Gerardo Balestrieri – Dimmelo (Live @ Jam TV)
Gerardo Balestrieri in compagnia del contrabbassista Giorgio Boffa in “Dimmelo” negli studi di Jam TV
Gerardo Balestrieri in compagnia del contrabbassista Giorgio Boffa in “Dimmelo” negli studi di Jam TV
Petrina ci fa ascoltare “November 10th”, primo brano del suo ultimo album “Be Blind”, negli studi di Jam TV
Michele Gazich ci fa ascoltare “Guerra Civile” a Jam TV
Un album solista delizioso, curioso e originale per Marcella Puppini. Il disco si intitola “Everything is Beautiful” e mescola la sua passione per gli anni ’30 e ’40 e il suo gusto per il vintage con eleganti e moderne sonorità elettroniche
Oggi, 26 dicembre 1963
Gentofte, nord della Danimarca. Nasce Lars Ulrich. Suo padre è Torben Ulrich, campione danese di tennis, una delle racchette più fantastiche della storia.
A 15 anni, Lars lascia la Danimarca per seguire il padre in California: come lui gioca a tennis da professionista e ha in mente un futuro sui campi in terra rossa.
Qualche anno prima però (quando ancora abita a Copenhagen) proprio insieme a papà va a vedere un concerto rock: il sound dei Deep Purple lo affascina. Lars rimane talmente colpito da Ian Paice, il batterista del gruppo, da convincere i suoi genitori a farsi regalare una batteria. E così, in breve tempo, John Bonham dei Led Zeppelin e Nico McBrain degli Iron Maiden, diventano i nuovi eroi di Lars, insieme a Jimmy Connors, Bjorn Borg e John McEnroe.
Nel 1981, quando vive a Newport Beach, nel Southern California, tramite un annuncio, incontra un chitarrista appassionato (come lui) di punk e metal: si chiama James Hetfield. Nell’ottobre dello stesso anno, i due decidono di formare una band, i Metallica.
Nel 1983, pubblicano il loro album d’esordio Kill ‘Em All: il drumming veloce, tecnico e incalzante di Lars stupisce anche i cultori più raffinati dello strumento. Anche se è, soprattutto, il sound del gruppo a colpire il cuore appassionati: i Metallica sfondano al primo colpo e Lars appende al muro la racchetta da tennis per dedicarsi full time alle bacchette della batteria.
Il resto è storia anche se, non tutti sanno che (dopo essere entrato nel 1976 nella Tennis Hall Of Fame) oggi Torben Ulrich si dedica anche lui all’arte e alla musica e segue costantemente il figlio Lars mantenendo così lo stretto legame che c’è sempre stato tra i due. Si è solo invertito il rapporto economico. “Lars qualche anno fa mi ha regalato una Porsche Carrera”, ha dichiarato Torben, “soltanto che dopo qualche tempo sono stato costretto a venderla: tra assicurazione, bollo e benzina, non potevo permettermela …”
Oggi, 25 dicembre 1959
È Natale a Liverpool. Lo è anche nella casa operaia della famiglia Starkey.
All’ormai quasi diciottenne Ringo arriva un regalo bello grosso: una scintillante batteria.
È successo che Harry, il patrigno di Ringo (il padre naturale del futuro batterista dei Beatles se n’è andato di casa quando questi aveva 5 anni) si era dovuto recare nella vicina città di Romford per un funerale. L’intera famiglia aveva fatto una colletta mettendo insieme “l’astronomica” cifra di dodici sterline e Harry era tornato da là con una batteria.
“Fino ad allora” racconta Ringo “avevo suonato uno strumento a percussione che mi ero costruito da me, mettendo insieme scatole di biscotti e pezzi di legno. Quella batteria nuova era davvero qualcosa di sbalorditivo!”.
Ringo, che lavora come operaio in fabbrica, è (come la maggior parte dei suoi coetanei) tutto preso dalla passione per le nuove musiche che impazzano nell’Inghilterra di fine anni 50. In particolare, lo skiffle.
Con alcuni amici si ritrova a suonare provando ad accompagnare i dischi del momento; adesso che finalmente ha una batteria può cominciare a fare sul serio. Anche se a modo suo: “Ho sistemato la batteria in camera mia”, ricorda Ringo, “e ho iniziato a darci dentro”. “Poi dal piano di sotto sentivo mia madre che urlava: ‘Abbassa il volume: i vicini si lamentano!’ Ho suonato in casa due volte e per due volte mi hanno urlato dietro, così ho smesso di farlo. L’unico modo per continuare a suonare era di entrare a far parte di un gruppo”.
