I Linkin Park, Emily Armstrong e il peso di ricominciare: cosa racconta “Unshatter”
Dai dubbi nelle sessioni del 2022 al concerto di San Paolo: “Unshatter” segue la strada dei Linkin Park che ha portato a “From Zero”
Un vecchio adagio racconta come la vita sia la capacità di reagire a ciò che ti accade. Anche quando tutto può sembrare soltanto una fine, con il tempo una strada per ripartire può aprirsi davanti. Lo sanno bene i Linkin Park, che in Unshatter scelgono di raccontare senza filtri i sette anni più complessi della loro storia: quelli trascorsi dopo la morte di Chester Bennington, tra silenzi, dubbi, sensi di colpa e la necessità, non scontata, di capire se esistesse ancora un futuro possibile.
Diretto da Joe Hahn, il film arriverà nelle sale dal 30 settembre al 3 ottobre e non è né un concerto filmato né il solito documentario celebrativo costruito per accompagnare un nuovo disco. È un racconto sincero, scandito per capitoli, che ha il pregio di lasciare finalmente parlare i protagonisti. Mike Shinoda, Brad Delson, Phoenix e Hahn ricostruiscono un percorso fatto innanzitutto di amicizia, prima ancora che di musica. Dai primi incontri nella casa di Mike alle parole pronunciate quasi sottovoce sull’ipotesi di rimettersi in moto, ogni passaggio restituisce l’incertezza di chi non vuole tradire il passato ma non può nemmeno restarne prigioniero.
Poi qualcosa cambia. Le idee iniziano a diventare benzina, la paura lascia spazio a una cauta eccitazione e l’arrivo di Emily Armstrong e Colin Brittain smette di sembrare una sostituzione per assumere il peso di un incontro. Un regalo, viene da pensare, arrivato quando nessuno poteva davvero programmarlo. Unshatter è molto lucido nel non semplificare questa transizione: non cerca di convincere chi non ha accettato la nuova formazione, né trasforma il ritorno della band in una favola edificante. Mostra piuttosto le domande che hanno accompagnato ogni scelta: saremo all’altezza? Stiamo facendo la cosa giusta? Possiamo ancora chiamarci Linkin Park? È proprio qui che il film trova la sua forza. Parla a chi ha continuato ad ascoltare la band e a chi, dopo Chester, ha scelto di fermarsi. Non pretende una risposta univoca, ma offre molti elementi per comprendere il senso umano e creativo di una ripartenza che non cancella nulla. Le immagini d’archivio, le sessioni in studio e le sequenze dal vivo confluiscono in una regia tecnicamente impressionante, distante anni luce da certa produzione musicale italiana spesso piatta, televisiva, incapace di far sentire lo spettatore dentro una stanza o sul bordo di un palco.
Il risultato è un film sul lutto, certo, ma soprattutto sulla possibilità di non spezzarsi definitivamente. O, almeno, di provare a rimettere insieme i pezzi senza fingere che le crepe non esistano. Joe Hahn documenta il passaggio dalle sessioni del 2022 al ritorno discografico di From Zero e al concerto di San Paolo con uno sguardo interno ma mai autoindulgente.






