08/05/2026

“Enoscapes – Homage to Brian Eno”, il nuovo progetto di Lorenzo Cimino e Sergio Sorrentino

Lorenzo Cimino ci racconta la genesi del disco e il lavoro tra la rilettura dei brani di Brian Eno e le composizioni originali

Enoscapes – Homage to Brian Eno è il nuovo progetto discografico del trombettista e compositore Lorenzo Cimino insieme al chitarrista Sergio Sorrentino. Un lavoro pubblicato in digitale per Suoni Possibili che si configura come un viaggio immersivo nell’universo sonoro di Brian Eno, figura chiave della musica ambient e dell’idea contemporanea di paesaggio acustico.

Lorenzo Cimino è trombettista, compositore e figura di riferimento nella programmazione culturale, attivo tra jazz contemporaneo, musica di ricerca e arti visive. La sua poetica unisce lirismo e sperimentazione timbrica, con una produzione che conta 15 album solisti e una forte connessione con l’estetica Fluxus e l’avanguardia musicale.

Sergio Sorrentino è un chitarrista di fama internazionale, noto per il suo approccio alla chitarra elettrica in ambito contemporaneo e per le sue reinterpretazioni di autori come Einaudi, Richter, Glass e Zimmer. Ha collaborato con figure di riferimento della musica minimale e contemporanea, tra cui Philip Glass, ed è riconosciuto per un linguaggio sonoro essenziale e profondamente espressivo.

Enoscapes prende forma dall’incontro tra la rilettura di alcuni brani chiave di Brian Eno, come Music for Airports e By This River, e la scrittura di materiali originali nati da una ricerca condivisa sul suono, sul timbro e sullo spazio. Il lavoro si muove tra jazz di ricerca, suggestioni modern classical ed elettronica minimale, costruendo un ascolto rarefatto e sospeso, in cui la tromba assume una funzione narrativa e quasi ambientale, diventando parte di un paesaggio sonoro più che un elemento solistico, e la musica si sviluppa come uno spazio da attraversare e abitare.

In occasione dell’uscita del disco, abbiamo intervistato Lorenzo Cimino per approfondire la genesi del progetto, il dialogo con l’universo di Brian Eno, il processo creativo dei brani originali e la dimensione performativa di un lavoro pensato come esperienza immersiva e in continua trasformazione.

 

"Enoscapes – Homage to Brian Eno" - Lorenzo Cimino e Sergio Sorrentino

 

Come nasce questo nuovo progetto?

Nasce da un forte desiderio condiviso di ricerca sul suono e sullo spazio. Volevamo esplorare i nostri strumenti in una veste diversa: per me si trattava di non vivere più la tromba unicamente come strumento solista, ma di trasformarla in un “generatore di paesaggi”. Insieme a Sergio abbiamo cercato quel punto di equilibrio magico dove il lirismo della tromba e le trame della chitarra elettrica, unite all’elettronica minimale, diventano una cosa sola. La scelta di omaggiare Brian Eno è stata la naturale conseguenza: volevamo abitare il suo universo, creando una musica che non occupasse lo spazio, ma che lo creasse, permettendo all’ascoltatore di fermarsi e sostare.

 

Vi ricordate la prima volta che avete ascoltato Brian Eno?

Ognuno di noi ha il suo ricordo personale, ma per entrambi è stato un momento di rottura. Venendo da percorsi legati al jazz di ricerca, all’improvvisazione e alla sperimentazione, incrociare dischi come Music for Airports ha significato scoprire che il suono poteva non avere la fretta di correre verso una meta. È stata una rivelazione: capire che il silenzio, il timbro e la dilatazione del tempo potevano avere la stessa dignità estetica ed emotiva di una melodia strutturata.

 

Lui ha avuto modo di ascoltare le versioni che avete fatto dei suoi brani?

Per il momento non abbiamo avuto un feedback diretto da lui, ma il disco è uscito da poco ed è già entrato in vari circuiti internazionali. Sarebbe ovviamente un sogno sapere cosa ne pensa di questa rilettura così acustica, fragile e “suonata” dei suoi capolavori. Chissà che il passaparola non faccia arrivare Enoscapes fino a lui!

 

Come sono nati invece i brani originali? Era un modo per proseguire un discorso sull’ispirazione o, se preferite, sul processo creativo di Brian Eno, o era una maniera per rileggere il tutto in una nuova veste?

Sicuramente entrambe le cose. Brani come Souls, Endless e In Between non volevano essere un puro esercizio di stile per imitare Eno, ma un prolungamento naturale della sua filosofia attraverso le nostre dita e il nostro respiro. Lavorando sugli arrangiamenti di pezzi come By This River o 1/1, ci siamo ritrovati immersi in un “mood” creativo molto fertile. I brani originali sono nati proprio da questa comune ricerca sul timbro e sull’improvvisazione: abbiamo assimilato la sua lezione spaziale per poi rileggerla con la nostra identità e la nostra sensibilità jazz e modern classical.

 

Enoscape è la traccia che ha dato il via alle composizioni originali, considerando poi il titolo del lavoro?

Assolutamente sì. Enoscape è la sintesi perfetta, il manifesto del disco: la crasi tra “Eno” e “Landscape” (paesaggio). È stata la chiave di volta che ci ha fatto capire che non stavamo solo registrando un tributo, ma stavamo letteralmente dipingendo dei “paesaggi alla Eno”. Da lì, il titolo dell’intero lavoro è venuto da sé e ha tracciato la rotta per tutte le altre composizioni originali.

 

Prossimi impegni? Avete live in programma?

Sì, il progetto sta prendendo forma anche dal vivo. Avremo il Concerto di Presentazione Ufficiale molto presto: sabato 16 maggio alle ore 18:00 suoneremo presso la bellissima Chiesetta di Santa Sofia a Torre d’Isola, in provincia di Pavia. Oltre a questo, stiamo lavorando per portare il disco in altre cornici nel corso dell’estate e dell’autunno.

 

Avete pensato o immaginato contesti specifici per proporre questo progetto dal vivo?

È una musica che richiede e al contempo crea intimità. Per questo motivo stiamo privilegiando luoghi che abbiano un’acustica naturale suggestiva e che invitino al raccoglimento: chiese sconsacrate (o acusticamente adatte come quella di Torre d’Isola), musei, gallerie d’arte, piccoli teatri o contesti naturali molto silenziosi. Vogliamo che il live sia un’esperienza immersiva, dove il pubblico possa chiudere gli occhi e lasciarsi avvolgere da questo ambiente sonoro.

 

In ambito live c’è spazio per l’improvvisazione o vi attenete a come avete registrato i brani su disco?

L’improvvisazione è il cuore pulsante del nostro interplay. Anche in studio, pur volendo conservare la delicatezza contemplativa dei capolavori di Eno, abbiamo aperto nuovi spazi improvvisativi dove l’emozione del momento e il dettaglio sonoro sono stati i veri protagonisti. Dal vivo questa componente si amplifica ulteriormente: la struttura dei brani e l’atmosfera rimangono quelle del disco, ma il modo in cui ci “camminiamo dentro”, come dialogano la tromba, la chitarra e l’elettronica, cambia ogni volta in base allo spazio in cui suoniamo e all’energia del pubblico.

 

"Enoscapes – Homage to Brian Eno", il nuovo progetto di Lorenzo Cimino e Sergio Sorrentino

On demand

Iscriviti alla Newsletter

Vuoi rimanere sempre aggiornato su rock e dintorni? Iscriviti alla nostra newsletter
per ricevere tutte le settimane nuovi video, contenuti esclusivi, interviste e tanto altro!