Tu sei qui

Mandolin' Brothers

Far Out
Cobert Edizioni Musicali
La maturità stilistica del gruppo di Voghera passa attraverso Jono Manson, l'amato roots rock, l'esperienza e gli ascolti infiniti della musica popolare americana
di Roberto Caselli
10 Novembre 2014
Basta mettere questo Far Out nel lettore e ascoltare il primo brano, Freak Out Train, per capire che la band vogherese ha probabilmente raggiunto la sua maturità stilistica. Molto merito, in questo caso, va di certo anche al produttore e musicista Jono Manson che ha saputo indirizzarli verso il sound gli stessi Mandolin' Brothers hanno sempre avuto in mente, realizzando così un profilo costruito sull'amato roots rock, ma anche infarcito di estensioni che via via ricordano stili e personaggi che vanno da Bob Dylan a Tom Petty, da The Band ai Little Feat, sempre con un uso strumentale eccellente dettato certamente dall'esperienza, ma anche dagli ascolti infiniti della musica popolare americana della tradizione.
 
Non c'è nessuno dei tredici brani dell'album che tradisca ingenuità o facile riferimento stilistico: è l'atmosfera generale che di volta in volta ci porta a ricordare qualcosa o qualcuno e questo è un atto di grande professionalità raggiunta. Ragazzon, Maccabruni e Rovino si sono presi la briga (e sicuramente anche il gusto) di scrivere tutti i pezzi, dando anche qui prova di sapersela cavare molto bene.
 
I Mandolin' Brothers sono ormai una band completa capace di dire la sua non solo a casa nostra, ma anche senza problemi nella tana del lupo e cioè in terra americana. Difficile fare una "graduatoria" dei pezzi, ma, proprio volendo ricercare il meglio, oltre al già citato pezzo d'attacco, si potrebbero ricordare la dolcissima Circus con la voce di Jimmy Ragazzon su tutto, Hey Senorita, una specie di country valzer con un finale tutto da ascoltare, e Come On Linda per la perfetta interazione strumentale e ancora una volta per le voci perfettamente centrate. Davvero un bel disco.