Camilla Sernagiotto racconta il lato oscuro del rock con “These Must Be The Places”
Un viaggio tra luoghi, leggende e tragedie che hanno segnato la storia della musica
Nel rock ci sono canzoni che restano indissolubilmente legate ai luoghi in cui sono nate o ai luoghi che hanno segnato la vita dei loro protagonisti. A volte sono studi di registrazione, locali, camere d’albergo; altre volte sono semplici appartamenti o edifici che, dopo essere entrati nella storia, finiscono per assumere un significato diverso, diventando simboli di un’epoca e delle sue contraddizioni.
Dopo aver raccontato il mito e le storie legate al Dakota Building di New York in La maledizione del Dakota (Arcana, 2022), Camilla Sernagiotto torna a esplorare il rapporto tra musica, luoghi e leggende con These Must Be the Places. Atlante oscuro del rock (Arcana, 2026). Un libro che attraversa continenti e generi musicali per raccontare indirizzi più o meno celebri, dalle case degli artisti ai luoghi legati a episodi entrati nell’immaginario collettivo.
Dalle leggende nate intorno a Robert Johnson ai luoghi dell’universo di Aleister Crowley, dalle vicende della scena black metal norvegese alle storie italiane legate a personaggi come Rino Gaetano e Fred Buscaglione, il volume mette insieme cronaca, ricerca giornalistica e folklore rock. Un viaggio che non cerca soltanto il lato oscuro della musica, ma anche il modo in cui i luoghi continuano a custodire le storie di chi li ha attraversati.
Ne abbiamo parlato con Camilla Sernagiotto, giornalista, filologa medievale, autrice televisiva e scrittrice. Nata a Voghera nel 1982, lavora per Sky TG24 e per il Corriere della Sera. Tra i suoi libri figurano Circuito chiuso, Annales, Hipster dixit. Manuale per diventare un hipster con i baffi (Fazi, 2012), La maledizione del Dakota (Arcana, 2022), La trappola atomica (Ultra, 2023), Senza scadenza (Ultra, 2023), Cose molto italiane (Ultra, 2024) e Ciak, si cresce! (Ultra, 2025). È inoltre autrice del podcast La Maledizione del Dakota, ispirato al libro omonimo e prodotto nel 2023 da Brandon Box.
Lo spieghi nell’introduzione, ma devo chiederti ovviamente di spiegarlo anche qui: com’è nata l’idea del libro?
L’idea del libro affonda le radici un po’ nella “maledizione” della volta scorsa, perché un paio d’anni fa ho scritto un libro, sempre per Arcana, dedicato a un luogo in particolare che mi ha rapita: il Dakota Building di New York.
Ho realizzato La maledizione del Dakota, in cui raccontavo i luoghi maledetti legati al celebre edificio e altri posti collegati a questa dimensione, dalla Boleskine House in Scozia a Cielo Drive, la villa di Roman Polanski.
Da lì mi sono appassionata molto a quei luoghi, a quelle mura che sembrano trattenere un’energia negativa e dirompente capace, in qualche modo, di influenzare il rock. Sempre, però, con lo sguardo della giornalista e dell’appassionata di musica: non credo quasi a nulla che vada oltre il piano della realtà.
Mi interessa però raccogliere questo folklore, perché di folklore si tratta. A un certo punto mi sono detta: “Sai la tipica frase ‘se queste mura potessero parlare’? Perché non proviamo a farle parlare?”.
Così ho deciso di mappare questi luoghi in tutto il mondo: dall’India dell’Ashram in cui è nato il White Album dei Beatles fino al Nord Europa di Euronymous e Dead.
D’accordo, ma perché sei tornata, in qualche modo, nei luoghi e nelle atmosfere de La maledizione del Dakota?
In qualche modo sono tornata a parlare di alcuni luoghi e di alcune atmosfere. Quel libro mi aveva aperto una porta verso questo tipo di ricerca: il rapporto tra musica, luoghi e leggende.
Con These Must Be The Places. Atlante oscuro del rock ho però allargato lo sguardo a tutto il mondo, cercando di raccontare tanti posti diversi, non soltanto quelli più famosi, ma anche luoghi meno conosciuti che custodiscono storie incredibili.
Il libro è suddiviso per aree geografiche o si può dare una definizione migliore?
È una sorta di Lonely Planet del rock occulto (ride, ndr). Ogni capitolo è organizzato per aree geografiche e, oltre alla storia del luogo, contiene dei box finali con consigli pratici per la visita.
È un libro che si può leggere tranquillamente sul divano o sotto l’ombrellone, viaggiando con l’immaginazione, ma che può diventare anche uno strumento concreto per chi vuole costruire itinerari diversi dai classici percorsi turistici.
Credo sia particolarmente adatto a chi ama il rock, il crime e l’occultismo e vuole andare alla scoperta di luoghi meno convenzionali.
Come dicevi, alla fine di ogni capitolo dai consigli anche sul luogo in sé da visitare: sono quindi tutti posti in cui sei stata?
Chiaramente, parlando di centinaia di luoghi, non potevo averli visitati tutti. Molti sì, altri fanno ancora parte della mia wish list.
