“Nimrods”, il sogno punk dei Green Day diventa un viaggio on the road
La commedia diretta da Lee Kirk racconta come la musica, l’amicizia e un pizzico di incoscienza possano trasformare un viaggio improbabile nell’avventura di una vita
I sogni, l’incoscienza, l’ingenuità, la musica – intesa non come semplice sottofondo, ma come motore di aggregazione – possono portarti a creare una band punk rock. È quello che è successo ai Green Day nella seconda metà degli anni ’80 e che li ha portati a essere attivi ancora oggi. È quello che cercano di raccontare attraverso Nimrods, una commedia che sarà al cinema dall’11 al 18 agosto (l’elenco delle sale è qui). Scritto e diretto da Lee Kirk, il film è interpretato da Mason Thames, Kylr Coffman e Ryan Foust nei panni dei tre giovani musicisti protagonisti, affiancati da Mckenna Grace e da un cast che comprende anche Jenna Fischer, Angela Kinsey, Fred Armisen e Bobby Lee. Nel film compaiono inoltre Billie Joe Armstrong, Mike Dirnt e Tré Cool nel ruolo di loro stessi.
Il titolo riprende quello del quinto album dei Green Day, Nimrod, personaggio biblico il cui nome, nello slang americano, significa anche “idiota”. Gli “stupidi” in questione sono tre ragazzini che hanno una band chiamata Analog Dogs, chiaramente ispirata ai primi Green Day: provano in garage, hanno i loro brani e ne registrano uno con un multitraccia analogico, appartenuto originariamente al padre del frontman, scomparso prematuramente (come il padre di Billie Joe Armstrong, camionista e musicista jazz part-time, morto di cancro a soli 44 anni, quando Billie Joe aveva appena 10 anni). Tommy (Mason Thames), cantante della band, è affiancato da Fred (Kylr Coffman) e Chad (Ryan Foust), tre adolescenti che condividono il sogno di vivere di musica.
Il chitarrista e il bassista della band sono tipi poco adatti al contesto scolastico e, infatti, scappano subito da lì, atteggiandosi anche un po’ a ribelli punk. Poco dopo i due, che sono i più determinati del gruppo rispetto al batterista, più studioso e apparentemente anche più benestante degli altri, saltano la fila di un negozio di dischi per conoscere i Green Day e consegnare loro la cassetta con il brano che avevano registrato con il multitraccia.
Il nome della band farà sempre ridere chiunque lo senta: Analog Dogs. Spesso, infatti, l'”og” di “Analog” viene omesso da chi pronuncia il loro nome, suscitando l’ilarità di chiunque lo ascolti.
Al ritorno a casa, il frontman della giovane band racconta al fratello maggiore, intento ad addobbare il tetto per le feste natalizie, di aver incontrato Billie Joe Armstrong e soci. Il fratello decide allora di fargli uno scherzo, togliendogli la scala che gli avrebbe permesso di scendere.
Successivamente Wayne (Keen Ruffalo), il fratello maggiore, organizza uno scherzo ben più pesante ai danni del chitarrista e cantante della giovane band. Mentre Tommy e il bassista cercano di intrufolarsi, travestiti da netturbini, al concerto dei Green Day che si tiene in città, Wayne fa telefonare un amico fingendo che sia Tré Cool, batterista del gruppo punk rock californiano, dicendogli che la band ha ascoltato la cassetta degli Analog Dogs e che li vorrebbe come gruppo di apertura per il concerto del 31 dicembre.
Peccato che il live non si tenga a Kansas City, dove vivono i tre ragazzi, ma a Los Angeles. Tommy è convinto di aver ricevuto davvero la chiamata dei Green Day e, senza pensarci troppo, ruba l’auto del fratello per partire insieme agli altri due componenti degli Analog Dogs verso Los Angeles, dove dovrebbero arrivare entro tre giorni. I tre non hanno nemmeno la patente, ma si ritrovano comunque a guidare due auto e un furgone, imbattendosi in una serie di avventure. In cuor loro sperano che aprire il concerto dei Green Day possa essere una svolta per la loro band, ma ciò che conta davvero è il viaggio che stanno vivendo, affrontato con la semplicità e la “stupidità” – per citare il titolo del film – che caratterizzano la loro età e il loro carattere.
Per proseguire il viaggio si troveranno anche a suonare in un paio di occasioni e in contesti molto diversi tra loro. E, in qualche modo, a Los Angeles ci arrivano davvero. Ma riusciranno a suonare prima dei Green Day nonostante lo scherzo? Questo non si può rivelare. Si può però osservare come i Green Day facciano da colonna sonora all’intero film: le loro canzoni accompagnano il viaggio verso Los Angeles, vengono cantate dai protagonisti oppure entrano direttamente in scena quando la band compare sullo schermo. Il film è costruito attorno a 22 brani della band che attraversano tutta la loro carriera e si conclude con filmati live esclusivi registrati al Palladium di Los Angeles. Per vedere i Green Day esibirsi senza che il concerto sia intrecciato alla trama è opportuno infatti restare in sala fino alla fine, anche dopo i titoli di coda.
Nimrods non è però un biopic. All’inizio è Billie Joe Armstrong a rivolgersi agli spettatori, spiegando che la storia è ispirata ai primi anni della band, quando girava in furgone, ben prima del successo che sarebbe arrivato dall’album Dookie in poi. Come raccontato dallo stesso regista Lee Kirk, la sceneggiatura nasce anche dagli aneddoti condivisi da Armstrong insieme a Mike Dirnt e Tré Cool, poi rielaborati in un racconto di finzione ambientato nell’America di oggi, ma popolato di oggetti appartenenti al passato – dal registratore a quattro piste alle videocamere analogiche – per creare un’atmosfera senza tempo che richiama gli anni in cui i Green Day muovevano i primi passi. Quello che avrebbero fatto i Green Day è un’altra storia, ma le atmosfere e l’ambientazione riescono a raccontare quanto fosse importante la musica in quegli anni.
Il film, in definitiva, lascia poi la voglia di ascoltare davvero quella musica, magari per intero e senza affidarsi alle brevi storie o ai reel dei social. Perché la musica è qualcosa in cui credere, un po’ come lo sono i sogni.










