La bella storia dei Black Crowes finisce là dove questi ragazzi del Sud facevano le cose migliori, e cioè su di un palcoscenico, esattamente quello di Boston, le scorse sere del 30 e 31 ottobre, ultime due date di quello che, purtroppo, passerà alla storia come l’ultimo tour dei BC. Perché, anche se non ufficializzato, il gruppo si è sciolto: Chris intento a registrare il suo primo disco solista e già on the road da solo, Rich ancora fermo (ma parleremo al telefono con lui a breve e vi terremo informati).
Non è mai stata una gestione facile, quella dei BC: le liti fra i due fratelli erano all’ordine del giorno, e i licenziamenti anche, a cominciare da quelli dei chitarristi Jeff Cease, Johnny Colt e soprattutto del bravissimo Marc Ford a quello più recente del bassista Sven Pipien, addirittura cancellato dalla foto che lo ritraeva all’interno del live con Jimmy Page nella nuova edizione, anche se le registrazioni erano le stesse, e dunque Pipien era ben presente come musicista. Per finire con quello del grandissimo drummer, Steve Gorman, che ha dato la stura al finale di questo gruppo. Nella più grande tradizione rock, in fondo. Perché i BC hanno significato questo: l’unico gruppo nato alla fine degli anni Ottanta, attivo negli anni Novanta, capace di raccogliere l’eredità del più puro e classico american rock di matrice anni 70, quello di gruppi come Led Zeppelin e Allman Brothers Band. Eccessi compresi. Mai suonando retrò o nostalgici, attenzione.
Sebbene da vecchio fan dei BC avrei preferito un live (magari pure triplo) che raccogliesse in modo antologico il meglio della loro attività concertistica nel corso degli anni, devo dire che questo disco suona perfetto. È un intero show del gruppo, non è stato effettuato alcun taglio, anche le significative introduzioni di Chris sono state preservate, autentico officiante del culto del rock (“This is what they call rock’n’roll… welcome to the show!”, oppure: “La musica è una vibrazione positiva che può portarvi ovunque vogliate, qualunque posto sappiate immaginare nella vostra mente, nel vostro cuore e nella vostra anima, almeno per quei tre o quattro minuti che dura una canzone”).
I BC ultima edizione suonavano alla grandissima, come chiunque li abbia visti a Brescia prima di Neil Young lo scorso anno può testimoniare: un Chris Robinson sempre più incarnazione del miglior Robert Plant, due chitarristi, Rich e Audley Freed, pronti a lanciarsi in duelli chitarristici mai fini a se stessi e mai roboanti, ma essenziali e decisamente bluesy, una sezione ritmica formidabile, un tastierista inappuntabile e mai invadente e le coriste semplicemente esaltanti, nella miglior tradizione soul.
Stupisce la mancanza completa di alcun brano dal bellissimo By Your Side, un disco stranamente rinengato dal gruppo, mentre il meglio della loro carriera è degnamente rappresentato: tre brani da Shake Your Money Maker, quattro da The Southern Harmony, tre da Amorica, uno solo da Three Snakes e infine ben sei da Lions. Più un inedito su disco, Title Song, che però è stata suonata dal vivo molto spesso.
C’è tanta bella musica, qua dentro, da farvi perdere più di una nottata, musica con un’anima e un cuore, musica sudata e appassionata, onde dense di suono fangoso che salgono e scendono e trascinano con loro, come una cavalcata surf a tempo di rock’n’roll sul Missis-sippi. A me piace particolarmente la sequenza Black Moon Creeping/High Head Blues/Title Song: circa venti minuti complessivi che viaggiano tra blues, rock’n’roll, suggestioni psichedeliche, interplay strumentali di classe e soprattutto buone, buone vibrazioni.
Non si fanno più band come i Black Crowes oggigiorno, e il futuro del rock sarà sempre più povero, d’ora in avanti.
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Voto: 9
Perché: un live registrato perfettamente (chi ha curato i recenti live di Neil Young e Bruce Springsteen dovrebbe prendere qualche appunto…), e una serie di performance che portano di diritto i Black Crowes tra i più grandi performer della storia del rock.
