24/09/2026

Neil Young pubblica un nuovo album e torna sul palco. E noi tiriamo un sospiro di sollievo

Il Loner canadese aveva cancellato il tour europeo lo scorso luglio ma ha continuato a lavorare a nuova (e vecchia) musica

“Ho bisogno di una pausa. Devo ascoltare il mio corpo”. L’avevamo lasciato così Neil Young, con un annuncio improvviso che, inutile mentire, sulle prime ci ha fatto tremare per un possibile problema di salute. Salvo tirare un sospiro di sollievo quando è stato lui stesso a tranquillizzare tutti dichiarando “everything is OK”. Quindi, scongiurato il peggio, è rimasto solo il dispiacere per le date annullate del tour europeo che avrebbero toccato anche l’Italia, a Lucca e Codroipo, nel luglio scorso. Ma di stare lontano dalla musica, per uno dei musicisti più prolifici della sua generazione, proprio non se ne parla, e dunque la storia recente di Young passa da un tour cancellato a febbraio a un ritorno sul palco a settembre; nel frattempo ha pubblicato un album dal vivo e un nuovo disco di inediti. La salute non manca.

Lo scorso 18 settembre è uscito Second Song, il nuovo album che vede Neil Young affiancato dalla sua ultima band, The Chrome Hearts, con i quali aveva già attraversato gran parte del 2025 e di cui fa parte anche Micah Nelson, il figlio di Willie. Sette brani (cinque inediti e due recuperati dal passato) registrati agli Shangri-La Studios di Malibu, che arrivano dopo Talkin’ to the Trees, il primo album in studio della formazione pubblicato proprio in quel proficuo 2025 che li ha impegnati in una lunga tournée internazionale, con tappa anche a Glastonbury e Hyde Park. Anche in questo nuovo lavoro Young ha scelto di mescolare presente e passato: alcune composizioni sono recenti, altre arrivano da un’epoca lontanissima della sua carriera, così come i suoi Archives ci hanno abituato da anni, un grande e prezioso archivio che non è un museo con opere in esposizione ma una fucina di materiale e un repertorio ancora aperto, vecchie canzoni che possono tornare improvvisamente utili, cambiare arrangiamento e significato, dialogare con materiale scritto oggi. Tra queste c’è I’ll Love You Forever, scritta nel 1964, quando Young era ancora poco più che ventenne e suonava con gli Squires. Una canzone rimasta, dunque, nell’archivio per oltre sessant’anni e che oggi trova una nuova vita con una band completamente diversa.

Il brano che dà il titolo all’album dura oltre undici minuti, un formato che oggi “suona” a dir poco anacronistico ma che appartiene perfettamente al modo di intendere la musica di Young: lasciare spazio alle canzoni, alla band, alle imperfezioni e alla possibilità che una registrazione prenda una direzione imprevista. Ma il “vecchio Neil”, quello che ha sempre una posizione politica da cantare dietro il microfono non manca nemmeno stavolta: “il presidente, in TV, dice che va tutto bene ma sta facendo a pezzi la Casa Bianca”, dice in Soon I Might Be Going.

Martedì 22 settembre, a Bridgeport, Connecticut, Neil Young & The Chrome Hearts sono poi tornati sul palco per la prima volta nel 2026. Una serata condivisa con Willie Nelson & Family, che ha visto Young esibirsi per circa un’ora e proporre alcuni dei brani che hanno attraversato la sua carriera, da Old Man a Heart of Gold, da After the Gold Rush a Harvest Moon, fino a Rockin’ in the Free World durante la quale ha strappato le corde della sua Old Black, ma anche Casting Me Away From You ed Earth Girl –dedicata alla moglie Daryl Hannah – da Second Song eseguite per la prima volta. “Prove generali di Farm Aid”, potremmo definirle, che di fatto si svolgerà a Virginia Beach il 26 settembre, quarantuno anni dopo la nascita della storica manifestazione firmata Young-Nelson-Mellencamp. Alle soglie del suo ottantesimo compleanno il Loner canadese ha sempre interpretato il tempo a modo suo e non accenna a fermarsi, se non per riposare quel tanto che basta per tornare ancora più carico e con qualcosa di nuovo (o vecchio) da dire.

Neil Young_Second Song

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