I gruppi, in realtà, sarebbero stati parecchi: i Darktown Skiffle Group prima, quello di Rory Storm poi – che peraltro lo convince ad adottare lo pseudonimo di Ringo Starr – e infine quello di Tony Sheridan, tutti molto popolari nella Liverpool del tempo. Poi c’è stata un’ultima band, in cui Ringo entra per caso e dalla quale non se ne sarebbe più andato. Si facevano chiamare The Beatles.
Auguri speciali di Martinelli con la sua “Rosso Natale”, eseguita negli studi di Jam TV. Il brano è tratto dal suo album d’esordio “Sottoponziopilato”, pubblicato da Parola Cantata Dischi
Oggi, 23 dicembre 1964, mentre sta volando da Los Angeles a Houston per l’inizio del nuovo tour della sua band, The Beach Boys, il cantante e compositore principale del gruppo californiano, Brian Wilson mostra evidenti sintomi di esaurimento nervoso. O meglio, è colpito da veri e propri attacchi di panico.
Quello di oggi è solo il primo di tre episodi analoghi che lo vedranno vittima nei successivi 18 mesi.
Dopo attento esame medico, Wilson scopre di soffrire anche di una parziale sordità all’orecchio sinistro. Tornato immediatamente a casa, annuncia che non tornerà mai più sul palco con i Beach Boys.
I “ragazzi da spiaggia”, da un paio d’anni, sono il gruppo più popolare d’America. Brian Wilson, però, non regge lo stress degli impegni dovuti al successo: comporre canzoni, curare la produzione dei dischi, viaggiare in lungo e in largo per gli Stati Uniti. Anche perché nella sua mente si nascondono fantasmi che, per colpa del massiccio uso di sostanze allucinogene, esploderanno in seguito in maniera clamorosa.
Il papà, Murry Wilson ha cresciuto Brian e i fratelli Carl e Dennis (anch’essi nei Beach Boys) da tirannico e violento padre/padrone che abusava psicologicamente dei figli. Le ferite subite dalla mente del più fragile dei tre ragazzi non si cicatrizzeranno mai più; al punto che Brian non si recherà nemmeno al funerale del genitore quando questi morirà nel 1973.
Non è la prima volta che Brian molla il colpo: già nel 1963 aveva rinunciato a seguire i Beach Boys in alcuni concerti ma poi, per l’abbandono di un altro membro del gruppo, David Marks, era stato costretto a rientrare nei ranghi. Questa volta però il ritiro dalle scene è definitivo. Al suo posto dapprima Glen Campbell, poi Bruce Johnston.
Brian Wilson continuerà a scrivere per i Beach Boys, arrivando di lì a poco a realizzare l’album/capolavoro Pet Sounds.
Cacciati i demoni e sconfitta la paura da palcoscenico, Brian Wilson tornerà nuovamente in concerto solo quarant’anni dopo, all’inizio del nuovo Millennio.
Oggi, 21 dicembre 1940
Baltimora, Maryland; La coppia formata da Rosa Maria Colimore (italiana emigrata in America) e da Francis Zappa (siciliano di Partinico, di origine greca) festeggia la nascita del primogenito, Frank Vincent.
Il lavoro del padre (chimico al servizio del dipartimento della difesa) costringe la famiglia Zappa a muoversi in continuazione.Verso la fine degli anni 40, però, gli Zappa tornano nel Maryland: Francis si occupa dell’arsenale di armi chimiche dell’Aberdeen Proving Ground e, conoscendo la quantità di sostanze tossiche stivata nel bunker, è costretto a tenere in casa diverse maschere a gas. Che colpiscono l’immaginario del piccolo Frank il quale, però, è anche affetto da disturbi all’apparato respiratorio dovuti proprio alla malsana atmosfera della zona.
Finalmente, nei primi anni 50 si trasferiscono tutti in California, prima a Monterey, poi a San Diego. Proprio nella città più a sud dello stato, Frank dà sfogo alla sua innata passione per la musica: diventa batterista in una rock band della scuola. Intanto, in casa Zappa, entra il primo grammofono che consente a Frank di scoprire nuovi universi sonori: dal Rhythm & Blues alla musica classica contemporanea, quella di Edgard Varèse e Igor Stravinsky.
Non solo: mamma Rosa Maria lo incoraggia nella sua passione artistica.