Per realizzare una guida turistica credibile, però, mi sono assicurata che tutti i luoghi fossero stati visitati almeno da una delle persone che ringrazio nel libro. Sono grandi appassionati e musicisti, come Fabrizio Poggi e sua moglie Angelina Magassini, Jimmy Ragazzon dei Mandolin’ Brothers e altri amici che, per lavoro o per passione, hanno girato il mondo facendo turismo musicale.
Grazie ai loro consigli ho cercato di realizzare qualcosa che fosse davvero utilizzabile anche dal punto di vista pratico.
Per il Nord Europa e per tutta la parte legata ai Mayhem, a Dead e a Euronymous — un mondo musicale che conosco meno — mi sono fatta aiutare da Federico De Carli, detto “Il Boss”, che segue quel genere da una vita e ha visitato tutti quei luoghi.
Anch’io, comunque, sono stata a Oslo e ho visto almeno dall’esterno l’appartamento legato a quella vicenda, quindi ho potuto dare anche un contributo personale.
Posti che hai scoperto o che non avevi approfondito facendo questo libro?
Sì. Oltre ai luoghi più celebri, come il Chelsea Hotel o il Dakota Building, ci sono tantissimi appartamenti e villette poco conosciuti.
Uno dei casi più incredibili è quello dell’appartamento di Harry Nilsson a Mayfair, a Londra. Nel giro di quattro anni, nello stesso letto della stessa stanza, morirono due icone del rock: Mama Cass dei The Mamas & The Papas e Keith Moon, batterista degli Who.
Dopo la morte di Mama Cass — la celebre leggenda del panino al prosciutto è una delle tante storie nate intorno alla sua scomparsa, ma in realtà morì per un attacco cardiaco — Keith Moon scelse proprio quell’appartamento per cercare di disintossicarsi dai suoi problemi con alcol e droghe.
Harry Nilsson inizialmente era contrario, perché temeva che potesse succedere di nuovo qualcosa dopo la morte di Mama Cass in quell’appartamento. Fu Pete Townshend, il chitarrista degli Who, a rassicurarlo dicendo che “un fulmine non cade mai due volte nello stesso punto”. E invece successe davvero.
Entrambi morirono a 32 anni, nello stesso letto. Dopo quella seconda tragedia, Nilsson vendette subito l’appartamento.
È pieno di piccoli luoghi come questo, che non hanno la fama dello Chateau Marmont, uno dei grandi simboli della storia del rock e dello spettacolo, ma custodiscono storie incredibili, spesso legate a morti, dipendenze e tragedie.
Tra i consigli che dai alla fine di ogni capitolo c’è anche una playlist.
Certo, perché volevo che fosse un libro che coinvolgesse il lettore anche attraverso la musica. Ogni luogo ha la sua atmosfera e la playlist serve proprio ad accompagnare il lettore dentro quella storia, creando un percorso anche sonoro oltre che narrativo.
E poi ci sono anche luoghi italiani nel libro.
Esatto, c’è tanta Italia. Uno dei protagonisti di questi luoghi è Aleister Crowley, il celebre occultista britannico che ha influenzato una buona parte del rock, dai Led Zeppelin fino ai più insospettabili Beach Boys.
L’Italia è presente soprattutto grazie all’Abbazia di Thelema a Cefalù, il luogo in cui Crowley fondò la sua comunità e che è diventato uno dei simboli della sua storia. Anche Jimmy Page fu affascinato dall’Abbazia di Thelema, ma il chitarrista dei Led Zeppelin, grande appassionato di Crowley, arrivò ad acquistare Boleskine House, una delle sue residenze più celebri, che possedette per oltre vent’anni prima di venderla.
Nel libro si passa quindi da Cefalù agli incroci di Roma legati alle morti di Rino Gaetano e Fred Buscaglione, fino ad altri luoghi italiani collegati alla storia del rock.
Sono in programma nuovi appuntamenti in cui presenterai These Must Be The Places? E proprio in conclusione: stai lavorando ad altro?
Sì, sto portando il libro in giro con diverse presentazioni, che hanno sempre una fortissima componente musicale.
La prima l’abbiamo fatta nella mia città natale, a Voghera, insieme a Fabrizio Poggi, che ha suonato dal vivo, ed è stata davvero molto bella.
Il prossimo appuntamento sarà il 31 luglio al Mojotic Festival, con una presentazione speciale alla Biblioteca del Mare di Riva Trigoso. È un festival fantastico di indie rock arrivato al quindicesimo anno: grazie a loro ho visto artisti come Blond Redhead, Tame Impala e Gogol Bordello. Sarà un evento off del festival, con la presentazione di These Must Be The Places accompagnata dalla musica di Nicolò Villani, cantautore originario proprio di Riva Trigoso, che porterà un repertorio tra blues e rock.
E poi prossimamente ci saranno altre presentazioni.
Nel frattempo sto già lavorando a un nuovo libro. Non uscirà per Arcana ma per Ultra, che fa parte del gruppo LIT, lo stesso gruppo con cui ho pubblicato anche lavori legati al Made in Italy. È un libro completamente diverso: si intitola A scatola chiusa ed è dedicato alle scatole più iconiche della storia dell’umanità.










