15/11/2013

The Jimi Hendrix Experience

Tempesta a Miami. Hendrix arriva in Florida, carica l’aria di elettricità e scappa sotto la pioggia con una nuova canzone fra le mani

Basta ascoltare Tax Free. In quegli otto minuti c’è più di un indizio dell’essenza di Jimi Hendrix: il suono intenso, la fantasia nell’esecuzione, il carattere viscerale, le sbavature che non rovinano la performance, ma fanno capire che grandezza e perfezione sono due cose differenti. C’è il chitarrismo inimitabile che riassume i caratteri solisti e ritmici dello strumento. C’è la capacità del chitarrista di scolpire l’elettricità. È solo uno dei grandi momenti di Miami Pop Festival, l’album che testimonia l’esibizione dell’Experience del 18 maggio 1968 al festival che per Hendrix fece da trait d’union fra il rogo della chitarra di Monterey e l’inno nazionale sfigurato a Woodstock. Il trio tenne un’esibizione pomeridiana e una serale: roba impensabile, oggigiorno. Hendrix avrebbe dovuto suonare anche il giorno dopo, ma i concerti furono cancellati causa pioggia.

Voluto da Michael Lang, futuro organizzatore della «tre giorni di pace e musica» del ’69, il Miami Pop era il primo grande festival sulla East Coast. «Jimi aveva bisogno di soldi», mi ha spiegato Eddie Kramer, braccio destro del chitarrista in sala d’incisione e fonico cui fu demandato il compito di registrare lo show, «così impacchettammo le nostre cose e partimmo per Miami. Fu una specie di vacanza». L’atmosfera rilassata che emerge dagli intermezzi fra le canzoni è in contrasto con l’intensità del suono che usciva dalle casse e che oggi ci è restituito da Kramer con un mixaggio che esalta lo spirito primitivo della musica. La versione fulminante di Fire sembra suonata l’altro ieri, il riff finale di I Don’t Live Today è di una modernità sconcertante, Red House è l’unico momento in cui la band dà l’impressione di jammare e il risultato sono dodici minuti esaltanti. Jimi quasi si giustifica introducendo Hear My Train A Comin’. La definisce «una jam su un blues lento che abbiamo suonato solo una volta prima di oggi». Non è una grande composizione, eppure è satura d’energia.

C’era bisogno di un altro live di Jimi Hendrix? Che abbiate uno, cinque o venti dischi dal vivo dell’Experience nella vostra collezione, Miami Pop Festival è una testimonianza vibrante dello spirito del trio. Ci sono concerti più feroci, con scalette più varie e digressioni strumentali più estese, ma questo offre nella ristrettezza del repertorio un’idea piuttosto ampia delle possibilità espressive del chitarrista, il suo modo istintivo di arricchire i pezzi di fioriture strumentali con un senso della misura invidiabile. È un’ora di musica, undici pezzi di cui gli ultimi due – altre versioni di Fire e Foxey Lady – sono tratti dalla performance pomeridiana. Le piogge torrenziali del 19 maggio non ci permettono di ascoltare altra musica. Il bello è che fu cercata, tutta quell’acqua. Dopo un mese di siccità lo Stato della Florida inviò alcuni aerei a bombardare le nuvole sopra le Everglades. Se non altro, a Jimi venne l’idea per una nuova canzone. Era nata Rainy Day, Dream Away.

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