Nel 1957 riceve in regalo la sua prima chitarra e due anni dopo lascia casa per trasferirsi a Los Angeles. Dopo un primo matrimonio non riuscito e una altrettanto fallita esperienza in Canada, Frank Zappa torna in California. Suona, scrive, produce, registra.
Nel 1965, proprio nel giorno della festa della mamma, battezza la sua nuova band The Mothers. Viene notato da Tom Wilson, produttore di Bob Dylan e Simon & Garfunkel. Wilson mette Zappa sotto contratto e lo convince a chiamare il gruppo The Mothers Of Inventions (Mother, in quei giorni, viene usato nello slang come abbreviativo del termine volgare “motherfucker”). Nasce così, nel 1966 con Freak Out, la leggenda di Frank Zappa, per molti il più geniale e stravagante musicista della storia del rock. Anche se lui amava definirsi semplicemente “An American Composer”, un compositore americano.
Claudio Sanfilippo ci fa ascoltare live negli studi di Jam TV “Ilzendelswing”. Ilzendelswing rappresenta tre cose: il titolo del brano, il titolo dell’album e il nome della band composta da Claudio Sanfilippo (chitarra acustica e voce), Massimo Gatti (mandolino e cori), Max De Bernardi (chitarra) e Icaro Gatti (contrabbasso)
Oggi, 20 dicembre 1967
Blackpool, Inghilterra; due fuoriusciti della John Evan Blues Band danno vita a un nuovo ensemble. Sono il flautista, armonicista e cantante Ian Anderson e il bassista Glenn Cornick. Come nome, si scelgono quello dell’agronomo inglese che nel 18° secolo ha inventato l’aratro: un certo Jethro Tull. Ad Anderson e Cornick si aggiungono il chitarrista Mick Abrahams e il batterista Clive Bunker. Successivamente, lo stesso John Evans si unirà in qualità di tastierista.
Nell’autunno del 1968, i Jethro Tull pubblicano il loro album di debutto, This Was. La loro è una musica originale capace di mescolare blues e folk con rock, jazz e musica classica. Su tutto, però, si eleva la formidabile personalità di Anderson, il suo modo unico di suonare il flauto che (mutuato dal jazzista Roland Kirk) riesce a dare ritmo e sonorità nuove allo strumento classico utilizzando il respiro in modo quasi percussivo e incorporando nel sound gemiti e gridolini che rendono ancor più suggestivo il risultato finale.
Ian Anderson non è però soltanto un performer formidabile. Arrangiatore sopraffino, trasforma una bourée di Bach in un pezzo rock e (nel 1971) dà vita al suo capolavoro concettuale e compositivo. L’album si chiama Aqualung e, dopo gli esordi del 1967, proietta in modo definitivo i Jethro Tull nell’olimpo del rock. Il gruppo rimane ancora oggi uno dei più illustri rappresentanti del prog.
Oggi, 18 dicembre 1972
Hanoi, Vietnam; una delegazione di pacifisti americani, guidata dal celebre avvocato Telford Taylor e dalla cantante Joan Baez giunge ad Hanoi nel bel mezzo della guerra in Vietnam. La situazione è drammatica anche se il gruppo pacifista non può neanche immaginare cosa succederà di lì a pochi giorni.
Sorpresi da un pesantissimo bombardamento per opera dell’aviazione americana, il 22 dicembre Joan Baez e i suoi amici sopravvivono miracolosamente agli ordini lanciati sul cielo di Hanoi. Questa azione violenta costa critiche fortissime all’amministrazione del Presidente Richard Nixon, appena rieletto per il suo secondo mandato.
Joan Baez (con lucidità e spirito documentaristico) riesce a registrare su un apparecchio i suoni dei bombardamenti e, colpita da questa esperienza estrema, scrive un paio di canzoni che pubblica di lì a poco nell’album Where Are You Now, My Son? che esce nel marzo del 1973.
Nel lato A del disco (registrato a Nashville) ci sono brani scritti da sua sorella Mimi Farina e dal songwriter canadese Hoyt Axton. Il lato B, invece, è quasi interamente dominato dalla canzone che dà il titolo al disco: un lunghissimo talking blues di 23 minuti in cui, al parlato e al canto della Baez, si mescolano i suoni lancinanti della guerra.
“La battaglia in Indocina non è finita”, scrive la grande folk singer americana sulle note di copertina del disco, “ma la guerra contro la violenza nel mondo è appena cominciata”.

Vuoi rimanere sempre aggiornato su rock e dintorni? Iscriviti alla nostra newsletter
per ricevere tutte le settimane nuovi video, contenuti esclusivi, interviste e tanto altro!