Nothing But Thieves, il branco torna alle origini con “Stray Dogs”
Con “Stray Dogs” i Nothing But Thieves tornano alle radici senza rinunciare all’evoluzione
Quasi quindici anni di attività non sono un traguardo neutro e il quinto album lo è ancora meno: è il punto in cui una band può replicare la formula che l’ha resa grande oppure provare a ridefinirsi. Con Stray Dogs, in uscita oggi 25 settembre, i Nothing But Thieves scelgono una terza via: tornare alle radici senza fingere che nel frattempo non sia successo nulla.
Dopo la fuga in avanti synth-pop e distopica di Dead Club City, il quintetto di Southend rimette le mani nella materia primordiale del proprio suono: chitarre, groove, ritornelli ad alta densità emotiva e un rock che non rinuncia alla forma canzone. È un album che fa coincidere maturità e istinto, più diretto del predecessore ma non meno ambizioso. Indubbiamente rock, Stray Dogs incarna le diverse anime della band: le aperture più pop, il grunge, l’indie rock e un’intera costellazione di richiami anni Novanta. C’è spazio per ballad tese e per corse a perdifiato, ma a sostenere l’insieme sono sempre le sei corde e il groove. Il nucleo è chiaro fin dall’apertura della title track. “Stray Dogs” non è soltanto l’insegna dell’album, ma una dichiarazione d’intenti: un suono più pesante, compatto, costruito per recuperare il contatto immediato tra palco e platea. Anche “Evolution”, primo assaggio del disco, lavora in quella direzione: ritmo incalzante, chitarre energiche, voci potenti e un ritornello corale che riassume bene il marchio di fabbrica della band. “Baby Kool (Evelyn)” inclina invece verso il grunge e l’indie rock, con un’attitudine più obliqua e nervosa; in scaletta figurano poi titoli che già raccontano un’idea di tensione e movimento, da “Death in the Backseat” a “American Confidence”, fino a “AI.Jesus”. I dodici brani confermati compongono un percorso compatto, aperto dalla title track e chiuso da “A Different Kind of Happiness”.

In mezzo a riff e propulsione ritmica, Conor Mason resta la variabile decisiva. La sua voce è ciò che trasforma il rock più diretto di Stray Dogs in qualcosa di immediatamente riconoscibile: estesa, teatrale quando serve, capace di passare dalla fragilità all’aggressività senza trasformare il virtuosismo in posa.
I Nothing But Thieves non usano le canzoni per costruirgli attorno un piedistallo, ma per metterlo alla prova: nei passaggi più scoperti, nelle impennate melodiche, nei ritornelli concepiti per essere restituiti da una folla. La band continua a muoversi dentro una grammatica ormai riconoscibile, ma evita di ridursi a una caricatura del proprio passato. L’architrave sonora coincide con quella concettuale. Stray Dogs celebra il potere della comunità, il senso di appartenenza e le esperienze condivise che uniscono gli outsider: i “cani randagi” del titolo sono i personaggi che abitano l’universo del gruppo, ma anche i fan che ne hanno accompagnato la crescita.
Non è un caso che il disco venga descritto come una serata sul palco, catturata in un momento autentico. La band ha dato forma a questa idea il 19 settembre, attraversando Utrecht, Bruxelles e Londra per suonare tre concerti in tre Paesi nell’arco di una giornata: piccoli club, 300-500 persone, il tentativo di riportare il rapporto con il proprio pubblico a una dimensione ravvicinata prima dei palazzetti del 2027. Il gesto più significativo è forse logistico prima ancora che estetico: la band è tornata agli Angelic Studios, il luogo in cui avevava registrato il proprio debutto. Non per imitare ciò che era, ma per ritrovare una dinamica collettiva e una libertà di scrittura che il quinto disco impone di proteggere. Stray Dogs è stato scritto insieme nell’arco di cinque mesi e viene presentato come uno dei lavori più coesi della loro carriera.
In chiusura di disco, “A Different Kind of Happiness” funziona come lettera indirizzata a se stessi: parla di riflessione, di promesse non mantenute e della necessità di reinventarsi. Il crescendo verso il ritornello conserva l’energia rock del gruppo, ma porta in primo piano anche il suo lato più vulnerabile: «una chiamata dal tuo io futuro, una dal tuo passato», la band ha spiegato, come essere perseguitati da entrambe le direzioni. È una chiusura adatta a un disco che sceglie di guardare indietro solo per andare avanti. Il 24 gennaio 2027 i Nothing But Thieves porteranno Stray Dogs all’Unipol Forum di Assago: una data che, sulla carta, sembra la destinazione naturale di queste canzoni.

