawrence D’Arabia, Edgar Allan Poe, Fred Astaire, Bob Dylan, Dylan Thomas, Diana Dors, Sonny Liston (il pugile), Marlon Brando, Marlene Dietrich, Albert Einstein, Karl Marx, Oliver Hardy (di Stanlio e Olio), Tyrone Power, Mae West, Oscar Wilde in un bizzarro fotomontaggio. La copertina dà risalto alla fotografia ritrattistica, ma anche libero sfogo alle esigenze creative dei Beatles, all’idea del gran teatro fotografico, della finzione esasperata con una copertina-emblema. La mancanza di pause tra un brano e l’altro dà all’album il tono di una lunga suite, e l’idea del concept album avanguardistico è rafforzata dall’estrema sofisticazione delle tecniche di studio utilizzate.
Ormai i Beatles non suonano più semplice musica pop. Preferiscono dedicarsi a un’opera rock con echi di vaudeville e la pubblicano in piena stagione psichedelica e in pieno trip californiano. “I Beatles hanno sempre avuto una profonda curiosità nel voler provare cose differenti”, ha commentato George Martin. “I Beatles insistettero”, racconta Geoff Emerick, uno dei tecnici di studio, “perché Sgt. Pepper’s fosse ‘diverso’. Per questo ogni cosa venne distorta, oppure compressa, o trattata con un’eccessiva equalizzazione. Aggiungemmo degli ampi echi alle voci e mille altre diavolerie tecnologiche che all’epoca nessuno aveva mai pensato di usare”.
La band sviluppa nuove e bizzarre idee anche grazie a un sofisticato e avveniristico impianto di registrazione a 24 piste. Dall’altra parte dell’oceano gli unici a sperimentare lo stesso stile sono Brian Wilson dei Beach Boys (visitato da Paul McCartney poco tempo prima) per l’album Pet Sounds (pubblicato nel maggio 1966 e primaria influenza per Sgt. Pepper’s, come ha dichiarato e ammesso lo stesso Paul McCartney) e Frank Zappa per Freak Out!.
Sgt. Pepper’s è il frutto di un lavoro maniacale di registrazione, orchestrazione e rifinitura portato a termine dopo oltre 700 ore di lavoro in studio. L’album si colloca di diritto tra i maggiori esempi della Swingin’ London della metà anni Sessanta fino a trasformarsi nell’emblema ufficiale del flower power, il movimento hippie del periodo.
La musica spazia dall’old time di When I’m Sixty Four alle suggestioni indiane di Within You Without You, dalla psichedelia di Lucy In The Sky With Diamonds al valzer stralunato di Being For The Benefit Of Mr. Kite! e al rock’n’roll della title-track. In She’s Leaving Home, una grande ballata scritta da Paul, non vi sono altri Beatles che suonano oltre a McCartney, ma dieci musicisti esterni che si cimentano con viola, violini, violoncelli, contrabbasso e arpa, mentre nel brano Sgt. Pepper’s, ideato da Paul McCartney, vengono utilizzati quattro corni francesi.
I testi parlano di fanciulle che scappano di casa per raggiungere commercianti di auto (She’s Leaving Home, un motivo straziante sulla solitudine ispirato a Paul McCartney da una notizia del Daily Mirror sulla fuga di una ragazza da casa), di alberi di mandarino e cieli di marmellata (in Lucy In The Sky With Diamonds), amori impossibili con le parcheggiatrici (in Lovely Rita), di giovani ragazzi arrabbiati pacificati dall’amore (Getting Better), della vecchiaia (When I’m Sixty-Four).
Si tratta perlopiù di random lyrics, testi-enigma, collage di parole e di immagini che vengono interpretati dai critici nei modi più svariati e alla cui origine stanno il gusto personale di John Lennon per il nonsense, la casualità del flusso di informazioni quotidiane come principio ispiratore, e l’uso di droghe psichedeliche. Lennon amava esplicitamente i giochi di parole, i cosidetti “limerick” di Lewis Carroll, il lato nobilmente assurdo della letteratura inglese.
Lucy In The Sky With Diamonds è forse il brano più celebre dell’album. Viene ispirata a Lennon da un disegno del figlio Julian raffigurante un paesaggio intitolato allo stesso modo dedicato a una compagna di scuola, Lucy O’Donnell, ma anche dal libro Attraverso lo specchio di Carroll, il seguito di Alice nel paese delle meraviglie, in particolare dal quinto capitolo nel quale Alice discende un fiume in barca. La straordinaria capacità narrativa di John Lennon trasforma questi stimoli in un affresco dell’era psichedelica. Il brano non viene però inserito nella programmazione delle stazioni radiofoniche per il testo apparentemente pieno di riferimenti alla droga.
