11/05/2007

The Great Giambelli

Di professione fa il fotografo, ma ormai se lo ricordano in pochi. Perché lui, Giambelli Rolando da Brescia, è per tutti “il beatlesiano più famoso d’Italia”. Infatti, se da noi oggi esistono viali, piazze e parchi intitolati alla memoria di John Lennon o George Harrison, se Brescia è stata la sede di un Museo dei Beatles, se si festeggia più di un Beatles Day l’anno con ospiti internazionali o se, ancora, si organizzano manifestazioni nel nostro Paese piuttosto che viaggi nei luoghi di culto di Londra e Liverpool, il merito è quasi esclusivamente suo. E dei Beatlesiani Associati d’Italia, l’organizzazione non profit che lo stesso Giambelli ha creato il 5 ottobre del 1992, “per il trentennale di Love Me Do”, come tiene a precisare. “In realtà” mi svela “l’idea originale era un’altra. Dato che mi è sempre piaciuto strimpellare, volevo inventarmi un club che potesse diventare un punto di riferimento per i musicisti, un luogo in cui ci si riunisse per dar sfogo alla propria passione. Qualcuno mi ha suggerito: perché, visto che ti piacciono tanto e che conosci tutte le loro canzoni a memoria, non metti in piedi un’attività dedicata ai Beatles? Detto, fatto”.

La cotta per i Fab Four ha origini lontane ma solo negli ultimi anni, in seguito alle attività dei Beatlesiani, è diventata per Rolando e sua moglie, la dolce e paziente Alice, una vicenda totalizzante. Cresciuto in una famiglia artistica (la mamma era una soprano, il nonno un tenore), Giambelli ha la musica nel dna.

“Ho ascoltato classica sino ai 13 anni. Poi un giorno mio cugino mi ha parlato di questo nuovo complesso inglese”.

Travolto dall’onda rock, Rolando suona di tutto (“Mi è sempre piaciuto il blues, facevo i pezzi dei Cream, dei Rolling Stones e adoravo Jimi Hendrix del quale mio fratello Tristano è un grandissimo cultore”) anche se l’amore per John, Paul, George e Ringo è inossidabile. “Con precisione assoluta so dire dove e quando ho comprato i dischi dei Beatles. Una volta ho persino rubato a un’amica l’ellepi di Revolver, che lei aveva acquistato il giorno dell’uscita, perché non potevo più aspettare: volevo ascoltarlo subito!”.

Insieme ad altri 20mila ragazzi, Giambelli è al Vigorelli di Milano il 24 giugno 1965 per il leggendario concerto dei Fab Four. Se fa tenerezza pensare che, come ammette lui stesso, “per andare a quel concerto ho dovuto fare l’autostop da Brescia a Milano”, è davvero divertente il racconto che Rolando fa del suo primo viaggio in Inghilterra. “Dopo averli visti in mondovisione cantare All You Need Is Love mi sono detto: devo conoscerli. E così, il giorno dopo, ho preso la mia Lambretta e sono partito per Londra: destinazione Abbey Road. Ovviamente i Beatles non erano lì e neppure ho avuto modo di parlare con qualcuno del loro entourage. Ma l’emozione è stata grande e la voglia di tornare in quel luogo mitico pressoché incontenibile”.

A 40 anni di distanza dalla venuta dei Beatles in Italia, Giambelli ha coronato il suo sogno e rimesso piede negli studi dove sono stati incisi i capolavori scritti da Lennon-McCartney. “Ho invitato 25 gruppi italiani a registrare nello Studio Due un pezzo a testa: un’ora ciascuno per dare vita a un doppio cd (A Day In The Life. At Abbey Road) che rappresenta la massima aspirazione di tutti noi. Il solo fatto di esser potuti entrare in quella stanza, aver toccato i microfoni dell’epoca, il pianoforte verticale usato per Obladi Oblada, i Vox AC 30 o l’organo Hammond ha ripagato ciascuno di noi degli sforzi compiuti”.

“Sono stati bravissimi” dice Rolando, ed è vero. “Il disco non è solo un’operazione nostalgica o una pur indimenticabile gita per appassionati. Tutti, dagli Apple Pie ai Mr. Fantasy sino ad Alberto Marsico (musicista sperimentale che, di solito, non fa cover dei Beatles ma che ha saputo dar vita a una magnifica versione di Can’t Buy Me Love), mi hanno stupito. Sono davvero orgoglioso di questo progetto”.

E, se quella prima volta a Abbey Road non era riuscito a incontrare nessuno, oggi Giambelli è conosciuto e stimato dal mondo che ruota intorno alla Beatlemania. “Sono amico di tutti: Paul e Ringo, George Martin, Julian e Cynthia Lennon, Sean e Yoko Ono, Neil Aspinall. Ai miei Beatles Day ho avuto ospiti di prestigio come Pete Best, Tony Sheridan o i Quarrymen, ma anche personaggi curiosi e di contorno, come l’autista di Lennon”.

Il City Council di Liverpool gli ha recentemente chiesto di essere il referente italiano della mostra Beatles Story nonché il tramite ufficiale per i rapporti tra la città dei Fab Four e gli enti locali italiani. Le università più prestigiose lo chiamano per le sue “lezioni di Beatleseria”.

Insomma, come lo ha definito Paul McCartney in apertura della sua ultima conferenza stampa milanese, Rolando è, oggi più che mai, “The Great Giambelli”.

Per informazioni sul cd A Day In The Life. At Abbey Road, sulle attività dei Beatlesiani associati d’Italia e sulle iniziative di Rolando Giambelli rivolgersi a: www.beatlesiani.com, [email protected], tel/fax 030/303092

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