Anche With A Little Help From My Friends è passata alla storia. Scritta da Paul e John per la voce solista di Ringo, nasce con il titolo di Bad Finger Boogie (nome usato in seguito da un altro gruppo della Apple, i Badfinger appunto). I Beatles vi aggiungono in seguito le urla dei fan durante il loro concerto americano all’Hollywood Bowl di Los Angeles.
Being For The Benefit Of Mr. Kite! (letteralmente il “Sig. Aquilone”) viene ispirata a John Lennon dalla locandina di uno spettacolo circense dell’età vittoriana. Lennon trova il poster da un rigattiere di Sevenoaks nel Kent, dove i Beatles negli ultimi giorni del gennaio 1967 stanno girando il filmato promozionale di Strawberry Fields Forever. Tra le poche modifiche apportate al programma originale, il nome del cavallo Zanthus che nella canzone dei Beatles diventa Henry, nel quale alcuni vollero vedere il riferimento all’eroina ma il tutto fu smentito da John Lennon in modo risoluto. Ma il vero capolavoro di Lennon è A Day In The Life. Ispirato da un articolo apparso sul Daily Mail, contiene un crescendo orchestrale registrato da 40 musicisti diretti da McCartney. La registrazione viene doppiata quattro volte in modo da sembrare suonata da 160 musicisti. Nel brano Paul e John aggiungoro una frase (“He blew his mind out in a car”) facendo riferimento a Tara Browne, morta in un incidente stradale il 18 dicembre 1966, amica di Paul McCartney e di suo fratello Michael.
Within You Without You è un brano filosofico scritto e cantato da George Harrison, l’unico nell’intero album. Nel pezzo suona l’Asian Music Circle della Londra del Nord; ci sono poi strumenti indiani suonati da George e da Neil Aspinall, assistente dei Beatles, otto violini, tre violoncelli e una chitarra acustica. Nessun altro Beatles compare nella canzone ed è l’ultima composizione dell’intero disco ad essere completata. Il brano nasce su un harmonium, strumento che George non ha mai suonato prima e che scopre una sera a casa di Klaus Voorman (amico dei Beatles, bassista dei Manfred Mann e poi nella Plastic Ono Band). Il brano rappresenta, nel bene e nel male, l’apice del coinvolgimento dei quattro di Liverpool con la cultura orientale.
When I’m Sixty-Four è un omaggio di McCartney al padre Jim, musicista jazz dilettante e primo maestro di Paul (aveva compiuto 64 anni il 7 luglio 1966). Viene incisa alla fine del 1966, ma scritta e concepita qualche anno prima da Paul e suonata per la prima volta in versione acustica al Cavern Club di Liverpool. Per registrarla vengono reclutati tre clarinettisti; poi, in sede di mixaggio, come accade per Lucy In The Sky With Diamonds, i nastri vengono accelerati per ottenere alcuni effetti particolari. Vengono registrati altri tre brani durante le sedute ma non vengono inclusi nel disco: Strawberry Fields Forever e Penny Lane usciranno come 45 giri poco prima della pubblicazione di Sgt. Pepper’s, mentre It’s Only A Northern Song verrà inclusa nella colonna sonora del film Yellow Submarine.
“Sgt. Pepper’s”, ricorda George Martin nelle note scritte appositamente per la riedizione del disco su cd, “non nacque come un concept album, ma molto presto cominciò ad avere una vita propria. Ricordo vivamente quel momenti come una sfida incredibile e un’esperienza assai appagante. Per me è stato il disco più innovativo, pieno di immaginazione e anticipatore di mode del suo tempo” .
Donovan
Sunshine Superman (Epic, 1966)
Da piccolo Dylan a pifferaio dell’era psichedelica, lo scozzese Donovan anticipa di quasi un anno la psichedleia dei Beatles, anche se la sua visione guarda maggiormente alla nascente scena della West Coast americana. The Fat Angel infatti paga tributo ai Jefferson Airplane ma sono la title track e l’inquietante Season Of The Witch le gemme di un disco che deve moltissimo alla genialità del produttore Mickie Most.
Love
Forever Changes (Elektra, 1967)
Dopo Sgt. Pepper’s, sicuramente il disco che meglio esprime la visionarietà psichedelica di quel particolare momento storico. Non fu un successo commerciale, ma a tutt’oggi appare regolarmente nelle liste dei critici come uno dei dischi più importanti degli anni Sessanta. Il leader, il carismatico Arthur Lee, dopo una vita piena di sfortune – inclusa la detenzione in prigione – è scomparso nel 2006.
Byrds
The Notorious Byrd Brothers (Columbia, 1968)
Il “piccolo” Sgt. Pepper’s degli amici californiani dei Beatles. Inciso in una atmosfera di completo caos per via del licenziamento di David Crosby avvenuta durante le session, è uno splendido affresco che presenta sperimentalismo psichedelico (Artificial Energy, Tribal Gathering), pura melodia pop (Goin’ Back) e recupero della tradizione (Old John Robertson).
